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Il dispositivo intelligente di Huawei e WWF che protegge la riserva Cratere Astroni

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Con i suoi 250 ettari, la riserva naturale Cratere degli Astroni, che si estende per 15 km tra Napoli e Pozzuoli, rappresenta uno straordinario esempio di biodiversità.
Sentieri naturali, attrezzati di numerosi osservatori per l’avifauna, si estendono nei pressi di uno dei più grandi crateri dei Campi Flegrei. 130 diverse specie di uccelli, tre piccoli stagni popolati da specie animali e vegetali, immersi in un ecosistema difficile da tutelare, incastonato su un territorio fortemente antropizzato e contaminato da attività industriali inquinanti.
Allo scopo di proteggere questo territorio, Huawei e Wwf hanno messo insieme un sistema per registrare dati acustici nel raggio di 3 km², un dispositivo di circa 30 cm di diametro assicurato alla cima di un albero, che permette di frenare le attività illegali e studiare il paesaggio sonoro.
“La Riserva è stata scelta da Huawei e Wwf Italia, insieme alle oasi di Orbetello e Burano in Toscana, per installare i “Guardiani della natura”, spiega il direttore della Riserva, Fabrizio Canonico. “Sono dispositivi che registrano i suoni, li trasmettono a un cloud dove l’intelligenza artificiale li decodifica e ci invia in tempo reale sul telefonino le segnalazioni di attività anomale. In pratica, grazie alla tecnologia di Huawei possiamo tenere sotto controllo 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno la Riserva. Da quando i dispositivi sono stati attivati, lo scorso settembre, ci sono state oltre 15 azioni di verifica e un intervento della Polizia Provinciale per sequestrare un impianto acustico illegale per la cattura di fauna selvatica”.
Una tecnologia che potrebbe costituire la salvezza dell’oasi, grazie alla possibilità di scoraggiare quello che è da sempre uno dei grandi problemi della riserva: il bracconaggio. Il cratere degli Astroni è infatti circondato da un muro eretto dai Borbone proprio per fermare il bracconaggio, quando nel XV secolo la zona divenne riserva di caccia reale (per approfondire la storia della riserva, diventata oasi WWF nel 1969, rimandiamo a questo link).
“Purtroppo l’abitudine a considerarla zona di caccia non è cambiata, continua Canonico, i bracconieri vengono qui per catturare beccacce e quaglie e ci sono anche prelievi di legname. Abbiamo poche risorse e contrastare le attività illegali è un problema, ma ora la tecnologia può esserci di grande aiuto”.
Molto di più, comunque, di uno strumento per ostacolare il bracconaggio: i “Guardiani della natura”, presentato da Wwf e Huawei a dicembre 2021, permette un monitoraggio costante dei suoni e delle loro anomalie. I dati e le registrazioni catturati dai dispositivi in tutte le oasi coinvolte nel progetto sono le basi per uno studio senza precedenti della biodiversità in ambienti mediterranei, in collaborazione con gli esperti del Centro interdisciplinare di bioacustica del dipartimento di scienze della terra e dell’ambiente dell’università di Pavia, coordinato dal professore Gianni Pavan: “Una parte del sistema ha già dato risultati importanti per la protezione delle riserve”, spiega Pavan, “e l’elaborazione dei dati consentirà di riconoscere le specie presenti e costruire un’immagine del panorama sonoro”. Il suono è infatti un elemento fondamentale, anche se spesso considerato secondario, per monitorare lo stato di salute degli ecosistemi. Come spiega ancora Pavan: “Il paesaggio sonoro è un complemento del paesaggio visuale ed è espressione della vitalità dell’ecosistema attraverso i suoni emessi dagli animali che lo abitano. In particolare uccelli, anfibi e insetti”.

L’articolo Il dispositivo intelligente di Huawei e WWF che protegge la riserva Cratere Astroni proviene da The Map Report.

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