GOSSIP

il grande Fratello VIP non chiuderà mai? Un format davvero senza limite di tempo, estensibile.

Senza fine. Un format davvero senza limite di tempo, estensibile. Ora che ci penso, sarebbe davvero auspicabile che l’attuale edizione del “Grande Fratello VIP”, la numero 5, sicuramente la più fluviale e discussa per semplici ragioni di virus subito fuori la porta, possa trasformarsi in un format proprio senza mai sosta. Una diretta perenne, una versione non-stop, illimitata, del format che piace ai candidi, il programma perfetto, per le anime semplici. Da assimilare alle infinite crisi di governo, ma anche a quelle coniugali, esistenziali… In una sorta di stallo permanente. Dove i discorsi confermano, appunto, il nulla. Tutto questo renderebbe molto felice il telespettatore che in tutto crede, che vede amore e sesso anche in assenza di un minimo bacio provvisto di lingua.

Un candore degno di Homer Simpson, l’eroe dei cartoon, un pennarello dentro il cervello, lì conficcato da quand’era un bambino. E non asportabile chirurgicamente, se non con il serissimo rischio di renderlo ancor più stupido, fesso.

Nel caso dell’utenza del “Grande Fratello”, equamente distribuita tra giovani fan tutti emoticon e ancora faccine su faccine, e anziani muniti talvolta perfino di cinto erniario, lo si sappia, tutti costoro sono tragicamente accomunati dall’interesse per le “vite degli altri”, lo dimostrano i molti commenti che, soprattutto i più giovani, riversano con partecipazione convinta sui social, tra Twitter, Facebook e Instagram. Quanto agli anziani, li porgono più semplicemente a voce al malcapitato, magari concorrente già eliminato, ormai seduto lì in studio come semplice salma dormiente, sebbene retribuita, in tutte le dirette del lunedì e del venerdì, che dovessero incontrare, ora nei pressi di un banco di mutande a Porta Portese o magari presso la salumeria sotto casa.

Intendiamoci, importa poco che le vite degli altri siano insignificanti, inesistenti, grado zero, per dirla con Giuseppe Mazzini, del pensiero e dell’azione. Un riflesso della paccottiglia subculturale pop. Tuttavia presso le pupille dei semplici le vite sotto la doccia altrui, diventano straordinarie, anche quando invece di un Aristotele c’è modo di sentire citato Achille Lauro, quello di Sanremo. E nessuna eco dell’omonimo leggendario armatore partenopeo, detto il “Comandante”, con relativo natante intitolato altrettanto assurto alle cronache per ragioni tragiche di terrorismo filo-palestinese decenni addietro.

Questo per dire che il GfVip è un grande pennarello evidenziatore dell’assenza totale di percezione dei fatti storici da parte dei nostri vicini, sì, della loro ignoranza. Homer Simpson dunque non era citato a sproposito.

Come nel caso delle città mitologiche, se non proprio Atlantide o Macondo e la mai edificata Mussolinia di Sicilia, si pensi a Christiania, Auroville, Arcosanti, la cittadella che sorge intorno al “Grande Fratello Vip” assomiglia per fervore operativo al villaggio di Asterix, equamente popolato da capiprogetto, autori, registi, addetti al “Confessionale”, tecnici delle luci e del suono, sarte, addetti all’accoglienza, pompieri, microfonisti, addetti ai cestini, psicologi, medici, autisti, truccatori e truccatrici, parrucchiere e parrucchieri, maestranze varie, lì presenti nell’enclave di “Cinecittà, una “Enterprise” occupazionale a se stante, autosufficiente come la residenza dei Sette Nani, tra “Star Trek” e “Biancaneve”. Perfetta perfino per consentire a madri ingorde di fama di porsi parassitariamente rispetto alla visibilità della figlia “influencer”.

Tra container abitabili collocati accanto a rimanenze scenografiche alla rinfusa accatastate: riproduzioni delle colonne tortili del baldacchino berniniano di San Pietro, bracieri di Muzio Scevola, vasche di Cleopatra, tempietti di un Mitridate o di un Ponzio Pilato o magari di una Manlia Scantilla, che sorge nereggiante e incombente a pochi passi proprio dall’infermeria dove encomiabili dottoresse della produzione praticano i tamponi.

Dare un destino infinito al GfVip sarebbe dunque una forma di welfare, affermazione della necessità dello stato sociale, consentirebbe a molte persone una continuità lavorativa, cosa niente male.

Sia pure nella sua apparente dimensione ludica, il “Grande Fratello” ha il merito di fotografare lo stato mentale dei nostri vicini. Come nelle grandi saghe letterarie dedicate alle epidemie, da “Le mille e una notte” al “Decameron”, non far mai cessare le dirette dalla “Casa” servirebbe a produrre, sì, narrazioni degne di una soap guatemalteca, ma anche a rimandare il tempo di un’esecuzione,  cioè della coscienza, dunque la vittoria finale del cervello di Homer Simpson, non esattamente un campione di studi filosofici.

0 comments on “il grande Fratello VIP non chiuderà mai? Un format davvero senza limite di tempo, estensibile.

Leave a Reply

%d bloggers like this: