cronaca MUSICA

È Morto Franco Battiato

Il cantautore, il poeta, l’innovatore si spegne all’età di 76 anni. A dare la notizia è Antonio Spadaro, direttore de La civiltà cattolica, citando i versi de La cura: “E guarirai da tutte le malattie/ perché sei un essere speciale/ ed io, avrò cura di te. Ciao, Franco Battiato” (foto: Getty Images)Musicista, pittore, regista. Ribelle, controverso, mistico. Eclettico. Franco Battiato, all’anagrafe Francesco Battiato, se n’è andato. La notizia della sua morte a 76 anni l’ha data Antonio Spadaro, direttore de La civiltà cattolica, citando i versi de La cura: “E guarirai da tutte le malattie/ perché sei un essere speciale/ ed io, avrò cura di te. Ciao, Franco Battiato”. Malato da tempo, l’artista è scomparso nella sua casa di Milo, dove si era ritirato dal 2019. Pochi mesi fa era stato ripubblicato La voce del padrone, uno dei suoi album più belli, che il prossimo settembre celebrerà i 40 anni dalla pubblicazione.

Se abbia trovato o meno il suo agognato centro di gravità permanente (concetto e canzone sono influenzati dalla filosofia di Gurdjieff) lo sa solo Battiato stesso; a noi non resta che ammirare da una certa distanza quella vita intensa, quasi caotica, all’insegna del movimento costante che ha lasciato un solco nella cultura italiana. E ricordarla, o provare a comprenderla, attraverso un’eredità che – con una quarantina di album in studio – copre oltre 50 anni di storia.

L’esistenza dell’artista siciliano ne ha toccate molte altre: quelle dell’amico Giorgio Gaber, del compositore Giusto Pio, del filosofo Manlio Sgalambro, del romanziere Gesualdo Bufalino, della cantante Alice (con cui era recentemente tornato a calcare i palchi con trentadue date), dello psicomago Alejandro Jodorowsky (che aveva diretto, nei panni di Beethoven, nel film Musikanten del 2005) e del vicino di casa Lucio Dalla, solo per citarne alcune. Battiato, però, è stato anche un’eremita, un uomo di cultura che ha fatto dello scardinamento del testo artistico un principio sacro in tutte le sue manifestazioni.

Sperimentatore coraggioso, eroe pop e impossibile avanguardista con sorprendente soluzione di continuità, Battiato esordisce negli anni Sessanta nel filone della canzone di protesta per addentrarsi presto nelle foreste della musica elettronica di concept album come il Fetus ispirato da Aldous Huxley o il Pollution che fa tesoro dell’eredità di Karlheinz Stockhausen (1972).

Il concomitante viaggio tra etichette indipendenti come Bla Bla e giganti come Emi e Dischi Ricordi intanto porta il musicista ad abbracciare, lasciare e riabbracciare la forma canzone fino alla fine degli Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando il successo di pubblico (a dispetto di una mai celata complessità) comincia a inseguirlo grazie al trittico discografico L’era del cinghiale bianco (1979), Patriots (1980) e soprattutto La voce del padrone (1981).

Negli anni successivi, Battiato non scende dalla cresta dell’onda: album come L’arca di Noè (1982), Fisiognomica (1988), Caffè de la Paix (1993), L’imboscata (1996) e Gommalacca (1998) lo conducono per mano fuori dagli anni Ottanta fin nel cuore degli anni Duemila con la trilogia di cover Fleurs (1999, 2002, 2008), tra gli altri dischi di canzoni inedite.

Cineasta e documentarista (ha anche diretto un documentario sulla scomparsa amica Giuni Russo), il rinascimentale Battiato ha girato molti dei suoi stessi video e sbalzato l’Italia in un’altra epoca grazie alla sua arte dalle molte facce. È andata peggio con la politica: ha ricoperto il ruolo di Assessore al Turismo, allo Sport e allo Spettacolo della regione Sicilia (rinunciando però a ogni compenso) ma l’incarico gli è stato revocato in seguito a un’affermazione controversa.

Acqua sotto i ponti, in ogni caso. Francesco Battiato (a cui Francesco Guccini chiese di adottare invece il nome Franco per evitare la possibile confusione tra i due) era una delle anime sacre d’Italia; un innovatore prolifico, un erudito, a suo modo un eterno paria. Salutiamolo con il contegno che a lui stesso sarebbe affine, e torniamo ad apprezzare la sua immensa produzione.

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