Chi è davvero Joe Tacopina, l’ipotetico acquirente del Catania?

Chi è davvero Joe Tacopina, il nuovo presidente del Bologna? A chiederselo, in questi giorni, sono in tanti; la risposta proviamo a darla noi, tracciando un profilo di questo personaggio assai controverso, che nel corso della sua carriera non si è fatto mancare niente. “Uomo dei sogni“, così come si è autodefinito qualche giorno fa, o semplicente “un sola“, così come lo bollarono a Roma dopo il tentativo (fallito) di perfezionare l’acquisto della società giallorossa assieme a George Soros?

E’ questo l’interrogativo che aleggia attorno alla sua discussa figura; per qualcuno uno di più grandi avvocati degli Stati Uniti, uomo forte e dalle amicizie importanti, uno a cui piace “vincere con i fatti“. Per i suoi detrattori invece, fautore soltanto di inciuci, alle prese con diversi guai finanziari e addirittura consumatore abituale di cocaina. Ad un passo dall’acquistare la Roma nel 2008, dopo aver saggiamente condotto operazioni sottotraccia per quasi un anno, Tacopina e Soros dovettero farsi da parte dopo che a spuntare fuori fu un fantomatico arabo pronto a mettere sul piatto 4oo milioni di euro. Il tutto si concluse anche con un inchiesta della Consob, dopo che il titolo della società giallorossa era letteralmente impazzito in borsa; i Sensi restarono proprietari della Roma ed ecco che per tutti Tacopina divenne per tutti un “sola“.

Lui oggi si difende, “non dovevo comprare la Roma, ma Soros“. Tanto è vero che lui a Roma ci era pure tornato, stavolta da vincitore, a fianco di Thomas Di Benedetto e di tutto il suo entourage e divenendo nel 2011 vicepresidente del club (carica da cui ha rassegnato le dimissioni a settembre per ambire all’acquisto del Bologna). Sempre nel 2008 risale il suo timido interesse nei confronti proprio della società rossoblù, al quale però non seguì la presentazione dei documenti previsti da parte della dirigenza di allora. Precedente al quale i tifosi bolognesi non sembrano aver dato molto peso, visto il modo con il quale hanno accolto l’avvocato newyorkese di chiare origini italiane; troppo affamati di tornare grandi per credere alle “sole“.

Tacopina ha promesso che nel giro di cinque anni il Bologna diventerà la quinta squadra in squadra in Italia e ribadito con fermezza come “nessuno dovrà mai più calpestare il simbolo e l’onore di questa gloriosa società“. Lui e Joey Saputo hanno le idee chiare, chiarissime; il fatto di aver scelto Marco Di Vaio, ex capitano rossoblù, come uomo immagine in questa prima fase dimostra quanto la loro priorità sia quella di coinvolgere quanto più tifosi possibile della bontà del loro nuovo progetto di rilancio. L’entusiasmo della piazza, si sa, è un buon viatico per cominciare a costruire qualcosa di grande.

Lui, Tacopina, sembra non scalfirsi nemmeno dopo le accuse rivoltegli direttamente dagli Stati Uniti da alcuni suoi colleghi; l’avvocato Tim Parlatore, in particolare, avrebbe chiesto il congelamento dei suoi beni finanziari prima che Joe e famiglia lascino gli Usa per imbarcarsi per l’Italia (la moglie e i cinque figli lo raggiungeranno al più presto). Negligenze nell’esercizio della sua professione, ritardati pagamenti ai danni di alcuni suoi clienti, relazioni extraconiugali e uso di antidolorifici e cocaina.

Accuse? Arrivano da un avvocato inaffidabile e in cerca di notorietà, che cinque anni fa ha addirittura cambiato nome. Sono molto famoso negli Stati Uniti e questo fa parte del gioco, ma non perdo un minuto di sonno per questa faccenda“- ha risposto Tacopina. Del resto la missione e quella di riportare il Bologna dove merita; voci, polemiche e sospetti, possono aspettare. Per ora

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