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Così l’orrore delle leggi razziali mise al bando gli avvocati ebrei

C’è una parte di storia rimossa che si può ancora salvare dall’oblio per tentare di riparare al torto più grande.

È la storia, questa, che più di ottanta anni fa sconvolse il destino di centinaia di avvocati ebrei che nell’Italia fascista furono discriminati, perseguitati e infine banditi dalla professione per motivi razziali e religiosi.

La loro vicenda è pressoché ignota, perduta tra le pagine buie del secolo scorso. Solo più di recente testimonianze e documenti dell’epoca sono tornati oggetto di studio e motivo di riflessione per chi doverosamente ancora si interroga sulla più grave lacerazione dei principi fondamentali dello Stato di diritto prodotta dalla normativa antiebraica.

Per effetto di quelle leggi «abominevoli», per dirla con Piero Calamandrei, anche l’avvocatura si conformò all’indifferenza della società civile, contribuendo in parte alle persecuzioni perpetrate dal regime ai danni dei professionisti ebrei.

Lo racconta bene il volume a cura di Antonella Meniconi e Marcello Pezzetti “Razza e inGiustizia: gli avvocati e i magistrati al tempo delle leggi antiebraiche”, promosso nel 2018 dal Consiglio Superiore della Magistratura e dal Consiglio Nazionale Forense, con la partecipazione del Senato della Repubblica e dell’Unione delle Comunità Ebraiche, al fine di recuperare la memoria di quegli anni.

In questo spirito si inserisce anche l’iniziativa dell’Ordine degli avvocati di Padova, che ha voluto ricordare con una targa celebrativa, affissa all’interno del Tribunale, i colleghi ebrei radiati dall’Albo per effetto delle leggi razziali del 1939.

Si tratta di 15 avvocati – sui 187 che risultavano iscritti all’Ordine nel 1938 – i cui nominativi sono stati individuati attraverso un’attività di ricerca sui verbali del Consiglio Direttivo di quegli anni: per cancellare la loro esistenza bastò un tratto di penna e l’apposizione della parola “ebreo” accanto al nome. Il graduale, ma inesorabile, processo di discriminazione avviato dalla propaganda fascista con il Manifesto della razza del 1938 culminò per gli avvocati ebrei nell’impossibilità di svolgere l’attività forense con la legge numero 1054 del 29 giugno 1939 sulla “Disciplina dell’esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica”.

La norma obbligava a denunciare la propria appartenenza alla “razza ebraica” entro 20 giorni dall’entrata in vigore della legge, pena l’arresto fino a un mese o l’ammenda, e sanciva la fine del libero esercizio della professione costituendo tre distinti Albi. Per primo, quello degli avvocati e procuratori di razza ariana, liberi di svolgere la propria attività.

Per gli avvocati di razza ebraica, invece, la legge prescriveva l’iscrizione in “elenchi aggiunti”, qualora avessero «ottenuto la discriminazione» : cioè la possibilità di esercitare con alcune limitazioni. In ultimo, gli avvocati ebrei «non discriminati» che rientravano negli “elenchi speciali” e potevano esercitare esclusivamente in favore di cittadini ebrei.

Affinché simili aberrazioni non si ripetano «mai più», l’Ordine di Padova ha «deciso di riparare una ferita dolorosa della propria storia, riportando alla memoria dei propri iscritti quanto avvenuto, anche nella nostra Città, in un passato che appare lontano, ma che pericolosamente getta le sue ombre in un presente difficile e spesso caratterizzato da improvvise ventate di odio».

Con lo stesso fine, il Coa ha deciso di commissionare e collocare all’interno della sala conferenze dell’Ordine un nuovo busto dedicato all’avvocato Giacomo Levi Civita: patriota, combattente agli ordini di Giuseppe Garibaldi in Aspromonte, senatore del Regno, già presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Padova, e sindaco della città dal 1904 al 1910.

Il suo busto si trovava all’interno della sede del Consiglio dell’Ordine, ma fu rimosso nel 1939, e poi se ne persero le tracce, perché, si suppone, Levi Civita era ebreo e le leggi razziali non ne consentivano la conservazione. Sia il busto che la targa, con incisi i nomi dei 15 avvocati espulsi, saranno scoperta oggi durante una solenne cerimonia che si terrà presso la sala conferenze dell’Ordine alla presenza di numerose autorità cittadine e del mondo giudiziario padovano e veneto.

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