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Fiorenzo Fraioli: La trappola del giro d’Italia

Fiorenzo Fraioli

Vi propongo un florilegio di alcune delle ultime enunciazioni di Stefano D’Andrea, fondatore e presidente dell’ARS (Associazione Riconquistare la Sovranità) finché questa è esistita, e presidente del FSI (Fronte Sovranista Italiano) da quando questo si è costituito. Sì, lo so: il link è lo stesso, cambia solo il nome: come possa un’associazione diventare un fronte io non lo so, chiedetelo a mr President.

  • IL 2022, UN ANNO DECISIVO. Sarà l’anno fatidico per l’Unione Europea. La Le Pen, dopo aver perso nel 2017, vincerà le presidenziali e, perciò, cominceranno le trattative per la REVISIONE dei Trattati. Lega nord, FN e altri partiti simili dimostreranno di NON ESSERE RIVOLUZIONARI, bensì REVISIONISTI e CERCHERANNO DI SALVARE l’Unione europea, eliminando l’euro ma introducendo un serpente monetario con vincoli di bilancio e lasciando altri vincoli di Maastricht. Allora verrà il tempo dei sovranisti, che sono altra cosa rispetto ai revisionisti.
  • IL MIO NO AI COMITATI PER IL NO. Gruppetti di presuntuosi professorini e vecchi professori (non professoroni), europeisti e colpevoli, nonché cerchie di indisciplinati militanti, che hanno lasciato i loro partiti di provenienza per incapacità o per contestazioni tattiche ma non per le idee europeiste, tenteranno di avviare la costituzione di un partito politico, senza avere nessuna delle capacità necessarie per riuscire nell’intento (più o meno le stesse persone hanno già tentato con ALBA). I morti partitini, presenti nei comitati, si opporranno tramite i loro militanti. I due gruppi litigheranno per un po’ e poi tutto si dissolverà. Il vero no era “IL NOSTRO NO”, non quello dei Comitati, dove si incontravano anche persone secondo le quali la Costituzione avrebbe avuto bisogno di “altre e diverse modifiche”. Non ci credete? Volete provare? Nutrite l’ennesima “speranza”? Vi rifiutate di prendere atto che vostro padre, vostro fratello, vostra moglie, il vecchio compagno di militanza, siccome europeisti o pseudo-tiepido-critici con l’Unione europea, sono vostri avversari politici? Bene, sprecate altro tempo (dopo quello dedicato aTsipras Varoufakis, Ingroia, e M5S) ma almeno promettete, a voi stessi e in pubblico, che sarà l’ultimo errore. La prossima volta soltanto con i sovranisti radicali e veri.Ai più svegli tra i lettori, però, dico: aderite al FSI e lasciate stare i comitati per il NO!
  • Ora tutti a parlare di PROTEZIONISMO. Anche su questo tema siamo arrivati 5 anni prima dei secondi
  • La prima grande vittoria dei sovranisti (14.11.2014). “Tutti saranno, in qualche modo, sovranisti, come tutti sono stati, in qualche modo, europeisti. Danzeremo nella danza dei sovranisti. Questa, per noi, è già un’immensa vittoria: da marziani o estranei ai presupposti di fondo del sistema, che eravamo, a piccolo gruppo, con capacità di crescita, che ormai gioca in casa la partita che voleva giocare, col pallone che voleva calciare. Il campo – il sovranismo – lo abbiamo definito noi”.
  • Fronte Sovranista Italiano contro Polo sovranista: ci vorrà un po’ di tempo ma ce li mangeremo a colazione (poi però vomiteremo).

Sia ben chiaro, il buon D’Andrea non scrive solo cose come queste, anzi! Spesso propone riflessioni molto interessanti. Purtroppo scrive anche queste cose! Dalle quali emerge, a mio avviso con cristallina evidenza, una voglia (ma una voglia!) incontenibile di primeggiare nel campo anti UE sulla base del fatto di aver affermato per primo idee e concetti che, finalmente e per fortuna, cominciano ad essere condivisi da un numero crescente di cittadini. Il minimo che si possa dire di ciò è che questo è provincialismo intellettuale. Fosse solo questo il problema potremmo perdonarglielo, ma il guaio è che il D’Andrea si è posto a capo di un movimento politico, di cui è Presidente dall’atto della sua nascita, senza che in questo siano mai state stabilite regole interne di rappresentanza e democrazia che non siano la rielezione plebiscitaria, e per alzata di mano, del Capo, pardon del Presidente, in occasione della rituale assemblea annuale.

