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Il ritorno in Laguna della Venice Design Biennal

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Il ritorno in Laguna della Venice Design Biennal

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La Venice Design Biennial torna, dopo un anno di pausa forzata, con la terza edizione in presenza. Il programma di mostre aprirà al pubblico dal 20 maggio al 27 giugno, in parallelo al primo mese di Biennale Architettura, continuando a intessere la relazione tra i linguaggi del design contemporaneo e alcuni dei luoghi più suggestivi della città.

Venice Design Biennal 2021

La cultura è stata gravemente colpita dalla crisi sanitaria; la pandemia mondiale ci ha tenuti sospesi per così tanto tempo che oggi, che si sta progressivamente e timidamente riaprendo tutto, ci pare ancora strano visitare una mostra o applaudire ad un concerto di teatro. Tra i tanti danni causati da questa condizione, c’è stato anche il rinvio della 17. Mostra Internazionale di Architettura dal titolo How will we live together? a cura di Hashim Sarkis e prevista per maggio 2020, e di tutti gli eventi collaterali ad essa.

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Mostra collettiva Design As Self-Portrait, SPARC* – Spazio Arte Contemporanea, Campo Santo Stefano. Foto di Federico Floriani.

A pagarne le conseguenze sono state in particolare tutte quelle nuove realtà che stavano cercando di imporsi sul panorama culturale veneziano, come la Venice Design Biennal, giunta quest’anno alla sua terza edizione. La VDB (abbreviazione della manifestazione) è un progetto che nasce dall’idea di divulgare, approfondire, far conoscere al mondo la meravigliosa pratica contemporanea del design veneziano e allo stesso tempo portare in Laguna i designer emergenti di fama internazionale. I suoi fondatori, Luca Berta e Francesca Giubilei, portano avanti un progetto di curatela studiato e pensato apposta per diffondere il sapere locale e intrecciarlo con figure provenienti da altre realtà.

Il tema curatoriale di questa edizione, proposto da Luca e Francesca, è Design As Self-Portrait. L’idea è di indagare ciò che il design rappresenta per ciascuno di noi come individui, e come al contempo ci rappresentiamo attraverso di esso, attraverso oggetti, spazi, esperienze. Con una grande e nuova attenzione all’evoluzione delle stesse tecniche di autorappresentazione. Il tema viene indagato attraverso una serie di mostre, una costellazione di spazi che il fruitore potrà visitatore godendo anche della bellezza dei percorsi veneziani.

Le mostre

La mostra collettiva Design As Self-Portrait presenta le opere di oltre 20 designer internazionali tra due sedi espositive: SPARC* – Spazio Arte Contemporanea, in Campo Santo Stefano, e SPUMA – Space for the Arts, un suggestivo spazio di archeologia industriale (vecchio birrificio Dreher) alla Giudecca. La mostra indaga il ruolo sempre più rilevante che il design assume in ciò che scegliamo per comunicare la nostra identità, nella spola permanente tra uso e rappresentazione, realtà e virtualità.

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Mostra collettiva Design As Self-Portrait, SPARC* – Spazio Arte Contemporanea, Campo Santo Stefano. Foto di Federico Floriani.

Tra i designer partecipanti, c’è anche Tadeas Podracky, vincitore della prima edizione della Venice Design Biennial Residency 2020, che espone la sua nuova serie di opere, Fading Reflection, esito dell’esperienza veneziana a contatto con la tradizione artigianale locale di Ongaro e Fuga Specchi Veneziani. L’opera gira attorno al suo centro, intarsiato con il tradizionale specchio veneziano, dal quale la materialità visuale del vetro si disgrega e si connette con altri elementi reinterpretati del patrimonio dell’artigianato veneziano. A vedere l’opera, si potrebbe pensare che il legno sia stato intagliato da una macchina, invece è il risultato finale di un accurato lavoro di Podracky stesso, che ha minuziosamente lavorato il materiale. Lo specchio è decostruito nella materialità, forma e costruzione, trasformandosi in una transizione verso il suo intorno.

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Tadeas Podracky e la sua opera Fading Reflection, foto di Tomáš Brabec.

Incredibile la curatela transdisciplinare della mostra Past Forward. Designers from the land of Venice, dove il design contemporaneo incontra le collezioni antiche del Museo Archeologico Nazionale di Piazza San Marco. La mostra, curata da Luca Berta e Francesca Giubilei e organizzata in collaborazione con la Direzione Regionale Musei Veneto – Ministero della Cultura, intesse un dialogo sorprendente tra l’antico e il lavoro di 17 designer che vivono, lavorano, o provengono da Venezia e dal suo territorio. L’intento è quello di incarnare plasticamente un doppio sguardo, rivolto al passato e al futuro, che caratterizza la città lagunare. Quella corda tesa, oscillante tra culto delle tradizioni secolari e massicce assunzioni biennali di ipercontemporaneità, su cui Venezia cammina con incerto e incantevole equilibrismo. Lo sguardo del visitatore incontra vasi contemporanei tra i loro omologhi di duemila anni fa, sculture in poliuretano tra le opere di statuaria classica, lampade in vetro soffiato o acciaio armonico circondate da busti e monete antiche, sgabelli colorati alternati a rilievi in marmo.

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Mostra Past Forward. Designers from the land of Venice, Museo Archeologico Nazionale di Piazza San Marco. Foto di Federico Floriani.

La VDB offre anche la possibilità di visitare uno dei posti più impressionanti e meno conosciuti di Venezia, ovvero l’Oratorio dei Crociferi, dove si trova il magnifico ciclo pittorico tardo rinascimentale di Palma il Giovane. Qui  il duo Pretziada ha curato il progetto espositivo Pretziada. A Self-Portrait in Design, dove l’Oratorio fa da cornice alla selezione di pezzi creati in collaborazione tra laboratori sardi e creativi internazionali. