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Cremona, più famosa per lo smog che per il violino

Secondo la classifica dell’Agenzia europea per l’ambiente è la seconda città più inquinata d’Europa. Nella top ten altre tre italiane, tutte al Nord dove l’aria è sempre meno respirabile e aumentano le morti premature

La pianura padana è una delle aree più inquinate d’Europa e diverse città lombarde sono ai primi posti nella classifica dei centri più tossici. Sono cose che ci ripetiamo da anni e a confermarlo ulteriormente c’è ora uno studio dell’Agenzia europea per l’ambiente sulla qualità dell’aria nel Vecchio continente. Cremona è il capoluogo che presenta i maggiori problemi, ponendosi al secondo posto su 323 a livello europeo in quanto a smog, dietro solo alla polacca Nowi Sacz. Ai primi posti in senso negativo troviamo anche Vicenza, Brescia, e Pavia.

Raffineria di petrolio Tamoil a Cremona – immagine iPa

Lo studio ha preso in considerazione i limiti per lo smog fissati dall’Organizzazione mondiale per la sanità, vale a dire 10 microgrammi di pm 2,5 ogni metro cubo d’aria. E ha ribadito quello che già sapevamo. Qualche mese fa l’università di Barcellona aveva pubblicato un report secondo cui le città di Brescia e Bergamo detengono il primato in Europa per decessi legati all’inquinamento. Un altro studio dell’Alleanza europea per la salute pubblica (Epha) ha rilevato che Milano è la seconda città italiana con il costo pro capite per lo smog più alto d’Europa. Nel calcolare il valore di morte prematura, cure mediche, giornate lavorative perse e altre spese sanitarie causate dagli inquinanti, è uscito che in media ogni milanese subisce un costo di 2800 euro all’anno. L’area urbana milanese è quella che fa registrare il numero maggiore in tutto il mondo di morti premature ogni 100mila abitanti secondo un altro studio  dell’International Council on Clean Transportation (Icct) sugli effetti sanitari dell’inquinamento.

Si potrebbe andare avanti così all’infinito, la letteratura di questi anni sull’inquinamento ambientale che affida la maglia nera alla pianura padana è enorme. A pesare è la sua conformazione geografica, dove lo smog stagna, incastrato dalle barriere montuose senza possibilità di circolazione. Ma gli inquinanti non vengono dal nulla, al contrario sono l’effetto dell’iper-industrializzazione del territorio, dell’agricoltura e degli allevamenti intensivi, della sua alta densità abitativa e dai trasporti selvaggi su gomma. Un mix di cui Cremona è perfetta sintesi, non a caso la seconda città più tossica d’Europa secondo l’ultimo studio. Migliaia di aziende, legate soprattutto all’agricoltura e alla metallurgia, presidiano la provincia, inondandola di emissioni nocive spesso senza rispettare le disposizioni ambientali e causando patologie e altre problematiche tra la popolazione: leucemie, malformazioni, aborti spontanei, tumori e malattie respiratorie qui si registrano in percentuale ben più alta rispetto alla media nazionale.

Se questa è la situazione, le istituzioni stanno a guardare o comunque non fanno abbastanza. Quella dello smog in pianura padana non è una novità, al contrario è qualcosa che abbiamo ormai assorbito come un fatto ordinario. Questo perché le cose non cambiano e a dimostrarlo c’è, d’altronde, la sentenza con cui la Corte di Giustizia dell’Ue ha condannato l’Italia per aver violato continuativamente la legislazione sulla qualità dell’aria tra il 2008 e il 2017. Lo ha detto anche Legambiente, il Belpaese ha un problema cronico di assenza di misure strutturali credibili con cui abbattere i livelli di smog e migliorare la qualità dell’aria. Quello che c’è sono tante iniziative a stampo più localistico, come per esempio il boom recente delle piste ciclabili o i blocchi del traffico proprio in quella pianura padana soffocata dallo smog, che però a poco servono se prese singolarmente e che dunque si trasformano in strumento di greenwashing con cui nascondere l’immobilismo lì dove davvero si dovrebbe intervenire. Sullo sfondo, continua il luna park di nuove autostrade, tangenziali e infrastrutture per la gomma à la Pedemontana, mentre il sistema ferroviario lombardo in mano a Trenord si pone annualmente ai primi posti nella classifica dei peggiori in Italia.

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) con cui l’Italia otterrà i fondi dall’Unione Europea ci dovrebbero essere anche 115 milioni di euro per il miglioramento della qualità’ dell’aria nella pianura padana. Uno stanziamento importante ma del tutto insufficiente per segnare un reale cambio di passo. Semmai, si potrà solo mettere qualche nuova buca a una situazione sempre più compromessa. Per ridare respiro a Cremona e alle altre città padane chiuse da decenni sotto una cappa di smog serve piuttosto un ripensamento del modello economico e sociale dell’area, che sia all’insegna della sostenibilità nella produzione, nei trasporti, negli stili di vita e nei consumi.

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