cronaca

Dalla Cina un nuovo record per la fusione nucleare

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Il reattore cinese East ha raggiunto la temperatura record di 120 milioni di gradi, mantenendola per 101 secondi. Un nuovo record del mondo che ci porta sempre più vicini a un reattore a fusione realmente funzionante

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La Cina annuncia un nuovo passo in avanti verso un reattore a fusione realmente funzionante, e conveniente. L’Experimental Advanced Superconducting Tokamak (East), il reattore sperimentale dell’istituto di scienze fisiche di Hefei, ha infatti segnato un nuovo record mondiale, spingendo il plasma al suo interno fino ad una temperatura di 120 milioni di gradi celsius per ben 101 secondi. Un importante salto in avanti annunciato, per ora, dai media cinesi, che poterebbe l’intero pianeta un passo più vicino allo sfruttamento della tanto agognata fusione nucleare, una fonte di energia pulita e illimitata che mima le reazioni che alimentano le stelle.

A differenza di quanto avviene in un normale reattore a fissione, in cui un atomo di un elemento pesante decade in elementi più leggeri, un reattore a fusione tenta di ottenere la fusione di due atomi leggeri per produrne uno più pesante, un processo che nelle giuste condizioni produce energia in eccesso che può essere sfruttata per i fini più disparati. È considerato da molti il Sacro Graal nel campo dell’energia pulita, perché permetterebbe di ottenere elettricità senza emissioni di gas serra o altri gas inquinanti, e con una produzione trascurabile di scorie radioattive.

Il problema è che si tratta di un processo tecnologicamente molto complesso da ottenere. All’interno delle stelle è infatti la gravità a fare il lavoro sporco, comprimendo gli atomi di elementi come l’elio con tanta forza da fonderli tra loro. Sulla Terra questo processo è irrealizzabile, e si deve ricorrere alla temperatura per ottenere un risultato simile. Se nel nucleo del nostro Sole si raggiungono temperature pari a circa 20 milioni di gradi, un reattore a fusione terrestre deve puntare molto più in alto per sperare di ottenere dell’energia dalle reazioni fisiche che avvengono al suo interno. 100milioni di gradi sono considerati dalla comunità scientifica come un traguardo importante, perché si ritiene che sia la temperatura minima che permetterebbe di ottenere una reazione autosufficiente, cioè il punto in cui non serve più energia esterna per alimentare i processi di fusione, e il reattore è potenzialmente in grado di iniziare a produrre più energia di quanta ne consuma.

In precedenza, il record mondiale in questo campo apparteneva alla Corea del Sud, che lo scorso anno con il suo Korea Superconducting Tokamak Advanced Research (o Kstar) era riuscita a mantenere per 20 secondi una temperatura di circa 100milioni di gradi. Bruscolini, rispetto al nuovo traguardo annunciato dai media cinesi: 120milioni di gradi per 101 secondi sono un salto in avanti notevole, che inizia a far sembrare il traguardo, un reattore a fusione realmente funzionante, realmente a portata di mano.

È bene mettere le mani avanti: anche con i successi di questi anni, siamo ancora a decenni di distanza da simile obbiettivo, e non tutti nella comunità scientifica sono convinti che sia persino possibile raggiungerlo realmente. Vista la posta in gioco, comunque, dubbi e problemi non fermeranno la ricerca. Anzi: il prossimo grande passo in avanti è già previsto per il 2025, quando l’International Thermonuclear Experimental Reactor, un progetto internazionale di cui fa parte anche la cina, e di cui l’East è un precursore, dovrebbe finalmente iniziare ad operare, con l’iniezione del primo plasma.

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