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Con Draghi l’America è tranquilla: l’Italia non scivolerà sotto l’influenza tedesca. L’analisi di Fabbri (Limes)

Le relazioni fra Italia e Usa, il summit Nato e l’incontro tra Biden e Putin commentati da Dario Fabbri, analista di Limes

La settimana che si chiude ha visto svolgersi il Summit Nato e l’incontro bilaterale tra Joe Biden e Vladimir Putin a Ginevra. Entrambi gli appuntamenti sono serviti agli Usa per ricompattare fronte europeo nordatlantico in ottica anti cinese. 

Ricompattare il fronte europeo contro la Cina 

“Incontri come quelli a cui abbiamo assistito servono a confermarci la retorica dell’amministrazione americana – dice Dario Fabbri, analista di Limes, nel suo punto settimanale -. L’obiettivo più grande dell’amministrazione Biden è ricompattare il fronte europeo. È tornato il momento per Washington di segnalare ai satelliti europei che gli Usa sono vicini e che non hanno intenzione di dominarli senza interpellarli sulle vicende che contano veramente”. Argomento centrale della narrazione statunitense è stato il contenimento della Cina, divenuta ormai seconda economia globale. “Durante il G7 la vittoria scenografica dell’amministrazione americana si è ritrovata nelle dichiarazioni congiunte di coloro che hanno partecipato – continua l’analista di Limes -. Critiche alle pratiche cinesi, critiche nei confronti della Cina per quanto riguarda i campi nei quali sono confinati gli uiguri e la richiesta unanime di una nuova inchiesta sull’origine del virus di Wuhan”.Il comunicato finale del summit della Nato, infine, ha segnalato tanto la Russia quanto la Cina come principali antagonisti dell’alleanza atlantica. “Pericolosi soggetti che vogliono rovesciare lo status quo”. 

Mio approfondimento per @limesonline dedicato al tentativo americano di compattare il fronte europeo contro Cina e Russia.

Le diverse competenze pensate per i governi del continente. Le resistenze dei tedeschi (e dei francesi). Gli effetti sull’Italiahttps://t.co/ShHy7K7rg3

— Dario Fabbri (@dlfabbri) June 18, 2021

L’esito dell’incontro tra Putin e Biden 

Dall’incontro bilaterale a Ginevra tra il Joe Biden e Vladimir Putin è emerso che gli Usa hanno tutto l’interesse a mantenere nell’alveo della prevedibilità senza escalation il rapporto con la Russia. “In questa fase è come se gli Usa volessero dividere la Nato in due tronconi. Da un lato ci sono i paesi dell’Europa centro orientale che, per storia e inclinazione, sono ossessionati dalla Russia e che guardano agli Usa come il principale artefice di un contenimento ai danni di Mosca – aggiunge Fabbri -. I Paesi dell’Europa occidentale non considerano più la Russia come un pericolo. Qui si arriva il secondo troncone del futuro dell’alleanza atlantica”. L’obiettivo americano sarebbe quello di trasferire verso l’indopacifico la marina militare dei paesi dell’Europa occidentale per renderli partecipi del contenimento della Cina. 

Il contenimento della Cina e le concessioni ai paesi dell’Europa occidentale 

Per raccogliere il consenso europeo ai piani di politica estera gli Usa hanno fatto concessioni ai paesi dell’Europa occidentale: hanno accettato il raddoppio del gasdotto di Nord Stream, il collegamento energetico tra Russia e Germania, fortemente osteggiato dagli americani. “Questo segnala a Berlino la tolleranza Usa rispetto a progetto realizzato per il 97% a patto che la Germania riduca la propria intrinsichezza con la Cina – continua l’esperto di geopolitica e di America -. Gli Usa hanno concesso agli interlocutori europei un finto sentimento di colpa, hanno ammesso che il ritiro unilaterale dall’Afganistan è stato annunciato senza coinvolgere gli alleati europeo”. 

Francia e Germania puntano i piedi 

I paesi europei hanno accolto con insofferenza questa nuova richiesta di ingaggio statunitense. “Angela Merkel ha ricordato come Washington e Berlino abbiano una visione diversa della pericolosità della Cina e che non è detto che debbano incontrarsi nell’osteggiare l’Impero del centro – continua Dario Fabbri -. Addirittura Macron, con il candore tipico dei francesi, ha sottolineato che l’ultima volta che ha controllato la Cina non si trovava nell’Atlantico e che, dunque, formalmente sia estranea all’area di competenza della Nato. In questo modo dicendo agli Usa che non avrebbe senso convogliare le forze nell’indopacifico”. 

Le asimmetrie statunitensi 

Secondo l’analisi di Fabbri, gli Usa stanno mantenendo un doppio contenimento, più blando nei confronti della Russia e più deciso nei confronti della Cina, per una sola ragione: tornare a controllare l’Europa. E Washington chiama i paesi europei a “partecipare in maniera quasi sentimentale” al contenimento cinese. 

La reazione dell’Italia: distacco da Russia e Cina 

L’Italia, dopo questa chiara presa di posizione statunitense, dovrà fare marcia indietro rispetto al memorandum, firmato solo nel 2019, sulla Via della seta che l’aveva avvicinata alla controglobalizzazione in salsa pechinese. “L’avvento di Draghi è stato causato da due ragioni principali. Il primo è garantire l’afflusso dei soldi garantiti dalla Germania, attraverso l’emissione di bond da parte della Commissione, affinché il nostro paese non precipiti nel default – spiega l’analista di Limes -.  Draghi è lì per segnalare la nostra serietà nell’amministrare i soldi. Quindi è al suo posto affinché gli Usa non realizzino una rappresaglia anche contro di noi considerati troppo dentro la sfera di influenza tedesca. Per perseguire questo duplice obiettivo Draghi sta imponendo una virata che ci sta distaccando dalla Russia, almeno in forma scenografica, meno in quella sostanziale. Inoltre nelle ultime ore Palazzo Chigi ha comunicato l’intenzione di rivedere la firma sul memorandum del 2019 con la Repubblica popolare cinese”. E questo è il principale successo ottenuto dagli Usa in questa settimana passata a occuparsi di Europa guardando alla Cina. 

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