Il “Nero”, uno dei protagonisti del processo Mafia Capitale, è uscito dal carcere di Oristano poco dopo le 13,30 dopo 5 anni e 7 mesi

Il “Nero”, uno dei protagonisti del processo Mafia Capitale, è uscito dal carcere di Oristano poco dopo le 13,30 dopo 5 anni e 7 mesi di detenzione. Accolta l’istanza dei suoi legali: “Siamo soddisfatti che la questione tecnica che avevamo posto alla Corte d’Appello e che tutela un principio di civiltà sia stata correttamente valutata dal Tribunale della libertà”. Ma il Guardasigilli vuole fare verifiche

di FEDERICA ANGELI

Massimo Carminati esce dal carcere da uomo libero. Nessun obbligo di dimora, nessun obbligo di firma. “A fine marzo aveva già scontato il tetto massimo dei due terzi del reato più grave che gli è stato contestato: una corruzione”. È il suo legale, il professore Cesare Placanica, a fornire la spiegazione tecnica della scarcerazione che arriva a cinque giorni dal deposito delle motivazioni della Cassazione con cui per l’ex Nar, insieme a Salvatore Buzzi e altri 30 coimputati è crollato il 416bis, l’associazione a delinquere di stampo mafioso. E il ‘Nero’ del ‘Mondo di Mezzo’ ha lasciato il carcere di Oristano alle 13.30 vestito di blu, con una borsa, Carminati ha trovato i giornalisti ad attenderlo all’esterno, ma ha evitato di rispondere a qualsiasi domanda. L’ex militante dei Nar è poi andato via con un taxi. Ma su questa scarcerazione Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha delegato l’ispettorato generale del ministero a svolgere “i necessari accertamenti preliminari”, così fanno sapere fonti di via Arenula.

Mondo di mezzo, Massimo Carminati esce dal carcere di Oristano dopo 5 anni e 7 mesi di detenzione

Dopo tre rigetti da parte della Corte d’Appello, l’istanza dei suoi legali alla fine è stata accolta dal Tribunale della Libertà. Carminati, detto anche il “Il Cecato” di Mafia Capitale, esce dall’istituto penitenziario di Oristano in cui era rinchiuso dal dicembre 2014 perché la carcerazione preventiva è arrivata al limite. Non essendo quindi arrivati a una condanna definitiva – il processo d’Appello bis Mondo di mezzo deve ancora essere celebrato – torna libero, nella sua dimora a Sacrofano.

Mafia Capitale, le confische a Carminati: dalla spada giapponese ai gemelli d’oro

Il penalista Placanica nell’istanza rigettata dal Riesame e riproposta all’Appello aveva fatto leva su questo, ricevendo un ok ma con riserva. C’era il secondo reato più grave, ovvero la seconda ordinanza che colpì Carminati sui suoi rapporti col consigliere regionale ex Pdl Luca Gramazio, unico politico a cui è stato contestato il 416bis.

“Abbiamo replicato – spiega ancora Placanica – che si trattava di una contestazione a catena. E così la nostra questione tecnica, in punto di diritto, che tutela un principio di civiltà è stata accettata”. E Massimo Carminati da oggi è un cittadino libero.

Mafia Capitale, Carminati: “Ora sono il diavolo ma parlavo con tutti”

L’ex militante di estrema destra fu arrestato con l’accusa di mafia il 2 dicembre del 2014. È uno dei criminali romani la cui fama sembra essere inossidabile. Fu lui stesso in una intercettazione captata dalle cimici dei carabinieri del Ros a dire a un dipendente della compagnia Fastweb che non riusciva a risolvere un suo problema di connessione: “Forse non hai capito con chi stai parlando, cerca su internet Massimo Carminati e poi vedi di sbrigarti a risolvere la situazione”.

