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Come in un film: l’uomo che ha vissuto per tre mesi in un aeroporto

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Alcuni film, più di altri, sono rimasti impressi nella nostra memoria per l’intensità delle storie raccontate. È il caso di The Terminal, l’incredibile pellicola diretta da Steven Spielberg e interpretata da Tom Hanks, Catherine Zeta Jones e Stanley Tucci.

Probabilmente tutti ricorderanno la storia di Viktor Navorski, l’uomo che a causa di un passaporto senza più valore, è costretto a rimanere a vivere nel terminal di transito dei voli internazionali. La storia che vi stiamo per raccontare ricorda vagamente quella di Viktor, la differenza è che mentre il protagonista del film voleva a tutti i costi tornare a casa, Aditya Singh non lo voleva affatto.

Tutto è iniziato diversi mesi fa quando, l’uomo californiano di 36 anni, è arrivato con un volo da Los Angeles all’aeroporto internazionale O’Hare di Chicago. È proprio qui che si è trasferito e ha vissuto abusivamente in una delle aree di sicurezza dell’edificio.

Per vivere indisturbato all’interno dell’aeroporto, Aditya Singh, si era appropriato di un badge identificativo di uno dei dipendenti che, a sua volta, aveva denunciato lo smarrimento. Si procurava inoltre, cibo e viveri, grazie alla solidarietà dei passeggeri che transitavano da lì.

Le motivazioni che hanno spinto l’uomo a trascorrere tre mesi della sua vita all’interno di un aeroporto sono completamente diverse da quelle del film The Terminal alla quale questa storia sembra ispirata. Sembra infatti che, il californiano, avesse così paura di contrarre il Coronavirus da non voler tornare più a casa, o comunque questo è quello che l’uomo ha raccontato alla polizia di Chicago.

La sua permanenza all’interno dell’aeroporto però è stata scoperta dal personale di terra che ha allertato le forze dell’ordine. Singh, quindi, è stato arrestato e dovrà pagare una multa di mille dollari, ma non è tutto, non gli sarà più permesso di entrare nell’aeroporto di Chicago.

Al di là della notizia di questa storia che è diventata virale proprio per i tratti che la accomunano al celebre film di Steven Spielberg, questo racconto apre anche degli scenari piuttosto sconcertanti sulla sicurezza negli aeroporti. Se è vero, infatti, che Singh non era armato di cattive intenzioni, è altrettanto vero che la facilità con il quale l’uomo è riuscito ad eludere il controllo fa intuire che gli aeroporti non sono poi così sicuri come sembrano, o come dovrebbero essere.

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