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Come prosegue la battaglia delle startup per aprire senza passare dal notaio

Passa il vaglio un emendamento al decreto Sostegni bis che salva le imprese innovative già costituite online. Ma la strada resta in salita per approvare sistemi più semplici per tutti

1460190235_Startup-IVStartup costituite online appese a un filo di speranza. Fa un passo avanti l’emendamento Carabetta che, almeno, mette in sicurezza tutte le startup costituite online e senza atto pubblico. Il 16 giugno la commissione Bilancio della Camera dei deputati ha ammesso per metà, infatti, l’emendamento presentato da Luca Carabetta, deputato del Movimento 5 Stelle, all’articolo 14 del decreto legge Sostegni bis, solo nella parte che si propone di “salvare” dalla spada di Damocle della nullità le startup costituite on line in questi anni, che vengono legittimate per norma senza doversi recare dal notaio.

È rimasta invece sotto la tagliola della inammissibilità tecnica la parte dell’emendamento che mirava a risolvere una volta per tutte la questione “ a monte” della costituzione semplificata delle startup, con la previsione della procedura online, e ammettendo l’opzione atto pubblico notarile/procedura telematica garantita quanto alla identità dei sottoscrittori e al formato (da stabilirsi con decreto del ministero della Giustizia). La ragione formale della inammissibilità risiede nell’attinenza della prima parte dell’emendamento allo statuto generale delle srl/startup. Un eccesso di merito, insomma. “La motivazione di questa ammissibilità a metà ha ragioni da regolamento parlamentare, che però non mi convincono al 100%”, ha commentato a Wired Carabetta: “Continuerò a presentare la proposta nel prossimo provvedimento utile”.

Il vaglio di ammissibilità apre il percorso parlamentare dell’emendamento, su cui il governo dovrà esprimere il proprio parere.

Insomma, il percorso è ancora laborioso e non è possibile fare un pronostico di come si chiuderà tutta la faccenda, viste le forze in campo. Sulla questione sono coinvolti, oltre a notai e startup su posizioni opposte, quattro ministeri, ciascuno con la propria sensibilità: Finanze, Giustizia, Sviluppo economico e Transizione digitale. Sarà interessante verificare le reciproche posizioni, tenendo conto che la Giustizia è il ministero di vigilanza dei notai e che il Consiglio nazionale notarile è stato ricevuto allo Sviluppo economico. Mentre capo di gabinetto della ministero retto da Vittorio Colao è Stefano Firpo, l’ispiratore principale della legislazione italiana sulle startup.

Il parlamentare che ha presentato l’emendamento “start up”

La vicenda

Il Consiglio di Stato il 29 marzo scorso ha annullato il decreto del ministero dello Sviluppo economico (Mise) che permetteva la costituzione delle startup innovative direttamente online, senza alcuna “vidimazione” del notaio o, in altri termini, “in assenza di atto pubblico”. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del Consiglio nazionale del notariato, che era stato respinto invece dalla decisione del Tar Lazio del 2017, con la motivazione che il controllo notarile in sede di costituzione di srl e startup è a presidio della legalità, come ha ribadito su Milano Finanza il notaio consigliere nazionale, Giulio Biino.

Il confronto europeo sui costi

La startup Lexdo.it ha provato a fare i conti riguardo ai costi che le società innovative sostengono per la costituzione in alcuni Paesi europei. In Italia vi sono spese fisse equivalenti a 509 euro, a cui si somma l’onorario del notaio compreso tra i 1.000 e i 2.000 euro. Nel Regno Unito il costo è di 13 sterline, in Francia di circa 268 euro e senza notaio. In Spagna il notaio, in caso di capitale minimo, costa 150 euro, a cui si sommano 440 euro di tasse. In Estonia solo 145 euro di spese vive e senza notaio.

In Italia per aprire una società il primo anno si pagano oltre 3.000 euro di spese, di cui quasi la metà sono tasse. La proposta di Luca Carabetta è un ottimo primo passo nella direzione giusta. È un peccato che ancora una volta ci sia stato un ostacolo e speriamo che presto il governo e il parlamento agiscano con supporto di un’ampia maggioranza per risolvere questo problema che danneggia la competitività del nostro Paese e frena i nostri imprenditori”, ha commentato Giovanni Toffoletto, cofondatore e amministratore delegato di LexDo.

Se si dovesse ripristinare il passaggio notarile in via esclusiva, si legge nella relazione all’emendamento Carabetta, si contravverrebbe “ai propositi assunti a livello comunitario con la proposta degli Start-up nations standard per sostenere semplificazione e digitalizzazione e, soprattutto, degli indirizzi contenuti nella direttiva (Ue) 2019/1151, che dovrà essere recepita entro il 2021 dal nostro Paese e che prevede, tra l’altro, che, qualora siano utilizzati modelli per la costituzione online di società, l’obbligo di disporre degli atti costitutivi della società redatti e certificati in forma di atti pubblici, qualora non sia previsto un controllo preventivo amministrativo o giudiziario, come previsto all’articolo 10, si considera soddisfatto”.

L’articolo 14 del decreto legge Sostegni bis esenta temporaneamente da imposizione le plusvalenze realizzate da persone fisiche che derivano dalla cessione di partecipazioni al capitale di imprese startup e pmi innovative, nonché quelle reinvestite, a specifiche condizioni legate al momento della sottoscrizione delle quote e al mantenimento dell’investimento nel tempo. Al riguardo sono stati presentati emendamenti che estendono il raggio di azione della esenzione.

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