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Come essere famosi con TikTok: Maryam Cherif svela i suoi segreti

Maryam Cherif: come sfondare su TikTok essendo se stessi. Vent’anni, vive a Como, dove dal 2018 crea video sul suo profilo con un milione e seicentomila follower. Qui ha iniziato a raccontarsi senza trucchi e senza filtri, e una generazione ci ha visto un esempio a cui ispirarsi.

Zainetto a forma di orso di peluche e caschetto viola shocking: sembra un personaggio uscito da Euphoria, la serie tv. È un venerdì pomeriggio in piazza Gae Aulenti, ma Maryam la riconosco subito. Mentre saltella verso di me, penso che ha già cambiato colore di capelli da quando ha fatto il servizio fotografico, come fa a cadenza regolare. Frangetta rossa, poi tutti neri, turchesi, treccine, frangetta no. Anche se Maryam Cherif cambia sempre, i suoi video su TikTok, luogo che abita come una sua piccola creatura fatata, li riconosci subito: c’è sempre lei, con il suo faccino ravvicinato, che ti parla. Parla a vanvera, ti racconta una cosa che le è successa ieri, magari recita una pagina del suo diario o una battuta divertente che ha appena pensato. In ogni suo video interpreta sempre sé stessa, non le interessa costruirsi una versione migliore. Non c’è distanza tra Maryam reale e Maryam sui social, perché quando le viene in mente un’idea per un video, impugna il cellulare e, senza pensarci troppo, senza truccarsi e soprattutto senza sistemarsi i capelli, si registra. Sotto i video su TikTok, @mary4m, che al momento del nostro incontro in Gae Aulenti conta 1,6 milioni di follower, si leggono commenti tra loro diversissimi. Certo, la maggior parte le scrive che è bellissima, «sei un’ispirazione», altri invece le fanno notare che si vedono i peli, anche facciali, o i capelli unti.

A lei non importa, anzi, molti dei suoi video sono proprio risposte spiritose a questi commenti, che alimentano altri «sei un’ispirazione», come le dicono un paio di volte i piccoli fan tremolanti che le chiedono una foto mentre siamo sedute sulla panchina. Oggi ne ha 20, ma è da quando aveva 17 anni che Maryam si racconta su TikTok con la sua rubrica dal nome #maryamracconta, nata quando la piattaforma era ancora colonizzata dai balletti. Siamo entrambe della Generazione Z e volevo iniziare chiedendole il suo segno zodiacale, ma inizia lei a fare delle domande a me, sulla scrittura. Allora gliele rigiro.

Quindi ti piace scrivere?
È da quando ero piccolina che ho la passione per la scrittura, all’inizio tenevo un diario che non condividevo con nessuno, poi ho iniziato a condividerlo su TikTok: lo scorso anno ho iniziato un format, “il diario di Maryam”, nel quale leggevo i pensieri che scrivevo. Ho visto che piaceva, che le persone capivano che avevo qualcosa da comunicare. Forse è una cosa che viene dalla mia famiglia, mia mamma scrive libri [all’inizio filastrocche per bambini, poi libri per adulti, ma lei mi dice di non averli mai letti, nda].

Scrivi anche contenuti non legati al tuo TikTok?
Sì, ora ad esempio sto lavorando a un progetto. Alla fine i social li ho sempre usati senza un metodo, all’inizio per sfogarmi, per raccontare. Mi piace parlare, ma non volevo essere un peso per gli amici che mi dovevano ascoltare. Sui social, invece, posso dire quello che voglio e chi vuole mi ascolta. È da questo bisogno che è nato il primo format #maryamracconta.

Ricordi com’erano i tuoi primi video? Alla fine sei stata una pioniera della piattaforma: sei arrivata all’inizio, nel 2018.
Spesso raccontavo episodi divertenti oppure semplicemente volevo parlare e basta, allora aprivo la fotocamera ed era fatta. Considera che quando sono arrivata c’erano solo i balletti, ho provato ma non ero molto capace. Era focalizzato sulla musica, non sul far ridere. Mi piaceva perché su TikTok i video sono brevi e diretti, arrivano prima e, con l’algoritmo, a tanti. Così, a caso, ho iniziato a fare i video parlati di #maryamracconta. Poi col tempo mi sono allontanata e ho creato “il diario di Maryam”, che piaceva di più sia a me che ai follower. Prima raccontavo cose che intrattenevano, poi crescendo, col diario, sono diventate più serie: contenevano degli insegnamenti.

Quando giri un video, a chi immagini di rivolgerti?
Penso che quando ero più piccola mi sarebbe piaciuto ricevere certi consigli. Così cerco di darli io ora, partendo dalla mia autostima, ho cercato di trasmetterla sui social perché spesso chi mi segue è più piccolo di me e non è consapevole di sé stesso, ci sta ancora lavorando. Non avevo iniziato pensandola così, cioè me l’hanno fatto notare i follower che mi sentivano parlare sicura di me e hanno iniziato a chiedermi dei consigli.

