cronaca

Ci aspetta un’estate in bianco?

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Presto diverse regioni vedranno finalmente il bianco. Complici una serie di fattori, tra cui vaccinazioni e possibile stagionalità, il coronavirus sembra aver allentato la presa. È presto per sperare in un’estate senza Covid? Probabilmente sì, ma ci sono diversi fattori incoraggianti

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di Sandro Iannaccone e Simone Valesini

I dati dell’epidemia, finalmente, si fanno incoraggianti. Le vaccinazioni sembrano aver preso l’abbrivio. Il governo ragiona sull’allentamento delle misure di distanziamento, si battibecca di riaperture, posti a tavola, matrimoni e banchetti. E la voglia di normalità, inevitabilmente, si fa sempre più forte. Tutto dipenderà, ovviamente, dai numeri: se l’incidenza dei nuovi casi, dei decessi e dei ricoveri, continuerà a calare costantemente nelle prossime settimane, è probabile che l’estate porti finalmente un po’ di respiro, e che il ritorno alla normalità pre-pandemica si riveli sempre più vicino. Non è detto che vada così, ovviamente, perché le variabili in gioco sono troppe per lanciarsi in previsioni credibili. Alcuni dati però lasciano ben sperare. Vediamo quali.

Cosa dicono i numeri

I parametri dell’andamento epidemico, effettivamente, sono abbastanza incoraggianti, anche se confrontati con quelli relativi allo stesso periodo dell’anno scorso. Tutti i dati del monitoraggio settimanale confermano il calo della diffusione del virus e l’analisi della cabina di regia è piuttosto chiara: l’indice di diffusione del contagio, il famoso Rt, si è attestato a 0,72, lontano da 1 e in calo rispetto alla settimana scorsa; ancor più importante – visto anche che Rt non conta più al fine dell’assegnazione dei colori, ed è intempestivo nelle indicazioni dal momento che si riferisce alla situazione di dieci giorni nel passato – è diminuita anche l’incidenza, scesa dopo mesi sotto i 50 casi ogni 100mila abitanti. Si tratta di una soglia molto importante, legata alla tenuta del sistema sanitario: sotto i 50 casi per 100mila abitanti dovremmo essere capaci di individuare e tracciare in modo efficiente tutti i casi e i loro contatti per contenere i focolai ed evitare che sfuggano di mano.

Sono positivi anche i dati relativi all’occupazione degli ospedali, al di sotto della soglia critica in tutta Italia: 14% di posti letto occupati in area medica e 15% in terapia intensiva. “C’è una decrescita dell’epidemia in atto in tutti i paesi europei, e in Italia c’è una decrescita in tutte le regioni”, ha commentato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, in occasione della conferenza stampa al ministero della Salute sull’analisi dei dati del monitoraggio settimanale della cabina di regia. “Decresce anche l’incidenza: più regioni decrescono infatti collocandosi sotto i 50 casi per 100mila abitanti. L’età media dei casi è di 39 anni, in calo, ed è di 60 anni l’età media dei ricoverati, il che vuol dire che la campagna vaccinale sui più anziani sta dando i suoi frutti”.

Proviamo a confrontare lo scenario presente con quello dello stesso periodo dello scorso anno. Nell’ultima settimana di maggio 2020 in Italia si sono registrati 448 nuovi casi ogni giorno, in media; lo stesso valore, un anno dopo, si attesta a 4.186 nuovi casi. Queste cifre, chiaramente, non vanno lette in assoluto, ma rapportate al numero di tamponi effettuati (61mila al giorno circa nell’ultima settimana di maggio 2020, 218mila al giorno circa nella settimana appena passata) e corrispondono a un rapporto testati-positivi dello 0,7% e dell’1,5% rispettivamente per il 2020 e per il 2021. Più indicativi, perché indipendenti dal numero e dalla strategia di test, sono i numeri relativi a ricoveri e decessi: il 31 maggio 2020 erano circa 7mila le persone ricoverate, di cui 488 in terapia intensiva, mentre oggi siamo a 8mila ricoverati e 1.163 in terapia intensiva; la media dei decessi giornalieri era di 90 nell’ultima settimana di maggio 2020, ed è stata di 113 nell’ultima settimana di maggio 2021. E l’andamento di tutti gli indicatori è al momento, fortunatamente, in rapida discesa, il che lascia sperare che l’estate che sta per cominciare sia quella dello scorso anno, quando i contagi diminuirono fin quasi a scendere sotto la soglia dei 100 giornalieri.

