i-film-da-vedere-per-capire-meglio-l’afghanistan

I film da vedere per capire meglio l’Afghanistan

Il cinema è un mezzo per porre domande. Lo sostiene da sempre Ken Loach, e chi siamo noi per smentirlo. Sono tanti gli interrogativi che ci poniamo in questi giorni di preoccupazione collettiva mondiale per la situazione in Afghanistan, che affonda le sue radici nei vent’anni di (disastroso, da ogni punto di vista) conflitto armato. Sono tanti anche gli interrogativi che in questi venti anni i cineasti hanno affrontato con diversi approcci, stili e soprattutto prospettive diverse, ma vale la pena fare un passo (cinematografico) indietro. Nel 1988 esce Belva di guerra, un film diretto da Kevin Reynolds, lo stesso dei leggendari Fandango e Robin Hood con Kevin Costner. Al centro della storia c’è un gruppo di soldati russi (interpretati da americani, ovviamente) che si perdono in Afghanistan dopo aver ucciso un mujahiddin e di un gruppo di ribelli assetati di vendetta sulle loro tracce. Questo tanto per annusare le atmosfere del “prima”. Ma c’è stato un “poi”, scatenato – almeno questa fu la causa ufficiale – da quel 9/11 ben raccontato dal documentario Fahrenheit 9/11 dello statunitense Michael Moore, pronto a indagare i retroscena delle motivazioni ufficiali delle operazioni belliche americane in Afghanistan e Iraq.

La condizione delle donne sotto il regime

Non conosci Papicha di Mounia Meddour

Nella narrazione delle condizione delle donne sotto il regime di integralismo religioso il cinema trova, probabilmente, il terreno più fertile per raccontare storie difficilmente dimenticabili. Impossibile non partire da Viaggio a Kandahar di Mohsen Makhmalbaf, in cui una giornalista afghana emigrata in Canada torna, come dice il titolo, a Kandahar per correre in soccorso della sorella che minaccia il suicidio dopo che i talebani hanno preso il controllo del Paese. Il viaggio, fisico come nell’animo, è occasione di testimonianza della precaria condizione femminile sotto il regime. Anche la figlia del regista di Viaggio a Kandahar, Samira Makhmalbaf in Alle cinque di sera racconta una storia di donna, decisa però a liberarsi del passato. È crollata la (prima) dittatura talebana, la protagonista torna a scuola e sogna quel futuro che le è stato negato e che suo padre stesso non vorrebbe per lei, considerandola blasfema e peccatrice.
Più recentemente, Non conosci Papicha di Mounia Meddour ha saputo raccontare bene l’oppressione delle donne sotto il regime del fondamentalismo religioso. Il film è ambientato in Algeria, durante la Decade Nera del sanguinario integralismo islamico degli anni 90. Una studentessa sogna di diventare stilista ma viene perseguitata insieme alle sue amiche per le sue idee, giudicate offensive, peccaminose e ribelli. Torniamo in Afghanistan con Osama di Siddiq Barmak, in cui una ragazzina si taglia i capelli per sembrare un maschio, così da poter aiutare la famiglia dopo che la madre ha perso il lavoro. Neanche a dirlo, la scoperta del travestimento le sarà fatale. Nessun travestimento in Io sono Malala, ritratto del premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai firmato da Davis Guggenheim. Tutto il film è sull’attivista pakistana, simbolo della lotta ai talebani e sostenitrice a livello mondiale dell’istruzione femminile: Malala aveva appena 15 anni quando fu vittima dei talebani della Valle dello Swat che le spararono tre colpi di pistola alla testa mentre tornava a casa da scuola. La sua colpa? Aver manifestato pubblicamente il  desiderio di leggere e studiare.

I film tratti dai libri

La cover di Sotto il burqa di Deborah Rllis e una scena de I racconti di Parvana-the Breadwinner

Il cacciatore di aquiloni porta sullo schermo il bestseller dello scrittore americano di origini afghane Khaled Hosseini. C’è il flashback sull’infanzia, su una Kabul invasa dai sovietici, e c’è ovviamente una denuncia mai troppo velata sugli orrori della guerra. I racconti di Parvana – the Breadwinner, prodotto da Angelina Jolie, è tratto dal romanzo Sotto il burqa di Deborah Ellis e attraverso l’animazione racconta la storia di Parvana, una bambina che per salvare suo padre, imprigionato dai talebani (colpevole di cultura: insegnava a sua figlia a leggere e a scrivere), si taglia i capelli e si traveste da maschio per andarlo a ritrovare. Come pietra paziente, invece, è tratto dalle pagine di Atiq Rahimi, che è anche regista della pellicola. Una giovane donna afghana assiste il marito, rimasto in stato vegetativo dopo essere stato ferito, e gli confida frustrazioni e segreti in una Kabul massacrata dalla guerra.

Come Hollywood racconta l’Afghanistan

Tom Cruise e Meryl Streep in ‘Leoni per Agnelli’

In Leoni per agnelli Robert Redford metteva in scena, come regista e attore, le molteplici contraddizioni della politica americana. Si ritagliava il ruolo di un docente universitario appassionato, affidando a Meryl Streep quello di una giornalista che intervista Tom Cruise, nei panni di un senatore spregiudicato, sul corrotto sistema propagandistico delle azioni belliche americane. Anche La Guerra di Charlie Wilson, con Julia Roberts e Philip Seymour Hoffman, affronta a viso aperto le controverse decisioni di politica estera statunitensi attraverso il Charlie Wilson del titolo. Ovvero Tom Hanks, nei panni di quel politico e militare che promosse una serie di operazioni segrete a favore dei ribelli (futuri talebani) in Afghanistan e a sfavore dei sovietici. Un tono parodistico è affidato a Brad Pitt in War Machine, con Tilda Swinton e Ben Kingsley, tutto incentrato sugli errori commessi dagli USA sul suolo afgano. Al centro della storia l’ascesa e la rovina di un sedicente leader, il generale McMahon, arrivato in Afghanistan acclamato come una rockstar e in seguito smascherato brutalmente dalla stampa.

Brad Pitt in War Machine

Orlando Bloom, Scott Eastwood e Caleb Laudry Jones sono invece le star di The Outpost, adattamento del romanzo The Fighter basato sulla vicenda realmente accaduta durante l’operazione Enduring Freedom ad un gruppo di soldati statunitensi in Afghanistan nel 2009. Ovvero lo scontro storico tra una squadra di 53 militari e oltre 400 combattenti talebani nel nord-est del paese. Più retorico 12 soldiers, adattamento cinematografico del libro Horse Soldiers, con Chris Hemsworth pronto a guidare una squadra delle forze speciali statunitensi in Afghanistan – che si ritrova presto in inferiorità numerica, come anticipa il titolo – per abbattere i talebani e Al-Qaida. Cast stellare anche per Lone Survivor, con Mark Wahlberg, Taylor Kitsch, Emile Hirsch e Eric Bana a interpretare un commando statunitense in Afghanistan con la missione di catturare e uccidere Ahmad Shah, temibile capo talebano responsabile della morte di numerosi marines. Last but not least, l’antiamericano The Kill Team basato sull’omonimo documentario del 2013 con protagonisti Nat Wolff e Alexander Skarsgård, su un gruppo di soldati americani che tra il 2009 e il 2010 si rese responsabile delle esecuzioni sommarie di diversi civili afghani nel distretto di Maywand.

The post I film da vedere per capire meglio l’Afghanistan appeared first on Wired.

%d bloggers like this: