cronaca

Cosa sappiamo su Fuchsia, il terzo sistema operativo di Google

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Dopo una lunga attesa, debutta il nuovo sistema operativo, pensato per varie applicazioni, dagli smartphone alla domotica

fuchsia
(Foto: Google)

È arrivato improvvisamente il grande giorno di Fuchsia, ossia il poco conosciuto terzo sistema operativo di Google che debutta ufficialmente dopo una gestazione lunga oltre cinque anni. Si parte in modo soft sulla prima generazione degli smart display Nest Hub, ma le prospettive sono molto ampie e ambiziose. Cosa aspettarsi da Google Fuchsia?

La prima apparizione di Fuchsia risale all’estate del 2016, quando una porzione di codice sul portale GitHub rivela il progetto di un sistema operativo tutto nuovo, che possa funzionare su dispositivi di diversa natura, da domotica e internet delle cose fino a smartphone o smartwatch, dall’infotainment ai sistemi all’interno delle automobili, fino a semafori smart e connessi di nuova generazione.

A differenza degli altri due sistemi operativi di casa, ovvero Android e ChromeOs che sono basati su kernel (ossia il nucleo, la parte più intrinseca e fondamentale) Linux, Fuchsia si poggia su un cosiddetto microkernel chiamato prima Magenta e poi Zircon che permette di poter gestire senza problemi una grande varietà di dispositivi, da quelli meno potenti a quelli più prestanti. La stessa filosofia alla base di un altro sistema operativo ambizioso pronto a debuttare su larga scala come HarmonyOs di Huawei.

Fuchsia OS debutta dunque non a caso sugli smart display Nest Hub perché è proprio dai gadget meno muscolosi che si farà le ossa, concentrandosi anche sulle chiavette Google Cast e su Google Tv oltre che sugli indossabili come smartband e smartwatch prima del grande salto sui dispositivi di largo consumo, come smartphone o tablet. All’atto pratico gli utenti che hanno ricevuto il nuovo sistema operativo sul proprio smart display Nest Hub non noteranno grosse differenze, perché a livello grafico l’interfaccia rimarrà la stessa, dato che è sempre scritta con il framework Flutter.

You don’t ship a new operating system every day, but today is that day.

— Petr Hosek (@petrh) May 25, 2021

Il discorso cambierà con il passaggio sugli smartphone, per esempio. C’è la possibilità di esprimere in modo più esteso e ampio le potenzialità del nuovo sistema operativo che fa anche della sicurezza il suo punto di forza. È più che probabile la compatibilità con il larghissimo numero delle applicazioni di Android. La natura modulare di Fucshia, infine, consente di adattarsi al device ospite aggiungendo, di volta in volta, i blocchi necessari per le funzioni richieste, ottimizzando al meglio il codice sorgente. Ci vorranno però ancora lunghi anni prima di poter apprezzare una versione matura e diffusa di Fuchsia, che sarà rilasciato e migliorato gradualmente e senza fretta.

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