E che consigli dai?
Sui social le persone tendono a mascherarsi, a mettersi filtri, facendosi vedere in modo diverso da come sono realmente. Io sui social mi sono sempre fatta vedere per come sono. Magari ero sdraiata sul letto in pigiama e avevo voglia di fare un video: lo facevo subito senza pensarci e in questo la gente ha visto sicurezza. A me non importa di come appaio, ho sempre cercato di concentrarmi più su quello che ho da dire. All’inizio dicevo che bisogna vestirsi come ci pare, che le persone che incontriamo per strada le vediamo solo una volta, poi ho iniziato a parlare di amore [nei suoi video Maryam affronta spesso la questione dell’omosessualità, nda] e di accettazione.

«Mi sento solo una ragazza che fa i video quando le capita, che quando le viene in mente un bel messaggio da trasmettere agli altri lo fa, quando vuole sfogarsi pure. È una grande responsabilità»

Come ti è venuto da farti i video così spontanei?
Quando ho iniziato ad accettarmi, cioè quando ho smesso di ascoltare gli altri: una cosa che faccio ad esempio è iniziare un video dicendo: «Quanto sono bella?!», poi le persone mi commentano che sono solo io a vedermi bella, oppure che non capiscano da dove venga la mia autostima. Ho capito che non devo per forza essere alta e magra per apprezzare il mio fisico, posso vedermi bella ed essere bruttissima per gli altri. E va bene così, perché ho smesso di cercare l’accettazione degli altri ora che ho la mia.

Ci rimani male quando leggi i commenti negativi?
Non mi ferisce il singolo commento, ma ci rimango male quando le persone non ascoltano quello che ho da dire e si concentrano su altro. Spesso ricevo insulti, anzi quasi sempre, che vengono dalle stesse persone che mi seguono, quindi mi chiedo che logica ci sia dietro. Si focalizzano sempre sulla stessa questione, ci ho fatto un video qualche giorno fa. Dal momento che mi registro così spontanea, alcuni pensano che voglia farmi vedere apposta sciatta. Magari mi sveglio la mattina e voglio fare un video, ecco subito che le persone mi scrivono che non mi curo, oppure mi chiedono perché ho i capelli sporchi. Allora spiego che non devo per forza lavarmi i capelli per girare un video, alla fine è normale, si sporcano a tutti, no? Ma le persone non sono abituate a vederlo. Voglio normalizzarlo, come la questione peli.

Invece che rapporto hai creato con i tuoi fan? Ho visto che hai anche molte fanpage.
Bellissimo, a volte mi è capitato di andare a mangiare al sushi con le mie fan. Mi è sempre piaciuto vedere chi mi segue come un amico con cui poter parlare. In generale nei direct preferisco ricevere domande o consigli rispetto ai soliti «sei bellissima, ti adoro» perché non me ne faccio niente, come quando mi dicono che sono il loro idolo o mi definiscono influencer. Non lo so cosa sono, io mi sento solo una ragazza che fa i video quando le capita, che quando le viene in mente un bel messaggio da trasmettere agli altri lo fa, quando vuole sfogarsi pure. È una grande responsabilità.

La tua famiglia ha capito subito che cosa facevi?
Non subito. Quando ho iniziato a fare i video ero in quarta superiore, e mia mamma vedeva che ogni giorno, al posto di studiare, mi mettevo a registrare. Non lo appoggiava perché non capiva cosa fosse, pensava perdessi tempo. Poi un giorno sono stata invitata ad un raduno di TikToker con i fan e visto che era lontano le ho chiesto di accompagnarmi. Quando ha visto che tante persone mi fermavano, mi chiedevano le foto, mi dicevano che apprezzavano quello che facevo, che dai miei video avevano imparato qualcosa, lei ha iniziato a capire e a supportarmi.

Qualche settimana fa il tuo profilo TikTok è stato sospeso temporaneamente perché per un errore credevano che non rispettassi il linguaggio della community. Non ti spaventa che i tuoi contenuti possano sparire da un momento all’altro?
L’idea di scomparire un giorno non mi fa paura, l’ho già messo in conto, ho iniziato a concentrarmi sul futuro, così se domani dovessero sparire i social fa niente, anzi, so già che dopo vorrei fare altro, che per ora è solo un passatempo. Mi fa tristezza vedere dove stanno andando i social adesso: la vita è quello che succede quando lo schermo si spegne.

Se non sui social, dove ti immagini nei prossimi dieci anni?
Non riesco proprio a immaginarmi tra dieci anni, ma posso dirti che nei prossimi tre vorrei scrivere. Non ci avevo pensato seriamente prima, ma mi piace che quando scrivi lo fai solo per te e il pensiero è solo tuo, non si modifica, come succede invece quando parli con qualcuno che ti ascolta e ti giudica. È importante.

Che cosa stai leggendo ora?
Sto leggendo L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome di Alice Basso, un romanzo su una ragazza che vuole fare la ghostwriter, ma non ha esperienza e nessuno la vuole assumere. Così manda delle e-mail in cui si finge qualificata e alla ne viene presa, appunto perché è riuscita a calarsi nel lavoro. Mi sta piacendo molto.

Faresti mai la ghostwriter?
Non credo, voglio raccontare le cose dal mio punto di vista. Non riuscirei a fingere di essere qualcun altro.

Fonte: rivista studio

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