cronaca

Gillian Anderson e gli altri attori che si dicono amareggiati per certi ruoli

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Interpretare Dana Scully in X–Files non è stata un’esperienza tutta rose e fiori. Anche per i colleghi Charlie Sheen, Mischa Barton, Stephen Dillane, Evangeline Lilly e Chevy Chase i set che li hanno resi famosi sono proprio quelli da dimenticare

L’ultima in ordine di tempo è Gillian Anderson: l’attrice britannica, di recente straordinaria interprete nelle serie Sex Education e The Crown, è divenuta celebre in tutto il mondo grazie alla parte di Dana Scully nel telefilm culto X–Files, che però non è stata un’esperienza tutta rose e fiori. “Ho avuto un paio di piccoli esaurimenti”, ha rivelato durante una tavola rotonda organizzata da Hollywood Reporter. “Alla fine non potevo parlarne, non potevo vederlo, non potevo neanche avere sotto gli occhi delle foto [di X-Files], semplicemente non ce la facevo”. Gillian Anderson non rinnega il ruolo che l’ha resa una star, però ammette che è stato difficile separare la sua immagine da quella interpretata sul piccolo schermo e dice che c’è voluto del tempo prima che potesse tornare a riconnettersi con quell’esperienza. In verità, non è la prima interprete a manifestare qualche disagio, più o meno inteso, ripensando a un ruolo televisivo del proprio passato:

1. Charlie Sheen, Due uomini e mezzo

Non è sicuramente una delle star di Hollywood più calme e accomodanti, ma sembrava che la sitcom Due uomini e mezzo, che l’ha visto protagonista per otto stagioni dal 2006 al 2012, avesse rappresentato una parentesi di stabilità e rilancio nella sua carriera. Alla fine, però, non è stato così. Dopo aver reso il clima sul set davvero impraticabile, Charlie Sheen a un certo punto si è scagliato contro l’autore della serie, Chuck Lorre, infarcendo il suo delirio di accuse e di qualche battuta antisemita. Il risultato: il suo personaggio, Charlie Harper, è stato ucciso fra l’ottava e la nona stagione, e sostituito da Ashton Kutcher. Successivamente Sheen non ha perso occasione di criticare la serie (in cui ha comunque continuato a comparire in veste di guest star… fantasma). Anche il giovane Angus T. Jones, che interpretava “il mezzo”, ovvero il nipote, ha critica molto duramente la produzione autodefinendosi un ipocrita per averci lavorato a lungo.

2. Mischa Barton, The O.C.

The O.C., che ha segnato i palinsesti giovanili dei primi 2000, nascondeva un alto tasso di drama anche dietro le quinte. Memorabile ancora oggi è l’uscita di scena di uno dei personaggi principali, la privilegiata ma anche un po’ ribelle Marissa Cooper, interpretata da Mischa Barton. Uccisa prematuramente in un incidente stradale al termine della terza stagione, la sua fine è dipesa dall’insoddisfazione della stessa attrice nei confronti della produzione: “Non era per nulla ciò che mi aspettavo”, ha dichiarato la giovane, che allora aveva 17 anni. Anche nelle scorse settimane ha rilasciato accuse pesanti nei confronti del resto del cast, che l’avrebbe emarginata e persino bullizzata, nonostante l’enorme pressione che sentiva su di sé. Le sue colleghe di allora, le attrici Rachel Bilson e Melinda Clarke hanno risposto negando le accuse e ricordando un set molto impegnativo dal punto di vista della recitazione, però tutto sommato umano e comprensivo. Mischa Barton ha sicuramente un ricordo diverso.

3. Stephen Dillane, Game of Thrones

È stata e rimarrà una delle serie più apprezzate e seguite degli ultimi decenni. E ciascun attore che ha fatto parte del numerosissimo cast è grato di aver potuto partecipare a Game of Thrones. Tutti tranne uno. Stephen Dillane, che ha interpretato il travagliato Stannis Baratheon, fratello del defunto re Robert, ha un ricordo leggermente diverso di quell’esperienza, che per lui è stata più confusionaria che altro: “Liam Cunningham [l’interprete di Ser Davos, ndr] era così appassionato al suo ruolo che era commovente vederlo, ma la mia esperienza è stata diversa”, ha raccontato. “Ero totalmente dipendente da lui per capire di che cosa parlassero le scene, non sapevo che cosa stavo facendo fino al termine delle riprese, ma allora era troppo tardi”. Dillane si è detto estremamente confuso dalle storyline complesse e di non essere riuscito a dare al suo personaggio – un uomo accecato dall’ambizione che arriva a bruciare sul rogo la propria figlia – la giusta profondità emotiva: “È stato come costruire un castello su fondamenta inesistenti”.

4. Evangeline Lilly, Lost

Anche nel cast di Lost c’è qualche dissidente. Evangeline Lilly, ovvero l’ex galeotta Kate Austen, che ha ottenuto un successo planetario da quel ruolo, ricorda un’esperienza non del tutto positiva sul set: “All’inizio Kate era piuttosto divertente”, ha ricordato in un podcast nel 2018, “ma poi più si andava avanti più diventava prevedibile e odiosa. Lilly ricorda anche fatti gravi, come l’essere stata costretta a girare una scena mezza nuda nel corso della terza stagione, con un conseguente trauma piuttosto forte. La stessa situazione si è ripetuta nella quarta stagione, ma allora ha trovato il coraggio di reagire: “Ho detto basta. Potete scrivere quello che volete, ma io non lo farò”. Ora Lilly si è lasciata alle spalle Lost ed è parte integrante del Marvel Cinematic Universe. Spiace però che la parte della vita le sia anche costata parecchi ricordi spiacevoli.

5. Chevy Chase, Community

Nel 2009 negli Stati Uniti ha debuttato la serie comica Community, il cui cast era costellato di giovani promesse, da Donald Glover – poi diventato una star della tv e della scena musicale – ad Alison Brie (Mad Men e Glow). A dare loro man forte c’era anche il veterano Chevy Chase, comico dalla carriera e dal sarcasmo pluridecennale. Peccato che quel suo sarcasmo nei confronti della produzione a un certo punto è risultato eccessivo. Sono passate alla storia le sue litigate con il creatore Dan Harmon (oggi impegnato con Rick and Morty). Ma anche con i colleghi attori le cose non erano idilliache. Morale: durante la quarta stagione Chevy Chase ha abbandonato il set all’improvviso senza fare più ritorno, raccontando in seguito come l’aver accettato quel ruolo fosse stato “un grosso errore” e di aver preso parte a “una delle più infime forme di televisione”. Da anni si vocifera di un possibile ritorno di Community, magari in versione film: quel che è certo è l’assenza di Chase.

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