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Facebook controlla i nostri messaggi di WhatsApp più di quanto immaginiamo

Whatsapp messaggi
Foto: via Unsplash

WhatsApp forse non è così privato come pensiamo che sia, né come dichiara di essere, ma c’è (in parte) una spiegazione.

Un report di ProPublica ha evidenziato nei giorni scorsi che la compagnia di Mark Zuckerberg ha appaltato ad almeno 1.000 lavoratori di Accenture in diverse parti del mondo la moderazione dei messaggi di WhatsApp dei suoi 2 miliardi di utenti. Si tratta di persone che passano le giornate a leggere e valutare chat private monitorando, tra le altre cose, spam, disinformazione, incitamento all’odio, potenziali minacce terroristiche e materiale pedopornografico.

In base al contenuto, i moderatori possono bloccare l’account o mettere in guardia il titolare. Ma allora perché la piattaforma promuove la privacy e afferma di non poter leggere i messaggi inviati tra gli utenti a causa della crittografia end-to-end del servizio?

Forse non tutti lo sanno ma la moderazione è prevista nelle dalle Faq della stessa WhatsApp. Facebook, alla pubblicazione della notizia di ProPublica ha risposto spiegando che consente agli utenti di segnalare abusi in chat e che tali segnalazioni vengono quindi esaminate dai moderatori. Non si tratta però di un singolo messaggio per volta. Quando un utente segnala un abuso, ai moderatori di WhatsApp vengono inviati “i messaggi più recenti inviati dall’utente o dal gruppo segnalato”, per ricostruire meglio il contesto della conversazione.

La crittografia end-to-end dovrebbe però rendere impossibile che un messaggio venga letto prima che passi da un dispositivo a un altro. I messaggi vengono criptati prima di essere inviati e decodificati solo quando vengono ricevuti dall’utente previsto. C’è un però. Quando un utente segnala un abuso infatti, le versioni non crittografate del messaggio vengono inviate agli appaltatori di moderazione di WhatsApp.

Facebook ritiene che questa pratica non sia incompatibile con la privacy promessa dalla crittografia end-to-end. In una dichiarazione un portavoce ha spiegato che la compagnia ha creato il servizio “in modo da limitare i dati che raccogliamo fornendoci la possibilità di prevenire lo spam, indagare sulle minacce e bloccare coloro che sono coinvolti nel peggior tipo di abuso” nelle chat.

C’è però qualche piccolo problema anche con questo metodo. I moderatori di WhatsApp hanno detto a ProPublica che il programma di intelligenza artificiale dell’app invia loro un numero eccessivo di post innocui. Oltre a questo, una volta flaggato un contenuto, come detto, i moderatori vengono raggiunti anche dai quattro messaggi precedenti nella chat e da informazioni sulle “recenti interazioni con l’utente segnalato”, che potrebbero però includere anche dati sensibili come numeri di telefono, email e  foto del profilo, tra le altre cose. WhatsApp inoltre raccoglie i metadati delle nostre conversazioni e non fa mistero di condividerli con le forze dell’ordine, a differenza di app come Signal che salvano solo le informazioni di contatto.

In un’audizione al Senato del 2018, Mark Zuckerberg aveva assicurato che “non vediamo nessuno dei contenuti in WhatsApp, è completamente crittografato”. Alla luce delle nuove informazioni e da quello che ammette la stessa Facebook lo scenario è ben diverso.WhatsApp può effettivamente leggere i nostri messaggi senza il nostro consenso.

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