cronaca

I criteri per la zona bianca rischiano di ridurre il tracciamento?

i-criteri-per-la-zona-bianca-rischiano-di-ridurre-il-tracciamento?

Presto tutta Italia potrebbe risultare bianca, ma gli esperti della Fondazione Gimbe mettono in guardia su un possibile rischio di disinteresse delle Regioni nell’individuare attivamente nuovi casi di Covid-19

coronavirus
(foto: Getty Images)

Alla soglia dell’estate, complice il ritmo della campagna di vaccinazione, sembra che l’emergenza Covid stia dando tregua al nostro Paese: diminuiscono i casi totali, i ricoveri per sintomi e in terapia intensiva, e calano i decessi. Tant’è che si prevede che tra non molto in tutte le Regioni si saranno registrati meno di 50 nuovi casi al giorno per 100mila abitanti per tre settimane consecutive – criterio principe per il passaggio alla tanto auspicata zona bianca, secondo l’ultimo decreto.

In questo quadro, però, ci potrebbero essere alcune sbavature, almeno secondo Fondazione Gimbe che ancora oggi continua l’attività di monitoraggio indipendente dell’andamento epidemiologico del coronavirus: insieme a tutti gli altri parametri, infatti, è calato molto anche il numero di tamponi effettuati, con notevoli differenze regionali. E gli esperti mettono in guardia: è proprio adesso che non possiamo permetterci di rinunciare al tracciamento.

La situazione Covid-19

In base al report di Fondazione Gimbe, al 1° giugno i numeri di nuovi casi e decessi si confermano in diminuzione rispetto alla settimana precedente, rispettivamente -27% e -28%. Lo stesso vale per il trend dei casi attualmente positivi (225.751 vs 268.145), per le persone in isolamento domiciliare (218.570 vs 258.265), i ricoveri con sintomi (6.192 vs 8.557) e le terapie intensive (989 vs 1.323).

La circolazione del virus e la pressione sugli ospedali, insomma, stanno progressivamente diminuendo. E ciò non può che essere positivo.

Conflitto di disinteresse

A preoccupare gli esperti è però il calo dell’attività di testing e la disparità tra Regioni.

Se fino al 10 maggio il numero di persone testate ogni settimana era rimasto stabile, nelle ultime tre settimane si è ridotto del 33,7% (da 662.549 a 439.467). Significa che in questo periodo si sono sottoposte al test molecolare o antigenico in media 120 persone al giorno per 100mila abitanti, “con nette differenze regionali: da 199 del Lazio a 49 della Puglia”, si legge nel rapporto della Fondazione Gimbe.

“Purtroppo i criteri per conquistare e mantenere la zona bianca, introdotti con il Dl 18 maggio 2021 n. 65, disincentivano le Regioni a potenziare le attività di testing e a riprendere il tracciamento, proprio nel momento in cui i numeri del contagio permetterebbero di utilizzare un’arma mai adeguatamente utilizzata”, ha commentato Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, che ha definito quello delle Regioni un conflitto di disinteresse” nei confronti del tracciamento. “Un paradosso, perché trovare più casi rischia chiaramente di non conquistare o di perdere la zona bianca”.

La #zonabianca si conquista dopo 3 settimane consecutive con incidenza <50 casi/100 mila abitanti.

Ma sarebbe “cosa buona e giusta” definire uno standard di persone testate viste le diseguaglianze tra #Regioni #COVID19 pic.twitter.com/qPNLHr4Kfs

— Nino Cartabellotta (@Cartabellotta) June 4, 2021

“Il netto miglioramento del quadro pandemico se da un lato attesta il successo del ‘rischio ragionato’, dall’altro richiede che il prudente ottimismo sia accompagnato da una strategia condivisa tra Governo e Regioni per garantire l’irreversibilità delle riaperture“.

In questo senso per gli esperti potrebbe essere utile introdurre dei correttivi (per esempio uno standard di tamponi da effettuare per 100mila abitanti), incentivi alle Regioni a continuare con il monitoraggio e il tracciamento, che adesso è davvero possibile. Così facendo sarà anche più facile identificare e arginare in tempo utile nuovi focolai, e aumentare il sequenziamento per seguire la diffusione delle varianti di Sars-Cov-2.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: