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Fiorenzo Fraioli :La geopolitica da bar e l’opzione sovranista della neutralità

La geopolitica da bar e l’opzione sovranista della neutralità

Al bar di Castro dei Volsci, mentre sorseggio il secondo caffettino della giornata, uno dice “è strano che in Italia non ci siano attentati“. Ovviamente la frase era per me che, al baretto, sono considerato l’esperto di politica ed economia. Una condizione di cui cerco di non abusare per non fare la fine del tuttologo. Nell’occasione, però, ho raccolto al volo l’assist, e ho risposto: “non vi sembra che questo sia un ottimo indizio del fatto che questi attentati non sono opera di cani sciolti?“.

Perché non ci sono “cani sciolti” in Italia?

In effetti, se escludiamo la strage di Bologna che sembra essere stata un attentato non voluto (a quanto pare l’esplosione fu accidentale) l’Italia ha subito due soli episodi riconducibili (anzi, chiaramente ricondotti) al terrorismo mediorientale: le due stragi dell’aeroporto di Fiumicino del 1973 e del 1985. E in entrambi i casi gli autori non erano cani sciolti. Allo stesso modo, la stagione del terrorismo brigatista è concordemente ricondotta alla commistione di interessi tra una banda originaria di esaltati (le cosiddette prime BR) con i servizi segreti deviati italiani, e di altri paesi, che, per ragioni diverse, avevano interesse a indebolire lo Stato italiano nei termini della sua proiezione geopolitica nel Mediterraneo, nonché a preparare il terreno per il cambio di regime necessario ad assicurare l’adesione del nostro paese al trattato di Maastricht.

A rigor di logica, dunque, e al netto delle numerosissime discrepanze, incongruenze, strane coincidenze e quant’altro divulgate da siti e blog di controinformazione cosiddetti complottisti, è del tutto ragionevole interpretare la lunga sequenza di attacchi terroristici che stanno insanguinando l’Europa come episodi di uno scontro in atto tra le potenze imperialistiche occidentali. Uno scontro nel quale rischiamo di essere coinvolti anche noi, senza che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica ne sia consapevole. Un esempio tra tanti: solo chi segue gli eventi con un minimo di attenzione e di metodo è informato del fatto che circa 900 soldati italiani, 700 dei quali del corpo di élite della Folgore, sono già schierati in Libia a sostegno del regime di Tripoli governato da Sarraj e appoggiato dagli USA, contro il regime di Tobruk governato dal generale Haftar e appoggiato dalla Russia. L’invio del nostro corpo di spedizione è stato deciso dopo l’iniziativa dei cari cuginetti d’oltralpe che, tramite i buoni uffici dell’europeista Macron (daie a ride) cercano di rientrare in gioco su un teatro nel quale, a dispetto del loro protagonismo nella guerra a Gheddafi, hanno ottenuto finora meno di quel che speravano.

Link: Nel castello con Macron. Sarraj e Haftar siglano un accordo per il cessate il fuoco in Libia e elezioni appena possibile. L’incontro su iniziativa del presidente francese. Alfano infastidito: “Sulla Libia troppe iniziative”

A sentire l’europeista (daje a ride) Macron “La crisi libica contiene due problemi ritenuti ‘prioritari’ dal governo francese: la lotta alla minaccia terroristica e quella contro il traffico di migranti“. Non una parola, ovviamente, sul fatto che di fronte alle coste dell’Egitto è stato scoperto dall’ENI il più grande giacimento di gas mai rinvenuto nel Mar Mediterraneo (un affaruccio che, da solo, vale dai 300 ai 500 mld di €, senza considerare le ricadute in termini geopolitici legate alla possibilità/necessità di diversificare l’approvvigionamento energetico). Né un cenno al fatto che il 30% del suddetto giacimento sia stato venduto dall’ENI ai russi di Rosneft.

