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Estrema destra e sovranisti dietro le quinte delle proteste di ristoratori e partite Iva

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Esponenti di Casapound e Forza Nuova erano in piazza e sono vicini agli organizzatori delle manifestazioni, coordinate attraverso gruppi Telegram dove si incita alla violenza

Un dimostrante alla manifestazione di Roma vestito come lo sciamano di Capitol Hill (foto di Matteo Nardone / Pacific Press/Ipa)
Un dimostrante alla manifestazione di Roma vestito come lo sciamano di Capitol Hill (foto di Matteo Nardone / Pacific Press/Ipa)

Il 6 aprile in Italia c’è stata una giornata di manifestazioni per chiedere la fine delle misure di lockdown e la riapertura delle attività commerciali dopo un anno di pandemia. In Campania i dimostranti hanno bloccato con diversi furgoni l’autostrada A1 all’altezza di Caserta, paralizzando la circolazione per quasi dieci ore. La protesta è stata voluta da chi lavora nei mercati e si riconosce nella sigla sindacale Ugl, molto vicina a partiti di destra. A Milano sono scese in piazza poche centinaia di persone, soprattutto ambulanti, per lamentarsi dei ristori esigui per la loro categoria, bloccando il traffico davanti alla stazione Centrale.

La manifestazione più partecipata si è svolta nel pomeriggio a piazza Montecitorio, nel cuore di Roma. Nel comunicato che presentava la giornata si diceva che a far sentire la propria voce sarebbero stati i piccoli imprenditori che stanno morendo a causa della variante imprese. Seguiva poi una non molto velata minaccia: “Da domani, mercoledì 7 aprile, ristoranti, bar, pub e pizzerie apriranno le porte dei loro locali nonostante i divieti. È una questione di sopravvivenza: l’unico, vero, vaccino alla variante imprese è la possibilità di poter lavorare”.

Dopo un comizio di Vittorio Sgarbi i partecipanti, in teoria soprattutto ristoratori, hanno manifestato al grido di buffoni” e “libertà. Ci sono stati lanci di bottiglie, fumogeni e altri oggetti da parte di chi protestava e due poliziotti sono rimasti feriti. I manifestanti hanno provato anche a sfondare il cordone di polizia e carabinieri davanti a Montecitorio venendo respinti, ma alla fine una piccola delegazione degli organizzatori è stata ricevuta per un incontro all’interno del palazzo.

La manifestazione di Roma è finita con l’arresto di di 7 persone e col senno di poi è chiaro che la piazza non era composta solo da “ristoratori esasperati” e aveva un colore politico ben preciso. Tra le poche mascherine a farsi notare sono stati i saluti romani. Erano presenti i neofascisti di Forza Nuova e Casapound con Luca Marsella, consigliere. Anche Italexit, il movimento sovranista fondato dall’ex parlamentare 5 Stelle Gianluigi Paragone, ha dato il suo esplicito sostegno alla manifestazione ed era in piazza. A sancire la saldatura con gli estremisti, almeno sul piano estetico, ci ha pensato poi un cosplayer dello sciamano Jacob Chansley, tra i protagonisti del tentato golpe del 6 gennaio scorso a Capitol Hill.

Chi sono gli organizzatori

Ma cosa sappiamo invece di chi la protesta l’ha organizzata? Il comunicato e il volantino sono stati diffusi da Paolo Bianchini, ex consigliere comunale di Latina con Fratelli d’Italia e presidente nazionale di Mio (Movimento imprese e ospitalità) Italia, sigla che compare tra i promotori e aderente a Federturismo Confindustria.

Della Rete delle partite Iva, altro movimento a sostegno, non si trova invece molto online, a parte alcuni post su Twitter del suo referente Mario Piunti, che ricondivide quello che pubblicano Giorgia Meloni e un altro idolo dei sovranisti come Lorella Cuccarini. Apit Italia, l’Associazione partite Iva per il territorio, nata in Toscana l’anno scorso, ha trovato a dicembre il sostegno della consigliera regionale leghista Elisa Tozzi, cosa successa anche all’Associazione fieristi italiana, in favore della quale Salvatore Deidda Sasso di Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione parlamentare. Tra le altre sigle presentate come organizzatrici ce ne sono alcune come Lo sport è slute e Movida sicura, che sembrano nate per l’occasione, o quasi.

