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Come cambiano le ricerche su Google

 (Photo by Artur Widak/NurPhoto via Getty Images)

La “mamma” dell’intelligenza artificiale di Google si chiama Mum. L’acronimo sta per Multitask Unified Model (lo abbiamo raccontato qui) e secondo l’azienda è un cambiamento radicale rispetto alle precedenti generazioni di Ai. Tanto che le nuove funzioni di ricerca, appena annunciate da Prabhakar Raghavan di Google durante l’evento Google Search che si è tenuto in California, rendono quasi magica l’interazione con le funzioni di ricerca dell’azienda ma sollevano anche dubbi sui temi della privacy e della sicurezza nella ricerca.

Google ha annunciato Mum questa estate, durante il suo evento Google I/O, nel quale si mostrano le tecnologie destinate agli sviluppatori e che poi faranno da motore per le innovazioni aziendali. Da I/O a Google Search il passaggio è quello dal contesto al prodotto. E le funzioni di ricerca, spiegano Karen Cobry e Matt Matrigal, sempre di Google, sono fondamentali per la vita di miliardi di persone tutti i giorni. La differenza è ora stanno diventando sempre più ricche.

Cercare con le immagini

Le nuove funzioni verranno messe in linea nei prossimi mesi. Come spiegano Rebecca Moore e Harris Cohen di Google, infatti, i differenti prodotti del portafoglio della ricerca di Google stanno finendo di implementare le novità che hanno l’obiettivo di rendere più naturale e semplice la ricerca delle informazioni. Quella più interessante probabilmente è la ricerca visiva tramite Google Lens, l’app disponibile per Android e iOS che permette da tempo di inquadrare un oggetto e farlo riconoscere da Google, ad esempio per poterlo cercare e comprare nello marketplace online dove sono presenti i venditori affiliati all’azienda.

Adesso si può chiedere a Lens di “capire” ad esempio la fantasia di una camicia colorata e cercare l’equivalente su un altro capo, come ad esempio i calzini, per coordinarli. La comodità di questo tipo di ricerca, spiegano Moore e Cohen, sta nel fatto che si possono cercare cose molto difficili da spiegare a parole, esattamente come dice il proverbio “un’immagine vale cento parole”.

Come cercare meglio

Google sta lavorando poi alla ridefinizione della sua pagina più importante, quella della ricerca, che grazie a Mum e ai sistemi di intelligenza artificiale viene ripensata. Things to know diventa i punto di partenza per capire quali sono le cose da sapere su argomenti specifici. Come, per esempi,o quello che serve per la pittura nel contesto di chi vuole arredare la casa: tutorial, siti consigliati, prodotti da usare, tecniche da imparare.

Oppure la possibilità di cercare aree e creare indirizzi, cosa fondamentale per poter dare un punto di arrivo a milioni di persone che vivono in contesti privi di normale segnaletica stradale ad esempio in Africa o in America Latina. Ma Google è ancora più ambiziosa e vuole creare un meccanismo che permetta di gestire in maniera fluidi gli argomenti e i loro contesti, passando dall’uno all’altro per evitare molte delle incomprensioni e quindi inefficienze quando si fa una ricerca.

Un video è meglio

Inoltre, Google sta applicando Mum per capire cosa contengono i contenuti di YouTube a prescindere dalle tag messe da chi li ha caricati, per poter trovare risposte finora “perse” dentro un video o un audio. La modalità di ricerca basata sulla possibilità di sfruttare la comprensione dei contenuti finora “opachi” per i motori di ricerca, cioè non testuali, fa parte di una più generale tendenza a sfruttare immagini, video e audio al posto di contenuti testuali, che viene amplificata anche da social come Instagram e TikTok.

Il contesto è importante

Google inoltre promette di aiutare chi fa ricerche a capire meglio quello che trova: non solo nei negozi online ma anche sui siti di informazione e su quelli personali: capire meglio la credibilità delle informazioni, e avere accesso a fonti sempre nuove. Google ha sempre e costantemente un ruolo di pivot che porta ogni giorno visitatori a più di cento milioni di siti e che connette 120 milioni di imprese grandi e piccole che non hanno un loro sito web ma hanno fornito orari di apertura, indirizzi e numeri di telefono a Google Maps.

Accanto a questo ruolo nuovo e sempre più potenziato da Mum, c’è però da chiedersi (e quelli di Google sul punto ancora non rispondono) quali impatti ci saranno sulla privacy ma soprattutto sulla “sicurezza” delle ricerche. Il motore di ricerca ha sempre mantenuto dei filtri per minori e più in generale di decenza (Safe Filter) per evitare che i risultati di una innocente ricerca di un termine ambiguo sfocino ad esempio in risultati pornografici. Come cambia tutto questo con l’uso dell’intelligenza artificiale come catalogatore e motore di erogazione dei risultati delle ricerche?

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