Link: Eni scopre nell’offshore egiziano il più grande giacimento a gas mai rinvenuto nel Mar Mediterraneo

Però i giornaloni e tutta la corazzata mediatica che, ogni santo (o maledetto) giorno, non fanno altro che instillare nella testa dellaggente l’idea che gli attentati sono opera di fanatici integralisti impegnati nel jihad per la riscossa dell’Islam, e dunque sarebbero cani sciolti, questi dettagli di secondo ordine (aridaje a ride) non li pubblicano, oppure lo fanno nelle pagine interne, con la conseguenza che solo una minoranza di cittadini riesce a leggere, informarsi e interpretare il quadro generale. Per cui è facile definire la minoranza di questa minoranza, quella che gestisce siti e blog di controinformazione, come complottisti. Un’operazione di sicuro successo per i “padroni del discorso“, anche perché, e questo è bene sottolinearlo per non dimenticarlo mai, è purtroppo vero che, sul totale di questi siti di controinformazione, solo una sparuta minoranza è gestita da persone dotate di un minimo di capacità culturali, e solo una minoranza di questa sparuta minoranza è composta da soggetti realmente indipendenti, e non a loro volta affiliati, quando non addirittura assoldati, da una delle fazioni in lotta. Non chiedetemi di far nomi, tanto chi può capire capisce, gli altri si arrangino. Una sola precisazione: non mi riferisco a siti o blog di economia.

In questa situazione di voluta disinformazione, e in vista delle elezioni del 2018, la partita che gioca l’Italia è di una complessità estrema, anche solo considerando lo scenario mediterraneo. Siamo alleati degli USA, in Libia, contro l’Egitto sostenuto dalla Russia, ma abbiamo un interesse strategico in comune sia con l’Egitto che con la Russia; i francesi, al solito, giocano sporco; gli inglesi fanno il gioco degli USA, as usual, essendone i più fedeli alleati (brexit o non brexit, Trump o non Trump); nel frattempo, in sede UE, prendiamo ordini dall’asse franco-tedesco, ricattabili e ricattati come siamo perché nella Commissione Europea la maggioranza è saldamente in mani carolinge, con buona pace di Franco Modigliani che pensava di riuscire a imbrigliare la Germania costringendola ad una gestione collegiale della politica economica.

Ma naturalmente gli attentatori sono cani sciolti che combattono per il jihad, i quali colpiscono ovunque ma non in Italia!

Come si spiega questa macroscopica contraddizione? Mi permetto di avanzare un’ipotesi che, ovviamente, non ho espresso al bar di Castro dei Volsci per non passare da “esperto” a “tuttologo“, ma che a voi, sparuta pattuglia di lettori, mi azzardo a sottoporre. Per far questo devo tirare in ballo Israele, un protagonista dimenticato, dal mainstream, delle convulsioni nel Mediterraneo e Medio Oriente, ma dotato di un centinaio di ordigni nucleari sotto il suo diretto ed esclusivo controllo, mentre noi ne abbiamo altrettanti ma gestiti dagli USA. Ebbene, penso che l’Italia, dai tempi di Andreotti e forse dalla misteriosa fine di Mattei (che magari è dire la stessa cosa) abbia contrattato una posizione di non belligeranza (fatte salve le partecipazioni ad operazioni militari concordate all’unanimità tra gli stati dell’occidente, e comunque sempre in posizione defilata) in cambio della libertà di fare affari rispettando gli equilibri di volta in volta sanciti dai rapporti di forza militari, e che il fulcro di questo equilibrio sia la nostra posizione di assoluta non ingerenza negli affari di Israele garantita, a sua volta, dall’arsenale nucleare americano dispiegato sul nostro territorio.

In pratica, e per dirla in termini che anche gli avventori del bar di Castro dei Volsci potrebbero comprendere, noi aspettiamo che i nostri grandi “alleati” (daje a ride) giochino la loro partita, poi facciamo affari con tutti. In questo siamo simili al Giappone e alla Germania, paesi sconfitti nella seconda guerra mondiale, con la differenza che alla Germania, alleatasi con la Francia per esercitare il dominio sull’UE, possono aprirsi nuove prospettive – a patto che l’euro regga – mentre noi siamo ostaggio degli USA, degli inglesi e del loro cane da guardia Israele.

Questa è una collocazione internazionale dalla quale la nostra politica estera non può discostarsi eccessivamente, a meno che il grande capitale italiano non riesca ad entrare organicamente nel nucleo dell’Europa carolingia pagando il prezzo richiesto in termini adesione al modello socioeconomico dell’ordoliberismo, e quindi di smantellamento di quello inscritto nella nostra Costituzione. Il primo attentato in terra italiana sarà il segnale che questo equilibrio sta saltando.

Per la terza volta in un secolo dobbiamo scegliere se schierarci con gli angloamericani o con gli imperi centrali. Oppure restituire la sovranità al popolo, come impone la nostra Costituzione, e scegliere la stretta e difficile via della neutralità. Anche al costo di battere i denti per il freddo e spegnere i condizionatori quando fa caldo.

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