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Fetal Alcohol Syndrome (FAS): sensibilizzazione ed educazione sanitaria alla gestante.

Presentiamo oggi uno studio sul tema “The Fetal Alcohol Syndrome (FAS): sensibilizzazione ed educazione sanitaria alla gestante”.

Oggi, per molte donne, se non per tutte, gli stili di vita si sono drasticamente modificati di pari passo al nuovo ruolo che la donna, a partire dagli anni sessanta, ha progressivamente acquisito in ambito familiare e sociale.

In Italia circa il 67% delle donne consuma bevande alcoliche a fronte del 43% degli anni ’80. L’incremento delle problematiche e delle patologie alcol-correlate non ha tardato ad arrivare. Sono circa 13000 le alcoliste in trattamento presso strutture pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale e 24000 all’anno i ricoveri negli ospedali italiani per cause totalmente attribuibili all’alcol.

La sindrome alcolico fetale (Fetal alcohol sindrome, Fas) è la più grave delle patologie del feto indotte dal consumo di alcol durante la gravidanza. Per molto tempo, infatti, si è ritenuto che le anomalie dello sviluppo dei neonati fossero imputabili alla cattiva qualità degli spermatozoi, a fattori ereditari o ambientali.

Il riconoscimento delle alterazioni provocate dall’alcol sullo sviluppo intrauterino è avvenuto solo recentemente: la prima descrizione clinica di sintomi chiaramente riconducibili ai danni pre e post-natali dell’alcol è stata pubblicata in Francia nel 1968 e, pochi anni dopo, negli Usa. Da allora studi sempre più numerosi, condotti in tutto il mondo, hanno permesso di definire meglio la gamma dei diversi disturbi del feto correlati all’esposizione all’alcol, denominata “spettro dei disordini feto-alcolici” (Fasd), e la loro diffusione nei diversi Paesi.

Ecco alcuni esempi.

Le indicazioni dell’OMS “Zero alcol in gravidanza” sembra essere l’unica scelta sicura perché in gravidanza l’assunzione di bevande alcoliche può comportare danni al bambino in relazione a diversi fattori, quali lo stadio della gravidanza, la quantità di alcol consumata dalla madre, la frequenza e la tipologia del consumo. In Europa circa il 25% delle donne assume alcol durante la gravidanza senza evidentemente conoscere le possibili conseguenze per il nascituro; interventi di natura preventiva possono quindi modificare lo sviluppo e l’espansione di condizioni patologiche, che possono assumere andamento cronico, e che incidono considerevolmente sulla qualità di vita e la relativa disabilità dei nascituri.

C’è bisogno dunque di aumentare la consapevolezza dei danni legati al consumo di alcol, e in particolare in gravidanza poiché la patologia è irreversibile e si deve il più possibile prevenire.

Noi della UOC di Ostetricia e Ginecologia, in collaborazione con la Dott.ssa Parente Carmela F., docente di Scienze Infermieristiche al Corso di Laurea per Infermieri dell’Università di Foggia, abbiamo voluto cogliere l’invito del Ministero della Salute nell’identificazione del consumo di alcol in questo ambito di assistenza cogliendo quindi un’opportunità per comunicare alle pazienti i rischi derivanti da un consumo rischioso e dannoso di alcol ed è per questo che abbiamo pensato di rivolgere questo intervento alle donne nel primo trimestre di gravidanza in occasione della prima ecografia….

“Gli operatori impegnati nell’assistenza sanitaria primaria hanno la responsabilità di identificare e di intervenire nei casi di consumo rischioso o dannoso” (Babor & Higgins-Biddle 2001).

Le linee guida sono state redatte a livello europeo, nell’ambito del progetto PHEPA (Primary Health Care European Project on Alcohol), coinvolgendo 17 Paesi europei e costituiscono la cornice entro cui sviluppare politiche specifiche e direttive nazionali e regionali volte all’identificazione e alla riduzione del consumo rischioso e dannoso di alcol in ambito di assistenza primaria. Lo scopo di queste linee guida è quello di riassumere l’evidenza del danno alcol-correlato e le modalità di gestione del consumo rischioso e dannoso di alcol negli ambiti di prevenzione primaria.

Alcol e fertilità.

Nella donna il consumo di alcol interagisce con il funzionamento dell’asse ipotalamico- ipofisario- gonadico provocando un minor rilascio degli ormoni femminili FSH e LH che nella donna stimolano rispettivamente la formazione di follicoli ovarici e del corpo luteo, nonché di progesterone ed estradiolo essenziali nella preparazione dell’utero all’accoglimento dell’embrione. Gli effetti del consumo ricorrente di alcolici da parte della donna sono quindi ascrivibili ad alterazioni delle concentrazioni ormonali che possono causare alterazione nella formazione dei follicoli con ridotta riserva ovarica, scarsa fertilità, tendenza all’aborto spontaneo.

In un mondo in cui il tasso alcolemico continua a salire soprattutto tra i giovani e le giovani donne in età fertile è bene ribadire lo scopo della tesi: limitare il più possibile l’abuso di alcol tra le donne in età fertile, attraverso l’educazione sanitaria e la prevenzione per non incorrere in quelle che sono le patologie alcol-correlate in gravidanza. Chi ha il compito di fare prevenzione ed educazione sanitaria e quindi difendere la salute non può limitarsi ad informare, ma deve impegnarsi a convincere, determinando nuovi livelli di consapevolezza. Quindi, in questo senso, informare e curare sono concetti che si traducono in un quotidiano impegno al servizio dei pazienti e della società. Perciò la corretta prevenzione è molto più che dovere professionale, in quanto è una sfida intellettuale che si combatte ogni giorno con costanza e coerenza. E’ bene quindi fare più possibile chiarezza sulle conseguenze dell’assunzione di alcol durante la gravidanza.

Autori.

  • Dott. Natale Sciannamè – Direttore U.O.C. Ginecologia e Ostetricia
  • Dott.ssa Piera Ricciardi – Dirigente Medico U.O.C. Ginecologia e Ostetricia
  • Dott.ssa Carmela Parente – Dottore Magistrale Scienze Infermieristiche ed Ostetriche, Docente di Infermieristica. Università di Foggia
  • Dott.ssa Tina D’Apollo – Laureata in Infermieristica

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