È però il Movimento Io Apro il soggetto più interessante e intorno al quale si è coagulata l’attenzione negli ultimi mesi. L’hashtag #IoApro è nato dall’iniziativa di Umberto Carriera, trentaduenne ristoratore foggiano residente a Pesaro, che a gennaio ha avviato la protesta contro i decreti della presidenza del Consiglio (dpcm) che imponevano chiusure alle attività commerciali, facendo leva sulla rabbia degli esercenti, stremati dal lockdown. Il ristoratore, che a novembre aveva già ottenuto il plauso di Sgarbi, presente a due cene nei suoi locali, ha incassato il sostegno anche della Lega. Il 12 gennaio Matteo Salvini ha intervistato Carriera in una diretta Facebook rilanciata poi dalle pagine del partito.

Il 15 di quel mese Carriera aveva invitato i ristoratori ad aprire le serrande e tornare a servire i clienti per protesta ma l’iniziativa, che doveva coinvolgere 50mila locali in 48 città, è stata un flop quasi ovunque. Carriera, con altri quattro ristoratori, ha continuato a soffiare sul malcontento della categoria e nelle scorse settimane Io Apro è sceso in piazza in altre città come Napoli e Bologna, prima di Roma.

Io Apro, che si presenta come un movimento apolitico di “disobbedienza gentile”, già da gennaio aveva avuto il sostegno di diversi soggetti che fanno parte della galassia sovranista come proprio Italexit di Paragone e la Marcia della liberazione, un movimento che si è formato in occasione della prima manifestazione contro le restrizioni, il 20 ottobre dello scorso anno a Roma, e tra i cui aderenti troviamo il filosofo Diego Fusaro e il suo partito VoxItalia. Anche il senatore leghista Armando Siri si è schierato dalla parte di #IoApro e ha applaudito l’iniziativa di Roma con un post con dati non verificati. “Il tasso di mortalità Covid è solo dello 0,003% a livello globale, mentre il prodotto interno lordo italiano è calato del 10%”, ha scritto il senatore.

Da Facebook a Telegram

Al di fuori della politica Io Apro ha ottenuto molto seguito su Facebook dove la pagina ha 60mila seguaci, ma i fan più attivi e radicali sono su Telegram, riuniti in tantissimi canali regionali e in una chat nazionale. È  qui che per garantirsi il sostegno dei ristoratori ribelli alcuni tra organizzatori e sostenitori hanno promesso assistenza legale gratuita a chi avrebbe aperto le porte dei propri locali in violazione dei dpcm, come scrivono in un articolo su Irpi Media Cecilia Anesi e Gabriele Cruciata. Nell’inchiesta si evidenzia, tra le altre cose, come questa promessa a volte risulti ingigantita, altre una vera e propria bufala, mentre spunta anche un avvocato ligure, Marco Mori, prima candidato con Casapound e ora militante con il partito di Fusaro, che promette tutela legale pro bono.

Nonostante sia indubbia la sofferenza reale di tantissimi ristoratori ed esercenti, è chiaro chi sta tirando i fili di queste proteste. Nel pomeriggio della manifestazioni nelle chat di Telegram che sostengono Io Apro, tra teorie del complotto, contenuti negazionisti del virus e anti vaccinisti, in tanti invitavano i manifestanti a togliere le mascherine e incitavano alla violenza per porre fine a quella che definiscono una “dittatura sanitaria”. “Non vogliamo riaprire in sicurezza, vogliamo riaprire e basta”, si leggeva più volte tra i messaggi, che diffondevano anche messaggi no-vax.

Tra le cose più inquietanti c’è anche il messaggio fissato in alto per tutto il pomeriggio nel gruppo Telegram più numeroso e che citava l’assalto al parlamento in Serbia, come modello al quale ispirarsi: armi e niente mascherine. “Siamo in tanti ma dobbiamo essere molti di più”, scriveva un utente. Dobbiamo entrare dentro, gli ha fatto eco qualcun’altro.

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