cronaca

Il film Pretty Guardian Sailor Moon Eternal è un must per tutte le generazioni

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La migliore trasposizione a livello grafico dell’opera di Naoko Takeuchi: non cade vittima di modernizzazioni forzate ma resta fedele agli schemi che ne hanno fatto un cult negli anni ’90

Da Demon Slayer a One Piece, da Neon Genesis Evangelion a Cowboy Bebop, tutti gli anime miliari in formato televisivo hanno conquistato successivamente il grande schermo. Pretty Guardian Sailor Moon Eternal – Il film debutta su Netflix qualche mese dopo aver conquistato le sale cinematografiche nipponiche. A differenza della maggior parte dei lungometraggi tratti da manga e relative trasposizione televisive, Eternal non presenta una storia fuori canone, bensì è un vero e proprio capitolo incastonato nella serie regolare, quel Pretty Guardian Sailor Moon Crystal che, prodotto in occasione dell’anniversario del ventennale della venerata eroina creata da Naoko Takeuchi, costituisce un remake più aderente e fedele ai fumetti della combattente che veste alla marinara. Pretty Guardian Sailor Moon Eternal  corrisponde al quarto capitolo narrativo delle avventure delle guerriere Sailor, ma dopo i primi tre ritradotti in formato seriale, condensa questa sezione in due ore e quaranta suddivise in due parti. Sailor Moon Eternal Movie è, quindi, perfettamente integrato nella continuità narrativa del cartone il che la rende poco edibile per quel pubblico che si approccia per la prima volta a Usagi & co.

Esaurita questa premessa, la prima parte della narrazione, subito successiva alla fine dell’arco precedente, mostra Usagi essere promossa (per il rotto della cuffia) alle superiori e l’amato Mamoru matricola all’università, mentre le guerriere Sailor si godono un periodo di tranquillità dopo gli sforzi esatti dall’ultima battaglia: Chibiusa si appresta a tornare nella sua epoca, il trentesimo secolo, portando con sé l’insoddisfazione verso sé stessa e la gelosia nei confronti della più matura, ammirata a amata Usagi. Un’eclissi solare che oscura Tokyo interrompe i piani della bambina e apre un varco alle avversarie del Dead Moon Circus, custodi di un barriera in grado di congelare lo spazio e il tempo, e quindi anche la facoltà di Chibiusa di viaggiare nel futuro. Le pittoresche Amazoness Quartet sfruttano gli incubi degli umani per aumentare il proprio potere e sono avvantaggiate dall’incapacità delle guerriere sailor di trasformarsi in virtù dei limiti imposti dalla barriera. Ciascuna è vittima di un agguato delle nemiche e cerca dentro di sé l’energia prodotta dai propri sogni per recuperare l’abilità di mutare.

Curiosamente, questa prima parte segue l’impianto narrativo tipico delle serie, con una trama orizzontale scandita dalla staffetta di Chibiusa, Usagi, Ami, Rei, Makoto e Minako: a una a una, tutte affrontano i propri demoni interiori, i propri incubi e le proprie inadeguatezze attingendo alla forza di un sogno tanto meraviglioso da ridonare la magia della trasformazione in combattente della Luna, di Mercurio, di Marte, di Giove e di Venere. Nel frattempo, un’eterea creatura dalle sembianze di unicorno, Pegasus, irrompe nella vita di Chibiusa e accorre in suo soccorso in svariate circostanze. La seconda parte è dedicata al ritorno sul campo di battaglia di Michiru, Haruka, Setsuna e Hotaru, le quali hanno formato un’amorevole e perfetta famigliola destinata ad abbandonare l’idilliaca vita civile per tornare a vestire i costumi di Sailor Neptune, Uranus, Pluto e Saturn.

Le paladine del sistema solare esterno e le eroine capeggiate da Usagi affronteranno insieme la Regina Nehellenia, la Malefica della situazione che si è presentata al cospetto della Principessa Serenity quando la sua bimba era in fasce e l’ha maledetta, profetizzando la rovina del Regno della Luna. Con la presa di posizione di Ami e delle altre guerriere che smontano il fatalismo di Nehellenia rivelandole come non siano state le sue invettive a condurre allo sfacelo il regno bensì varie e ben più terrene contingenze, il film di Sailor Moon ricorda al suo pubblico il motivo per cui la storia recente l’ha consacrata a pietra miliare della cultura popolare di una generazione: la forza della suoi valori. La seconda parte, dopo la prima, più flemmatica, è più concitata e ricca d’azione, resa più accattivante dall’animazione migliore mai applicata a una trasposizione di Sailor Moon. Il tratto non è solo molto bello, il character design riflette anche una scelta stilistica ammirevole nell’evitare di modernizzare, rivoluzionandolo, il canone estetico originale ma optando per un’aderenza allo stile iconografico in compromesso tra i cartoni degli anni ’90 e Crystal.

È probabile che qualsiasi teenager italiano cresciuto negli anni ’90 abbia familiarità con i personaggi creati da un’allora giovanissima Naoko Takeuchi, la mangaka che rivoluzionò il popolare genere femminile (shojo) delle maghette (majokko) applicando gli schemi noti della controparte maschile (i gruppetti di guerrieri coi costumi in pendant che combattono il male): per gli estimatori del manga di questa generazione, Pretty Guardian Sailor Moon Eternal Movie è una chicca ineguagliabile, estremamente fedele allo spirito originale dell’opera della Takeuchi e graziata da una messa in onda libera dalle censure che piagarono la trasmissione sui canali Mediaset.

A distanza di venticinque anni e dalle affermazioni imbarazzanti di alcuni psicologi allarmati che profetizzano la trasformazione in gay dei piccoli fan di Sailor Moon, questo film offre la possibilità ai neofiti di conoscere un prodotto dell’animazione e della popculture fondamentale. Per alcuni le trame ingenue, i sentimentalismi esasperati, l’imbranata e lamentosa Usagi, la generale esistenza di Chibiusa (e il suo inquietante complesso di Elettra) costituiranno un deterrente, per altri, questa pietra miliare dell’adolescenza di una generazione che ha promosso la libertà dell’identità sessuale (a partire dalla coppia formata da Michiru e Haruka) e il girl power (è quasi sempre Usagi a salvare il proprio fidanzato, e non viceversa), è l’occasione per avvicinarsi a un nuovo oggetto di culto.

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