cronaca

Friends, la storia della sigla e dei Rembrandts che non la volevano fare

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La band californiana iniziò a lavorarci in forma anonima, salvo poi abbracciare il successo della hit, anche se questo significò “tradire” in qualche modo lo zoccolo duro del pubblico

Si continua – giustamente – a parlare della reunion di Friends. Sigla compresa. Divenuta immediatamente una hit, nessuno può dire di non avere mai sentito I’ll be there for you, il brano che apre la serie e che accompagna i sei attori mentre si tuffano in una fontana. Meno noti, invece, sono i Rembrandts, il duo pop rock che ha cantato il brano ottenendo un successo inaspettato e duraturo. Non tutto, però, nella realizzazione di quel pezzo andò come previsto e ancora oggi Phil Solem, componente con Danny Wilde della band formatasi nel 1989, ricostruisce in maniera agrodolce la vicenda.

Intervistato da Variety, il musicista ha ricordato come nel 1994 lui e il suo socio fossero in fase di registrazione del terzo album, L.P., un progetto dalle sonorità piuttosto dark e introspettive, quando venne chiesto loro di incidere la sigla per il telefilm, che invece andava in tutt’altra direzione: gioiosa, facilmente orecchiabile, spensierata. “Ai tempi era comunque poco cool per una band come la nostra farsi coinvolgere dalla televisione”, ricostruisce Solem, ricordando che accettarono dunque di fare il lavoro in modo anonimo. I produttori di Friends Marta Kauffman e David Crane scrissero il testo e proposero anche una direzione musicale: “Volevano qualcosa di gioioso e incalzante e ci dissero di pensare ai Rem come sensazione – penso che il riferimento fosse It’s the end of the world, ma noi lo rimpiazzammo con il nostro sound”.

Reticenze a parte, i Rembrandts firmarono la versione breve della sigla. Mai si sarebbero immaginati il successo immediato con la messa in onda, infinitamente più grande di quello raggiunto nel 1990 con la precedente hit, Just the way it is, baby. Le radio impazzirono per il pezzo, trasmettendolo in continuazione. La popolarità esplose letteralmente quando la band girò il video con il cast e venne inserita una versione estesa del brano stesso nell’album L.P. in forma di bonus track: “Stavamo facendo un disco molto rock, duro, l’antitesi di Friends, quindi non eravamo contentissimi”, ricorda Solem: “[La casa discografica] aveva già stampato 100mila copie, non ricordo se le ritirò o cosa”.

L.P. finì per essere l’album di maggior successo dei Rembrandts, arrivando alla 23esima posizione della Billboard, la classifica americana, e fu certificato platino. “Superò qualsiasi cosa avremmo potuto immaginare”, ha detto Solem, aggiungendo che quel clamore cambiò anche la composizione del loro pubblico, che si riempì di ragazzine appassionate di Friends e delle loro madri. Così i Rembrandts iniziavano i loro concerti con I’ll be there for you per poi passare alla loro canzoni: “Vedevamo metà del pubblico che se ne andava. Ma con il tempo ci ha aperto anche molte porte, abbiamo tantissimi amici che sono arrivati proprio grazie a Friends. A distanza di 26 anni la canzone è ancora stabile nell’olimpo della musica televisiva, e nel mentre c’è ancora chi si interroga: quanti clap ci sono in quel battito di mani divenuto un ritornello indimenticabile? La risposta definitiva l’ha data Solem: “Non so più quante volte me l’hanno chiesto. Chi non ha orecchio musicale pensa siano cinque, perché ce ne sono quattro e poi entra la grancassa e ne batte un altro”.

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