Mafia Capitale, Carminati al telefono col poliziotto: “Passa in ufficio”

Il suo nome è legato alla banda della Magliana ma soprattutto allo storico furto al caveau della banca di piazzale Clodio. Un furto messo a segno alle cassette di sicurezza di decine di magistrati, avvocati e notabili romani e che riuscì a portare a dama grazie alla complicità di interni alla banca e di forze dell’ordine.

Fu sostanzialmente questo colpo a creare attorno alla sua figura, nel mondo di sotto e anche in quello di mezzo, quell’aura di intoccabilità. Per anni di lui si è sentito parlare solo collateralmente, rispetto a indagini di personaggi che gravitavano nel mondo della destra, Gennaro Mokbel è uno di questi.

E fu proprio da una intercettazione che riguardava i contatti di Mokbel con Finmeccanica che i Ros nel 2012 iniziarono a mettere gli occhi su Carminati e la casa di Sacrofano, attorno a cui ruotavano strani giri. Le dichiarazioni di uno skipper narcotrafficante pentito diedero il via per aprire una inchiesta per mafia sul “Cecato” e il suo socio in affari Salvatore Buzzi.

Uno spaccato desolante quello che venne fuori da due anni di indagini: Carminati e il ras delle cooperative rosse erano riusciti a piegare ai loro desiderata politici, pubblici funzionari, imprenditori nella Roma allora comandata dal sindaco nero Gianni Alemanno. Una rete di rapporti in cui mazzette e ricatti erano la consuetudine proseguita anche con la giunta del Pd.

Mafia capitale, Carminati sul politico da corrompere: ”O si caccia o si compra”

Milanese di 62 anni, Carminati venne arrestato poco lontano dalla sua abitazione di Sacrofano. Gli venne contestata la detenzione di armi, che non si troveranno mai. Di lì a qualche giorno, finiscono in carcere altre 36 persone nell’ambito dell’inchiesta mediaticamente conosciuta come Mafia Capitale. L’ex Nar sconterà 5 anni e 7 mesi dentro una cella per questa vicenda. Dopo Rebibbia, va a Tolmezzo, quindi a Parma (quando viene sottoposto al 41 bis) e Oristano.

Il 20 luglio del 2017 il tribunale lo condanna a 20 anni di reclusione per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e a tanti altri reati. L’11 settembre del 2018 la corte d’appello riconosce la sussistenza della mafia e infligge a Carminati 14 anni e mezzo. Verdetto annullato dalla Cassazione il 22 ottobre del 2019 che fissa un nuovo processo solo per la rideterminazione delle pene. Dopo quattro giorni, il regime del carcere duro viene meno. Incassato il parere positivo della Dda di Roma e della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, il Guardasigilli Alfonso Bonafede firma il decreto di revoca del 41 bis per Carminati, che oggi torna libero.

