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Centro storico di Roma, stretta sui souvenir: “Basta luci e merce kitsch in strada”

Il Comune va alla guerra contro i negozi-suk: il piano dell’assessore al Commercio, Adriano Meloni, è pronto. E i primi giorni di dicembre sarà portato in Aula per l’approvazione definitiva, dopo un passaggio tecnico in giunta previsto in questa settimana: a meno di terremoti nella maggioranza grillina, tra quindici giorni il piano entrerà in vigore.

L’impatto sarà importante soprattutto per il centro storico e i suoi 15 rioni, tra cui Monti, Esquilino, Borgo Sant’Angelo, Castro Pretorio: nel mirino ci sono i buttadentro, minimarket h24, magazzini, strutture pubblicitarie invasive all’esterno e all’interno dei negozi, souvenir, bar e fast food ” improvvisati” che dedicano più del 25% della propria superficie al consumo di cibo e bevande. Il piano, che include già le osservazioni dei municipi tra cui il primo a guida Pd, prevede lo stop per tre anni alle nuove licenze nel centro storico per rosticcerie, self- service, compro- oro, massaggi, souvenir, alimentari, minimarket: nel centro sono più di 20mila i cosiddetti negozi di vicinato, con una densità di 0,35 per abitante.

Il secondo obiettivo è il ripristino del decoro e riguarda i negozi già esistenti: non potranno esporre prodotti ns all’esterno ns sulla soglia del locale, le insegne dovranno essere prive di monitor a led o lcd e si potranno vendere solo souvenir legati alla storia di Roma: qualsiasi altro gadget è vietato. La stangata riguarda anche il food: per mantenere la licenza gli alimentari e i minimarket dovranno vendere almeno un prodotto fresco e certificato tra latte, formaggi, carne, frutta, pane e salumi. Chi non è a norma ha sei mesi di tempo per adeguarsi.

” Lo hanno definito piano anti- minimarket, io lo definirei piano per la qualità – spiega l’assessore Meloni – È un primo pacchetto che riguarda il centro storico, ma da qui partiamo per applicare misure anche ai quartieri più esterni, a partire dal contrasto all’abusivismo: dal 2017 i controlli sono stati 166.000 con quasi un milione di pezzi sequestrati”. La sfida adesso è arrivare a un piano per riequilibrare centro e periferia: a Roma se ne parla da almeno dieci anni, inutilmente.

A fare i conti è il rapporto presentato al convegno ” Big and small”, organizzato dal centro studi Methos con Confartigianato Commercio. I negozi a Roma sono quasi 138mila fra cui 55mila negozi di vicinato come supermercati o minimarket, 30mila laboratori artigianali, 79 centri commerciali, 1383 negozi di media grandezza, 500 frutterie. Il volume d’affari è alto e supera i 14 miliardi ma il problema è che si tratta di un commercio a due velocità: ricco nel centro, povero in molte zone di periferia. Un esempio su tutti: secondo il report ” Big and small”, il commercio nel quadrante nord- est della città vanta, in rapporto al reddito medio dei residenti, un indice di ricchezza di 75 su 100, la metà rispetto al centro storico che arriva a 140.

Non va meglio nel resto della città. ” Il piano del commercio non può prescindere da turismo e beni culturali in un contesto di pianificazione urbana e dei servizi”,

spiega Mauro Loy, presidente di Confartigianato commercio e titolare di Methos. Al suo fianco, l’assessore Meloni, il numero uno di Confartigianato Roma Mauro Mannocchi e il presidente della Camera di Commercio, Lorenzo Tagliavanti: ” Siamo diventati in poco tempo una delle città a maggior numero di centri commerciali in Europa – spiega – e questo ha creato problemi. La prossima sfida è l’e-commerce: sarà inevitabile rimanere aperti anche di notte”

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