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Facebook ha chiuso la pagina del quotidiano neofascista Il Primato Nazionale

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La pagina del quotidiano online del movimento di estrema destra è stata chiusa dal social network. Casapound ha già promesso di portare Facebook in tribunale

Casapound a Torre Maura, Roma, 6 aprile 2019 (foto: Valerio Portelli/LaPresse)

Facebook ha chiuso la pagina del quotidiano online Il Primato Nazionale gestito dal movimento neofascista italiano Casapound. La motivazione dietro alla chiusura a tempo indeterminato decisa dal social network è collegata alla violazione delle politiche di Facebook in merito alla diffusione di contenuti che incitano alla violenza, all’odio razziale e a contenuti che inneggiano al fascismo e al nazismo.

Secondo i “fascisti del terzo millennio” – come si sono autoproclamati i militanti di Casapound – il ban della pagina del loro quotidiano online sarebbe avvenuta per ostacolare la conferenza che avrebbe dovuto ospitare in diretta mercoledì 7 aprile. A questa conferenza avrebbero dovuto partecipare Guido Taietti, autore di Stregoneria politica, saggio prodotto da Altaforte – la controversa casa editrice del movimento –e i giornalisti Gianluca Veneziani e Edoardo Gagliardi.

Al momento della chiusura la pagina contava circa 90mila like. Casapound lamenta il fatto che Facebook non abbia mai avvistato i gestori con delle notifiche di avviso lasciando presagire una possibile chiusura, optando invece per una chiusura senza preavviso. Le ipotesi di complotto si sono subito diffuse a macchia d’olio tra i militanti del movimento neofascista, i cui vertici hanno immediatamente allertato i loro avvocati e annunciato la loro volontà di portare il social network in tribunale. “Il signor Zackerberg (sic) dovrà dare una spiegazione in tribunale”, hanno scritto i vertici di Casapound, lamentando la ”inaccettabile censura” del social network.

Storia già vista nel passato recente, quando Forza Nuova decise di portare il social network in tribunale perché aveva “ingiustamente” deciso di oscurare le sue pagine social. In quell’occasione il Tribunale di Roma respinse il ricorso di Forza Nuova e dette ragione a Menlo Park. Per quanto la norma non sia stata applicata con regolarità, pubblicare i contenuti di stampo fascista comporta una violazione delle regole stabilite dalla piattaforma: è Facebook che nelle sue policy spiega che in questo caso può decidere di chiudere la pagina che li diffonde senza alcun preavviso.

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