Cingolani presenta le prime misure per il risparmio del gas in inverno

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A partire da ottobre i termosifoni saranno accesi per un’ora in meno al giorno e la temperatura massima verrà abbassata da 20°C a 19 °C. Per le zone d’Italia dove il clima lo permette la riduzione potrebbe essere di 2 gradi. Questo vale sia per gli edifici pubblici che gli edifici privati con riscaldamento centralizzato. Sono le prime misure di emergenza per l’inverno presentate ieri dal titolare del MiTE Roberto Cingolani, che sta lavorando con i tecnici al piano di risparmio energetico a cui sarà consigliabile attenersi a partire da ottobre, mese a metà del quale viene acceso il riscaldamento in circa 4.300 comuni italiani che comprendono grandi città come Milano, Torino, Bologna, Venezia.
“Mediante misure di minima riduzione delle temperature del riscaldamento, l’utilizzo di combustibili alternativi per limitati periodi e l’utilizzo ottimizzato dell’energia sarà possibile conseguire risparmi variabili dell’ordine tra 3 e 6 miliardi di metri cubi di gas in un anno”, ha fatto sapere il Ministro.
Ancora niente, invece, per quanto riguarda le imprese. Maggiori dettagli al riguardo saranno inseriti nel decreto sull’emergenza del gas che includerà anche le misure sul risparmio e che dovrebbe essere approvato nei prossimi giorni.
Si sta valutando di mettere a disposizione un sistema di incentivi per le imprese cosiddette “interrompibili”, quelle cioè che possono modificare i cicli di produzione senza grossi problemi.
Si esclude ogni ipotesi di ritorno alla Dad per le scuole e allo smart working nella Pubblica amministrazione. Che sia riscaldamento o luce o pc, le misure di risparmio dei consumi negli edifici dello Stato o delle Regioni vengono decise in autonomia dalle singole amministrazioni e magari messe a confronto e coordinate a livello centrale. Su questo punto potrebbe arrivare una direttiva, qualcosa in più di una moral suasion. Del resto nessun obbligo sarebbe previsto anche per i cittadini.

Il Ministro della transizione Ecologica, Roberto Cingolani / Foto: MiTE

Lo stoccaggio del gas in Italia e nel resto d’Europa
Intanto, la settimana scorsa il presidente Mario Draghi ha annunciato dal palco del Meeting di Rimini, dove era ospite della Convention di Comunione e Liberazione, che il Paese “è in linea con l’obiettivo di raggiungere il 90 per cento entro ottobre”.
Il database Agsi+ di Gas Infrastructure Europe (Gie), l’organizzazione degli operatori europei delle infrastrutture del gas (gasdotti, depositi, rigassificatori), ha infatti reso noto che le riserve di gas in Italia al 30 agosto 2022 erano piene all’81,93% (158,4925 Terawattora), contro una media Ue dell’80,17% (890,5369 TWh).
Secondo Agsi+, la Germania è all’83,65% (204,6843 TWh), la Francia al 91,54% (120,4776), la Spagna all’84,37 % (29,7411), l’Olanda al 77,03% (107,0688), la Polonia al 99,54% (36,2434), l’Austria al 66,06% (63,1229), l’Ungheria al 63,19% (42,7835), la Romania al 72,69% (23,8385), la Repubblica ceca all’82,03% (35,9082).

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