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“Conte andrà a casa, io non ho niente da perdere”

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Redazione
31 dicembre 2020 07:14

“Conte non ha capito che io non ho niente da perdere, non sono come Salvini che si giocava il Viminale. Se perdiamo in aula, a lui tocca governare con una maggioranza debole, un’agonia. E noi dall’opposizione recuperiamo voti. Se vinciamo, lui perde e se ne va a casa”: le parole attribuite a Matteo Renzi da Carlo Bertini in un retroscena pubblicato oggi da La Stampa sono esplosive e aprono scenari piuttosto foschi sulla soluzione alla crisi di governo dopo il Ciao sotto forma di richiesta di modifiche al Recovery Plan pronunciato dal leader di Italia Viva. 

“Conte andrà a casa, io non ho niente da perdere”

L’esplosione più drammatica della crisi di governo deriva dalla tradizionale conferenza stampa a Palazzo Madama in cui il presidente del Consiglio ha apertamente sfidato il senatore di Scandicci: non vuole cedere la delega ai servizi segreti, boccia il Mes e non sembra nemmeno più convinto del rimpasto che aveva offerto nei giorni scorsi alle forze politiche. Ma a far arrabbiare Renzi è stata la frase sulla crisi da portare in Aula: “Il passaggio parlamentare è fondamentale. È chiaro che non si può governare senza la coesione delle forze di maggioranza, si può solo vivacchiare. Finché ci sarò io ci saranno sempre passaggi chiari, franchi, dove tutti i cittadini potranno partecipare e i protagonisti si assumeranno le rispettive responsabilità”. Un modo per invitare Renzi a fare la stessa cosa che fece Salvini: presentarsi in Senato e spiegare perché vuole togliere la sfiducia al governo.

All’epoca al premier andò bene. L’ex ministro dell’Interno perse la sfida dialettica e successivamente si formò una maggioranza alternativa a quella Lega-M5s che gli consentì di rimanere a Palazzo Chigi. E da quello che ha detto Conte ieri è chiaro che si aspetta un finale simile, ma non uguale. Perché tanti eletti di Italia Viva non sono sicuri di riuscire a tornare in parlamento in caso di scioglimento delle camere. Perché l’alternativa, ovvero il piano Draghi, pare poco praticabile visto che l’ex presidente della Banca Centrale Europea è storicamente restìo ad assumere ruoli politici. E perché Conte ritiene di poter raccattare quindi i voti necessari per reggere anche senza Renzi e i suoi. Un piano che però scricchiola, secondo Renzi. 

«Certo, deve avere un’arma segreta Conte per fare così», scherza Renzi, quando gli mettono sotto il naso il taccuino con i numeri. «Tre di Toti e altri tre dell’Udc fanno “ciaone” a Giuseppi, sei voti in meno, il suk del Senato va maluccio», se la ride. Il pallottoliere dei responsabili segna quelli che si sono già sfilati, mentre i 18 di Iv dovrebbero esserci tutti, tranne forse 3 o 4. E anche dagli uffici del Pd confermano che la caccia ai responsabili segna meno punti dei 18 che sono la soglia di salvezza. Quindi, a meno di defezioni renziane, la sfida lascerebbe sul campo morti e feriti.

Le elezioni più vicine e i sondaggi

Ma dall’altra parte della barricata c’è uno spauracchio più ampio: le elezioni. Repubblica racconta oggi in un retroscena che secondo un ministro del Partito Democratico in Parlamento ci sono moti di avvicinamento alle forze di governo e in caso di crisi anche Italia Viva sarebbe destinata a spaccarsi: “Nelle settimane scorse alla Camera da Italia Viva volevano rientrare nel Pd in quattro – racconta in proposito un deputato dem – ma abbiamo detto di no”. Un sondaggio di Ipsos pubblicato oggi dal Corriere della Sera e illustrato da Nando Pagnoncelli dice che Iv è accreditata del 3% alla Camera e del 2,9% in Senato e che in caso di voto il centrodestra vincerebbe, ma di poco se il centrosinistra si presentasse insieme al MoVimento 5 Stelle. 

Tanti, non solo nel Pd e tra i Cinque stelle, sono pronti a scommettere, che non solo esponenti di centrodestra (leggi Fi) e del Misto, ma alla fine anche qualcuno dei 18 senatori del gruppo Iv-Psi potrebbe vestire i panni del dissidente e votare la fiducia al Conte bis, lasciando con il cerino in mano il suo leader. Ora è prematuro parlare di qualsiasi scenario, dice a mezza bocca un big del Pd di lungo corso, che non crede a un Renzi in versione killer, perché uccidendo Conte, una sua creatura in fin dei conti, rischia di uccidere se stesso. ”Il Senato è come la roulette russa”, avverte un parlamentare azzurro, che preferisce stare alla finestra, come consiglia Silvio Berlusconi, maestro del ‘wait and see’ nel pieno di una bufera politica. ”Credo che soprattutto in una fase come questa di emergenza serva una maggioranza stabile e coesa”, taglia corto con l’Adnkronos Riccardo Nencini quando gli chiedono se ci sia già un accordo tra Conte e un ‘drappello responsabile’ e pensa che tra i renziani possa esserci chi voti in dissenso. 

In ogni caso, come da tradizione (basti pensare a quanto accadde il 14 dicembre del 2010 quando il Berlusconi quater si salvò per tre voti in zona Cesarini), gli eventuali ‘responsabili’ sono pronti a uscire alla scoperto solo al momento utile. Non prima, con il rischio di bruciarsi e mandare all’aria l’intera operazione. Pallottoliere alla mano, al Senato, sulla carta i giallo-rossi possono contare sui 35 senatori del Pd e i 92 del M5S, più i 4 di Leu (tolta la compagine renziana). Per scovare i ‘responsabili’ bisogna guardare ai 54 di Fi, ai 29 del Misto. Senza contare i 9 del gruppo ‘Per le autonomie’. 

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