Certo, c’è anche il direttivo, nel quale si entra per cooptazione (indovinate su proposta di chi?), dal quale per altro sono usciti decine di iscritti in seguito ad aspri dissensi con il Presidente su questioni che poco o nulla hanno a che fare con lo scopo statutario del movimento, e molto invece con le convinzioni in politica estera del Presidente, in primis il giudizio sull’ISIS e la guerra in Siria, ma anche temi attinenti alla sfera morale. Un esempio? eccovi serviti: La vita come missione: contro il diritto alla felicità e contro ogni indice di misurazione della medesima.
Come la mettiamo se, durante la missione di vita, incontrate Laura?
Nulla di grave, per carità! L’importante è saperlo, e regolarsi. Per il D’Andrea la vita sarebbe una missione (data da chi?); per me, che mi faccio seghe mentali diverse, la vita è una prova (stabilita da chi?). Solo che io non sono il presidente a vita di un gruppetto che si autodefinisce “Fronte Sovranista Italiano” e rivendica di rappresentare il solo e vero e puro sovranismo!

Un vizietto comune

Non è l’unico, il D’Andrea, ad essere caduto nella trappola del giro d’Italia, quel “ciao mamma, sono contento di essere arrivato uno” pronunciato dai gregari il giorno in cui vincevano una tappa. Non risulta che i grandi campioni pronunciassero parole simili. E’ in buona compagnia, il D’Andrea, e scusatemi se non faccio nomi che voi, pochi lettori di questo blog, conoscete benissimo. Il D’Andrea, e come lui un gruppetto di persone che, per ragioni professionali o per scelte di vita, si sono ritrovate ad avere qualche competenza in più, e in anticipo rispetto alla media dei cittadini, sulla moneta unica e l’Unione Europea, sembra voler trarre da questa contingente e casuale circostanza una sorta di diritto di investitura a svolgere un ruolo di primo piano nel prosieguo della $toria (o SStoria, che dir si voglia). Un diritto che non vogliamo negargli, salvo porre una semplice domanda: l’essere arrivati (forse) per primi, quantomeno rispetto a un ceto intellettuale e politico al soldo della grande finanza internazionale, è prova sufficiente di levatura politica? Non è forse il caso di abbassare la cresta e mettersi a pedalare, se si vuole vincere il giro d’Italia e non accontentarsi di una vittoria di tappa?
Quando mai, anche un grande campione, ha potuto vincere un giro d’Italia senza il consenso degli altri corridori, o almeno di una parte di essi, insomma una forte squadra? Qui invece abbiamo un onesto pedalatore che, in associazione con un piccolissimo gruppo di gregari, sembra aver fondato, Dio non voglia, il Fronte Squadrista Italiano.
Non è il solo, il D’Andrea! L’impressione è che, a distanza di 50 anni dal fenomeno dei leaderismo post sessantottesco, questo si stia riproponendo. Piccoli uomini, sebbene talvolta molto preparati sul piano tecnico, che sperimentano un’espansione improvvisa, e in un certo senso insperata, del proprio ego narcisistico, finendo col rimanerne vittime. Dimenticano, i nostri piccoli uomini, che la Storia è un processo grandioso altamente non lineare, nel quale qualsiasi vicenda personale è poco più di un’increspatura delle onde nel mare. E quando accade che un movimento collettivo finisca col provocare una grande onda, a questa viene si associato il nome di uno o più piccoli uomini, ma essi altro non sono che la schiuma di ciò che si abbatte sulla costa. Etichette, nomi utili per designare l’evento, e poco più. E quasi mai, per non dire mai, l’acqua che forma la schiuma è la stessa che, per prima, ha formato la grande onda.
Se ne faccia una ragione il D’Andrea, e si accontenti di aver vinto una tappa. Sì, è vero, è stato tra i primi, ma quasi sicuramente i nomi che finiranno sul sussidiario sul quale studieranno i suoi nipoti saranno altri. Magari, e spero che questo non lo affligga troppo, ci finiranno alcuni di quelli che sono arrivati dopo, e tra questi anche coloro che, fino a ieri, erano pro euro e pro UE e oggi stanno cambiando idea.
Repetita iuvant: la Storia è un processo dinamico altamente non lineare, non una rappresentazione teatrale in cui gli eroi del primo atto sono gli stessi dell’ultimo. Anche perché, se fosse una rappresentazione teatrale, sarebbe una commedia o una tragedia. Nel primo caso potremmo disinteressarci del D’Andrea, nel secondo caso è opportuno accendere un riflettore. Cosa diamine è questo sedicente “Fronte“, che si definisce “Sovranista” ma usa, per bocca del suo Presidente (finora) a vita, toni Squadristi? Chi ci può garantire che un siffatto movimento, nelle mani di un solo uomo al comando, non venga un giorno assoldato da chi ha il potere economico di farlo, così come accadde per un altro rivoluzionario di provincia, tal Benito Mussolini?
Carissimo Stefano D’Andrea, sono il primo a dirlo (come vedi, anch’io rivendico una mia primazia) ma sono in molti a pensarlo. Da provinciale a provinciale: ce stà!

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