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«Consumare scarpe». Così la Chiesa scrive ai media in era Covid

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Nonostante l’era Covid la Chiesa ha ricordato la 55esima Giornata delle Comunicazioni sociali e al posto del tradizionale incontro fra giornalisti e massima autorità ecclesiastica, in questo caso il Vescovo, Mariano Crociata, è stato messo in rete un messaggio di auguri insieme al testo integrale del messaggio di papa Francesco agli organi di informazione. Dove, in vistoso contrasto con l’assenza di qualunque citazione nei discorsi dell’ultima crisi di Governo, si fa riferimento alla dignità del lavoro dei giornalisti, alla necessità di mantenere il pluralismo e alla crisi dell’editoria in generale. «Anche quest’anno circostanze avverse non consentono di tenere il nostro tradizionale incontro né di promuovere altre iniziative – ha detto Monsignor Crociata nel messaggio – Nondimeno è importante che il dialogo rimanga aperto. Nutro la speranza che troveremo un’occasione per riprendere questi temi».

Segue la nota di Papa Francesco he invita ad andare nei luoghi dove nessuno fa, ad illuminare il buio in cui si annidano le notizie scomode e a «consumare le scarpe».

«L’invito a ‘venire e vedere’, che accompagna i primi emozionanti incontri di Gesù con i discepoli, è anche il metodo di ogni autentica comunicazione umana. – si legge nel messaggio del Papa – Per poter raccontare la verità della vita che si fa storia è necessario uscire dalla comoda presunzione del ‘già saputo’ e mettersi in movimento, andare a vedere, stare con le persone, ascoltarle, raccogliere le suggestioni della realtà, che sempre ci sorprenderà in qualche suo aspetto…..Voci attente lamentano da tempo il rischio di un appiattimento in ‘giornali fotocopia’ o in notiziari tv e radio e siti web sostanzialmente uguali, dove il genere dell’inchiesta e del reportage perdono spazio e qualità a vantaggio di una informazione preconfezionata, ‘di palazzo’, autoreferenziale, che sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone, e non sa più cogliere né i fenomeni sociali più gravi né le energie positive che si sprigionano dalla base della società. La crisi dell’editoria rischia di portare a un’informazione costruita nelle redazioni, davanti al computer, ai terminali delle agenzie, sulle reti sociali, senza mai uscire per strada, senza più ‘consumare le suole delle scarpe’, senza incontrare persone per cercare storie o verificare de visu certe situazioni. Se non ci apriamo all’incontro, rimaniamo spettatori esterni, nonostante le innovazioni tecnologiche…».

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