Ulteriore episodio, che ben faceva comprendere il potere intimidatorio espresso dal
sodalizio diretto da CARMINATI Massimo è la vicenda relativa al debito contratto da
PIRRO Raimondo per il commercio di orologi, nel caso specifico di proprietà di
BRUGIA Riccardo, ampiamente illustrata più avanti.
Da quanto appreso nel corso delle intercettazioni il PIRRO aveva smerciato due orologi di
valore di proprietà di BRUGIA Riccardo che l’uomo aveva intenzione di vendere
attraverso l’intermediazione fornita dal gioielliere INFANTINO Andrea senza
corrispondere i proventi della vendita al BRUGIA.
Le conversazioni intercettate dimostrano inequivocabilmente lo stato di assoggettamento
del PIRRO di fronte alla reazione violenta di BRUGIA (BRUGIA: perché ti ho cercato da
tutte le parti, figlio mio! e’ chiaro che tu… cioè…so’ sincero, cioè… fortunatamente stavi
dentro al bar ed è successo… niente a quello che te doveva succedere… PIRRO: ma tu hai
ragione, è per questo che mi dispiace perchè io sto in torto, se non stessi in torto non me
ne fregherebbe niente!)
Il PIRRO prometteva la restituzione del denaro, ma poi non onorava l’impegno preso,
subendo nuovamente le minacce di BRUGIA (non me fa’ veni’ a casa non me fa’
scomoda’ . . . te prego, ti chiedo cortesia queste cose non me fa’ . . . tu non c’hai i soldi per
far la spesa figlio mio ma io che devo fa’ . . . Raimondo) . Illuminanti al riguardo i
commenti di CARMINATI, che è presente durante la conversazione tra BRUGIA e PIRRO
( è un classico che non c’ha i soldi per fare la spesa….dio buono…che noia… c’ho il cuore
debole…non piangere che c’ho il cuore debole…cioè..) e critica l’atteggiamento del fratello
di PIRRO, che si era rifiutato di far fronte al debito, alludendo alle possibili ritorsioni in
danno del debitore (“se poi morono si costituiscono parte civile però . . . tutta la famiglia
eh”.).
Per BRUGIA e CARMINATI la riscossione del credito nei confronti del PIRRO è
principalmente una questione di reputazione criminale, ben più importante della cifra non
particolarmente rilevante (Riccardo: ormai, eh..se no..è diventata una questione
principale, come no? Massimo: stavolta, stavolta se..se non è proprio la buca de
notte, jè spaccamo proprio la faccia Riccardo: no, no jè do’ una martellata in
testa…come premessa..inc.. Massimo: ..appena lo vedo l’ammazzo..Riccardo: te lo
giuro …no, no Andrè ormai è diventata una cosa…mica, mica può pensare deve passà, de
esse passato così, questo Massimo: che và a pija per culo la gente)
Ulteriore esempio dei metodi violenti utilizzati dal sodalizio per il recupero dei crediti è la
vicenda che vede protagonista PERAZZA Massimo, detto “il Romanista”, il quale viene
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pesantemente malmenato da BRUGIA (PERAZZA: “ma secondo te è normale una
reazione come quella . . . scusame è . . .ciò tutta una gamba massacrata, dietro al collo
c’ho tutto un taglio ”.) E’ lo stesso BRUGIA a spiegare a LACOPO le ragioni del
pestaggio (“Dici è un mese che non ti paga il conto, me stai a rompe il cazzo “chiedigli i
soldi! chiedigli soldi!” che cazzo te devo di! Ah, va be’, va be’. L’importante è che t’ha
pagato. No, perchè dice ch’emo pure, ha lasciato strisciate pure da Alessia, c’ha 600
euro di vestiti. Aò? 670 euro. “E mo adesso, adesso vengo a vede’” Ao! e questo lascia
strisciate da tutte le parti! mette benzina e lascia strisciate! Ma vaffanculo ao! Fa tanto
il miliardario e fa i buffi da tutte le parti.”
Un caso paradigmatico di esercizio del metodo mafioso è poi la vicenda del tentativo di
estorsione realizzato da BRUGIA e CARMINATI in danno di SECCARONI Luigi,
ampiamente illustrata più avanti.
CARMINATI e BRUGIA intendono acquisire un terreno di proprietà della famiglia di
SECCARONI, il quale però non sembra intenzionato a vendere. Il rifiuto dell’imprenditore
scatena la reazione del sodalizio (lo riferisce lo stesso SECCARONI in una conversazione
