cronaca

Che futuro aspetta il 5G in Italia

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Anche le piccole imprese iniziano a comprendere i vantaggi delle nuove reti di comunicazioni, stando a uno studio di Ey sulle telecomunicazioni

Un'antenna 5G (foto di Artur Widak/NurPhoto via Getty Images)
Un’antenna 5G (foto di Artur Widak/NurPhoto via Getty Images)

Impegnando il 67% delle risorse stanziate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, la trasformazione digitale e quella ecologica sono insieme le maggiori sfide interconnesse per un’Italia più competitiva e sostenibile nell’era post-Covid. La transizione completa alle energie rinnovabili delle infrastrutture per i servizi di pubblica utilità (54%) e il potenziamento delle infrastrutture di connettività (40%) sono quindi le priorità indicate dagli italiani per il futuro. È quanto emerge da un’analisi presentata all’Ey Summit Infrastrutture 2021 Transizione digitale ed energetica.

Lo studio ha coinvolto oltre 400 manager e dirigenti pubblici che si sono espressi sul tema del Recovery Plan. Ampio spazio è dedicato al 5G: in Italia il 31% delle microimprese afferma di volerlo utilizzare al posto di internet fisso, mentre il 46% delle pmi sostiene che se ne servirà per migliorare i processi aziendali. D’altro canto, un’analisi svolta tra oltre 3mila famiglie (Decoding the digital home) il 25% dichiara di non conoscere caratteristiche e vantaggi delle reti di quinta generazione. Inoltre, nonostante le rassicurazioni da parte di provider e governo relativamente alla sicurezza del 5G, il 31% non si dice tranquillo nell’utilizzarlo.

La ricerca ha fatto il punto anche sulla distribuzione del segnale 5G, che raggiunge già 54 milioni di persone e il 20% della può contare già su tre operatori nel suo territorio. Solo il 5% della popolazione ha tuttavia già attivato un abbonamento di questo tipo, sebbene il 24% sia convinto di utilizzare presto il 5G come rete principale per il nucleo familiare. Sono le regioni più piccole quelle meglio coperte: Valle d’Aosta, Basilicata e Molise al 98% sono le prime tre, mentre Lombardia (87%), Sardegna (84%) e Puglia (76%) le ultime della “classifica”.

In generale, il 95% dei manager intervistati ritiene che il rafforzamento delle tecnologie digitali potrà dare un contributo positivo ai processi di sostenibilità e tra le priorità indicano l’ottimizzazione delle infrastrutture fisiche, come la fibra, l’energia elettrica sugli stessi tralicci, l’unione di gas e idrogeno nelle stesse condotte (37%), la costruzione di termovalorizzatori (37%), una maggiore efficienza della rete idrica (32%). Così, per il 46% degli italiani occorre dare la precedenza all’alfabetizzazione generale dell’utenza e secondo il 54% delle risorse dovranno andare alle aree più carenti, a livello di infrastrutture. Il 34% invece guarda alla localizzazione dei distretti industriali e delle attività produttive come criterio principale per destinare i fondi.

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