Redazione

Il meglio della Biennale Architettura 2021

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Da sabato 22 maggio ha aperto ufficialmente al pubblico  la 17. Mostra Internazionale di Architettura dal titolo How will we live together? a cura di Hashim Sarkis, organizzata dalla Biennale di Venezia. Una Biennale molto complessa, questa, che arriva dopo un anno di stop causato dalla pandemia mondiale. Un anno in cui tutti noi ci siamo presi una pausa, mentre curatori e commissari dei padiglioni internazionali hanno continuato a lavorare per far sì che questa edizione risultasse ancora più focalizzata sui temi urgenti a cui il mondo dell’architettura è chiamata a rispondere. In una Venezia atipica, sublimante vuota, si sta svolgendo ora uno degli eventi culturali più importanti al mondo, che rimarrà aperta fino a domenica 21 novembre 2021. Siamo andati a visitarla, costruendo una narrazione su quelli che, secondo noi, sono i progetti imperdibili.

Padiglione Uzbekistan

Prima volta in Biennale per la Repubblica dell’Uzbekistan. Dal titolo Mahalla: Urban Rural Living, il progetto è stato curato da Christoph Gantenbein e Emmanuel Christ, con l’ETH di Zurigo e la supervisione di Victoria Easton. La mostra interdisciplinare indaga e approfondisce la realtà dei quartieri urbani  in Uzbekistan conosciuti come mahallas, realtà urbane multiformi, quartieri ricchi di rituali e tradizioni, tipici dell’Asia Centrale. I curatori hanno riprodotto, in forma concettuale, la struttura di una mahalla a due piani realizzata con tubi di ferro giallo che restituisce al visitatore l’immagine della rete dei tubi del gas che attraversa i quartieri. Appese in questo scheletro metallico, le fotografie della vita quotidiana uzbeka.

Padiglione della Repubblica dell’Uzbekistan, Mahalla: Urban Rural Living. Foto di Gerda Studio

Padiglione Russia

Un lavoro incredibile curato da Ippolito Pestellini Laparelli e dall’agenzia 2050+. Il progetto Open per il padiglione russo del 2021, mette in discussione il suo ruolo di istituzione indagando la zona fluida e indeterminata che si trova a cavallo tra lo spazio fisico e quello digitale. Il progetto consiste di tre componenti: la messa in scena di un padiglione praticamente vuoto per svelare i dettagli della ristrutturazione (architettonica e istituzionale) dell’edificio; una stazione di gioco che riflette sul potenziale politico dei videogames; e una pubblicazione con ventotto testi commissionati che indagano modelli alternativi per pensare e agire all’interno delle istituzioni. L’obiettivo ultimo è esplorare come diversi dominii – il fisico, il digitale e tutto ciò che è compreso tra essi – possano fungere da banco di prova per nuove istituzioni e per l’esplorazione di altri modelli di esistenza collettiva.

Padiglione Russo, Open, 2050+. Foto di Marco Cappelletti

Padiglione Israele

Israele, sublime meraviglia. La mostra LAND.MILK.HONEY esamina il rapporto tra uomini, animali e ambiente nel contesto israeliano. I curatori – Dan Hasson, Iddo Ginat, Rachel Gottesman, Yonatan Cohen e Tamar Novick – sono partiti dall’immaginario biblico del latte e del miele come metafora della pienezza, e la sua costruzione nella pratica come progetto sionista di modernizzazione. La mostra si concentra su cinque animali, addomesticati e selvatici, ognuno dei quali rappresenta la multiforme narrazione dell’introduzione della modernità nel Levante. Attraverso cinque casi di studio – mucche, capre, api, bufali d’acqua e pipistrelli – hanno costruito la storia spaziale di un luogo in cinque atti: Meccanizzazione; Territorio; Coabitazione; Estinzione; e Post-umano.

Padiglione Israele, LAND.MILK.HONEY. Foto di Matteo Losurdo

The Restroom Pavilion

Una grande novità alla Biennale di Venezia. Matilde Cassani, Ignacio G. Galán, Iván L. Munuera e Joel Sanders presentano, nelle Corderie dell’Arsenale e nel Padiglione Centrale, la ricerca Your Restroom is a Battleground che si traduce in un progetto di revisione della struttura tradizionale dei bagni dei Giardini. Quando entriamo nella toilette, non siamo mai soli. Al contrario, siamo impigliati in una rete di corpi, infrastrutture, ecosistemi, norme culturali e regolamenti. Nel Restroom Pavilion questo network viene restituito dai curatori attraverso la progettazione di una serie di bandiere poste nella parte superiore del padiglione, al posto della tipica segnaletica dei bagni ad uso pubblico. Il disegno degli spazi interni ha come obbiettivo quello di eliminare i cliché legati alla dimensione della restroom come struttura utilitaristica verso una revisione di questa tipologia letta in chiave sociale: il bagno è un luogo che viviamo insieme, che annulla ogni barriera classista, religiosa e culturale.

Matilde Cassani, Ignacio G. Galan, Ivan L. Munuera, Joel Sanders, The Restroom Pavilion. Foto di Delfino Sisto Legnani

Arsenale – OMA / Reinier de Graaf

Reinier de Graaf disegna The Hospital  of the Future alla fine delle Corderie, in un ambiente caratterizzato da tende da ospedale a grandezza naturale e letti da campo acquistati dall’esercito italiano. Figure a grandezza naturale ispirate all’Uomo Modulatore di Le Corbusier rappresentano pazienti che soffrono di affezioni comuni contemporanee, mettendo in discussione la nozione di uno standard ideale di salute. Partendo da un’analisi dell’evoluzione del sistema sanitario mondiale, analizzandone le potenzialità e le criticità (soprattutto), Reinier de Graaf e il team curatoriale hanno portato in Biennale una ricerca di OMA nata nel 2019 sul futuro delle strutture ospedaliere.

OMA / Reinier de Graaf, The Hospital of the Future, Arsenale. Foto DSL Studio

Arsenale – Studio Ossidiana

Variations on a Bird Cage è l’installazione che Studio Ossidiana (Rotterdam) per la Biennale di Venezia. È una esplorazione degli oggetti e degli spazi con cui mediamo i nostri incontri con gli uccelli; un paesaggio minerale, modulare, uno spazio che mette in discussione i confini tra specie umana e animale. Inserti commestibili, vasche d’acqua, trespoli, giochi e sedute ne danno materialità; tre torri piccionaie la osservano dal perimetro, mentre una collezione di modelli propone altre forme e modi di incontro e relazione. Nel giardino delle Vergini, la torre piccionaia, rivestita in scando- le metalliche fa eco ai campanili della città, e offre riparo a piccioni, gazze, corvi e altri uccelli urbani, gli animali che ci sono più vicini, che abbiamo maggiormente trasforma- to, e che, spesso, ignoriamo più di ogni altro.

Studio Ossidiana, Variations on a Bird Cage, Corderie dell’Arsenale. Foto di Giorgio De Vecchi

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