Le vaccinazioni

A fare la differenza, naturalmente, sono stati soprattutto i vaccini: al momento nel nostro paese abbiamo somministrato quasi 36 milioni di dosi, per un totale di 12,5 milioni di persone che hanno ricevuto una vaccinazione completa. Vuol dire che più di un italiano su cinque, soprattutto tra le fasce più a rischio, è stato immunizzato. Al ritmo attuale, pari a poco meno di 500mila somministrazioni al giorno, entro la fine di settembre 2021 dovremmo essere riusciti a immunizzare l’80% della popolazione: una cifra che, seppure non abbastanza vicina a quella necessaria per raggiungere l’immunità di gregge (che probabilmente è un obiettivo irraggiungibile), consente di guardare con moderato ottimismo il prossimo autunno e di confidare in un ritorno alla normalità.

Covid-19: una malattia stagionale?

A guardare l’evoluzione dell’epidemia nel nostro paese negli ultimi due anni, quello che salta all’occhio è un andamento stagionale, con picchi epidemici in inverno e inizio primavera, e calma piatta nei mesi caldi dell’estate. Ovviamente un’impressione non fa una certezza, e in questo caso ci sono diversi elementi che impediscono di fidarsi ciecamente dei numeri di contagi e decessi della scorsa estate. Uno su tutti, le misure di distanziamento, mai eliminate del tutto nel nostro paese, e i cui effetti al momento sono impossibili da districare da quelli del clima. La scorsa estate abbiamo visto pochi casi e pochi decessi perché siamo stati bravi nei mesi di lockdow? O ci ha aiutato il caldo estivo? E la ripartenza in inverno è stata causata dalle intemperanze dei giovani nelle discoteche? O dal ritorno dei primi freddi? Probabilmente non lo sapremo mai, anche perché se alcuni paesi, come gli stati Usa con clima temperato, hanno sperimentato una situazione simile alla nostra, altri, come Albania, Spagna, Grecia e molti altri paesi dell’Europa dell’Est, hanno invece visto ripartire l’epidemia proprio nei mesi estivi del 2020.

Leggendo la letteratura scientifica sull’argomento, il consenso sembra andare in direzione di un effetto stagionale sulla diffusione di Covid-19 nei paesi con clima temperato (come il nostro), ma di portata insufficiente per fermare l’epidemia in assenza di altri elementi di rinforzo, come mascherine e distanziamento sociale. Uno studio dell’università dell’Illinois ha analizzato per esempio i dati epidemiologi di 221 nazioni concentrandosi sulla situazione presente a metà aprile dello scorso anno, trovando una forte correlazione di temperatura umidità con diffusione e letalità della malattia. Analizzando il tasso di mutazione del virus i ricercatori americani hanno escluso un collegamento tra queste e le condizioni climatiche, concludendo così che gli effetti che si vedono sulla circolazione del virus possono essere legati unicamente a tre fattori: temperatura e umidità, da un lato, e stato del sistema immunitario degli ospiti (noi esseri umani) dall’altro, altra caratteristiche che può oscillare nel corso delle stagioni.

Incidenza e latitudine

Un’altra ricerca, pubblicata a maggio su Scientific Reports dai ricercatori dell’università di Heidelberg e di Harvard, ha analizzato l’incidenza di Covid19 nel mondo in relazione alla latitudine, trovando un collegamento: fino allo scorso 9 gennaio per ogni grado di latitudine in più l’incidenza della malattia per milione di abitanti è aumentata del 4,3%. Questo significherebbe che più il clima è freddo, più il virus Sars-Cov-2 circola e uccide. Un risultato che lascia ipotizzare ai ricercatori che la prossima estate vedremo un crollo dei casi, legato agli effetti delle temperature e dei raggi Uv, coadiuvati dalle misure di distanziamento e/o dai vaccini.

Speriamo in un estate in bianco

Sì, perché la nuova variabile in gioco quest’anno sono loro, i vaccini. Con la percentuale di vaccinati che cresce costantemente, la popolazione suscettibile alla malattia è in rapida diminuzione. E se il clima aiuterà a ridurre naturalmente la circolazione del virus, gli effetti combinati di questi due elementi (vaccini e temperature) dovrebbero regalarci una stagione estiva di relativa calma. Come questo si tradurrà in allentamenti delle restrizioni, semafori epidemici e altro, non sta a noi deciderlo.

Ma questa volta, se non altro, dovremmo farci trovare pronti per l’inverno, quando il virus troverà nuovamente le condizioni ottimali per circolare ma, se tutto andrà come sperato, noi avremo portato avanti la campagna vaccinale al punto da poter finalmente convivere con relativa serenità con il virus. In questo scenario, la circolazione sotto traccia del virus può spaventarci meno, e lasciarci sperare in un’estate di lento ritorno alla normalità, senza brutte sorprese ad attenderci con l’arrivo dei primi freddi.

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