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Giulia: «Vaccinate insegnanti e studenti più grandi, ridateci la scuola, ridateci l’aria»

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«Sono giorni strani di settimane strane, tutto quello che fino a poco tempo fa era normale ora non lo è più e sembra solo il ricordo di un’epoca lontana. Il mondo ha scoperto un nemico tanto piccolo e invisibile quanto temibile che lo ha messo in ginocchio e lo ha quasi fermato del tutto. È un virus, si chiama Sars-CoV-2 e causa il Covid-19, una malattia difficile da curare per la quale ancora non esiste un vaccino o un farmaco specifico. Questo virus ha causato un’emergenza senza precedenti nelle nostre vite e ha stravolto quella che era la nostra normalità.

Adesso, per esempio, sto scrivendo un tema al pc, non sto stringendo una penna tra le dita come avevo sempre fatto e non sto usando un foglio di carta. Se sbaglio a scrivere o devo riformulare una frase, non devo tirare nessuna riga o usare il correttore sulle parole sbagliate ma cancellare schiacciando un tasto della tastiera. È un’esperienza nuova che devo abituarmi a vivere, che chissà fino a quando durerà. Sono in quarantena dalla metà di febbraio e la mia vita è completamente cambiata in due mesi e mezzo».

Questo era quello che scrivevo poco meno di un anno fa, a inizio aprile 2020, all’inizio della pandemia, dopo poco da quando le scuole erano state chiuse fino a data da destinarsi, quando non si sapeva nulla, quando la paura e il disorientamento erano così forti da essere tangibili. Quando pensavo che di lì a poche settimane saremmo tornati a scuola e avremmo potuto chiudere le medie normalmente, o almeno come era reputato normale fino ad allora.  Adesso è quasi passato un anno. Come i miei compagni, ho fatto gli esami di terza media in video chiamata, non ho praticamente più visto i miei amici né i miei professori.

L’estate, però, sembrava aver ridato una parvenza di normalità, la sensazione che tutto stesse per finire, tanto che a settembre abbiamo iniziato la scuola in presenza. Ho iniziato il liceo, il classico, un’esperienza nuova in cui ansia ed entusiasmo si mischiavano per bene. Ho trovato nuovi compagni ma non li ho mai davvero visti in faccia: in classe abbiamo sempre avuto le mascherine. Ho scoperto i loro volti tramite i social e le video lezioni. Perché sì, dopo poche settimane siamo tornati a vivere tramite lo schermo di un computer, chiusi nelle nostre case. Lezioni in dad, tra connessioni che saltano, problemi tecnici, audio che va e viene… lezioni di greco così, perché se no non sarebbe stato abbastanza difficile!

Rispetto a quando avevo scritto quel tema sono cambiate molte cose. Per esempio, ora c’è il vaccino e la campagna di vaccinazione è partita, portandosi dietro una scia di polemiche infinita ed estenuante. Comunque io non lo potrò fare perché non ho neppure compiuto 15 anni, posso sperare che lo faccia la maggior parte degli adulti, pensando anche a noi, per ridarci un po’ di libertà, la sensazione dell’aria fredda del mattino mentre andiamo a prendere i mezzi per andare a scuola.

Onestamente, dopo mesi di clausura, ho perso entusiasmo, mi sento stanca, senza interessi, senza voglia. Al mattino mi alzo a fatica e fare qualsiasi cosa è pesante. Mi chiedo perché debba fare qualsiasi cosa se tanto la mia vita è sospesa e ferma tra quattro pareti. Le mie massime libertà sono andare a fare una passeggiata in campagna quando il dpcm e i colori lo consentono e andare a studiare da mia zia, sempre ovviamente quando permesso dalle regole e compatibilmente con il fatto che lei sia in smart working.

Durante il primo lockdown ho scoperto l’app Google Arts & Culture per visitare musei online (finalmente ho «visitato» la Casa di Anna Frank ad Amsterdam, direttamente dalla mia cameretta) ho provato a cucinare, con risultati non proprio eccellenti, condividendo queste esperienze con mia sorella di 9 anni. Insomma, in qualche modo mi sono divertita.

Adesso, invece, sono in preda allo sconforto e mi chiedo quando tutto questo finirà. Mi manca la vita di prima, mi manca la scuola e solo ora capisco quanto sia fortunata a poterci andare; mi manca scherzare con i miei compagni, stare in classe e vedere i professori che spiegano di persona, sentire il calore umano.

Ho la sensazione che noi siamo considerati solo degli adolescenti idioti, ragazzini viziati che hanno solo pretese. Rappresentiamo un terreno di finti scontri politici, un modo per recuperare qualche voto, ma in realtà nessuno si sta curando davvero di noi e del nostro futuro. Con la scuola non si capisce nulla. Nessuno riesce a trovare una soluzione a una questione così importante come la scuola, figuriamoci a tutto il resto. Perché la nostra vita non dovrebbe essere solo la scuola, ci sarebbero anche gli hobby, gli sport e gli amici. Ci è tutto negato, ci è negata un’istruzione in presenza, ci è negata la possibilità di socializzare, di farci nuove amicizie, e anche di innamorarci.

Mi sento esausta e stanca, mi sto abituando a essere un’ombra che vaga per casa e che scopre il mondo solo attraverso un pc e i social. E sono tra i fortunati ad avere questi strumenti e a poter avere una forma di svago!

Però per noi, andando avanti così, non c’è futuro. Insieme alle fasce più fragili della popolazione, vaccinate gli insegnanti, vaccinate gli studenti di più di 16 anni, ridateci la scuola, ridateci l’aria!

Giulia Pugliese 1 A Liceo Classico “S.Quasimodo” Magenta (MI)

Potete inviare la vostra lettera alla scuola all’indirizzo: lettere@vanityfair.it. Le lettere sono pubblicate nello speciale Cara Scuola, ti scrivo…

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