con un amico, ZANNA Alessandro “mi ha detto… dice: intanto te lì non ci farai mai
niente perché tu, come apri, te famo… te armiamo un casino”…“allora devi dì o sì o no.
Se è sì o no, se è no tu sai che c’hai un nemico, preparati”). Il commento di ZANNA
dimostra inconfutabilmente la diffusività della percezione della forza di intimidazione del
sodalizio e lo stato di assoggettamento che ne derivava in coloro che venivano in contatto
con i suoi esponenti (“A Lui’, ma io te faccio legge delle cose che ho letto, è proprio un
disegno strategico capito? E’ una strategia proprio che c’hanno, non è che lo fanno…
l’hanno fatto con te e basta casualmente, con tutti, con tutti capito?”.
Chiarissima anche la reazione di CARMINATI, che commenta con Roberto LACOPO il
rifiuto dell’imprenditore di sottostare alle pretese del sodalizio (“…io gli ho fatto fà una
grande cortesia da coso, come ca…dall’amico ..inc..no, gli ho fatto fare una grande
cortesia de qua ..inc….senza piglià una lira ..poi Riccardo me diceva pure “a Ma, che
cazzo te frega è un pezzo di merda levamo..levamoglie i soldi”, “no”, gli ho detto “a
Riccà me pare brutto ce fa le cortesie” ma..invece no, non bisogna, bisogna avè pietà de
nessuno capito? Ce stanno amici me và, lui no, lui è un pezzo di merda e io gliela faccio
pagà”…….. “no ma io lo torturo per…Robè, lo torturo Robè, tu non sai manco se a
Roma io…… no io sparo”, “no, io su ste cose, io lo torturo, adesso lo torturo, adesso lo
torturo tu mi devi credere, io adesso gli faccio fare ..gli faccio…lo faccio campare male,
io lo faccio campare male, senza daje manco na pizza..anzi una pizza gliela dò”. “non
gli faccio fare un cazzo, a meno o me lo affitta per 18 anni, 9+9, oppure me lo vendi,
sono cazzi sua quello che deve fà, e poi l’affitto deve essere lo sai come 500 al mese eh!
Non hai capito gli faccio cagà sangue, stavolta gli faccio cagà sangue, così se impara, la
paga tutta una vol…tutt’insieme…si è bono per…inc”)
Era poi lo stesso SECCARONI a riferire all’amico ZANNA Alessandro il contenuto delle
minacce subite (“fatti trova’”. Allora… ah… no perché me lo devi da, ce lo devi da a noi:
o ce lo affitti o ce lo vendi. Parla con tuo padre. Gli ho detto: guarda, mio padre c’ha 74
anni lasciatelo sta”. “lo so, ma te mica sei un coglione. Parlace te, ci parli te. A noi ci
serve senno’ (…) ti trovi un grande nemico, ti mandamo a fuoco tutto”. “mi ha detto…
dice: intanto te lì non ci farai mai niente perché tu, come apri, te famo… te armiamo un
casino”. ) Anche in questo caso il commento di ZANNA dimostra la consapevolezza delle
modalità mafiose con cui opera il sodalizio (“i soldi non li ripigli più eh! Non te pensare
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che quelli pagano l’affitto regolare, tranquillo e tutto quanto. Una volta che ce se so messi
dentro, con un regolare contratto, te l’hanno levato”….. “vendi, vendi. Se te… se te danno i
soldi, se te danno i soldi si”.)
Lo stato di assoggettamento del SECCARONI, dovuto al timore di subire gravi danni dalla
contrapposizione con il sodalizio diretto dal CARMINATI, appariva del tutto evidente
dalle frasi espresse dallo stesso imprenditore, il quale, nel corso di una nuova
conversazione con ZANNA Alessandro, spiegava che “oramai so, praticamente sono sotto
scacco loro” e raccontava che “quando vengono sotto io soffro in un modo impressionante:
zagaglio (balbetto), non riesco a di’ due parole”.
Lo stato d’ansia e di prostrazione in cui le minacce del sodalizio avevano ridotto il
SECCARONI Luigi è ampiamente documentato dalle conversazioni intercettate, riportate
nel paragrafo dedicato alla vicenda.
6.2 La acquisizione e il controllo di attività economiche con metodo mafioso: il
manifesto programmatico dell’associazione (“perché tanto ..NELLA STRADA… glielo
devi dire… aaa come ti chiami?… COMANDIAMO SEMPRE NOI…. non comanderà
mai uno come te nella strada.. NELLA STRADA TU C’AVRAI SEMPRE BISOGNO”)
fonte repubblica.it

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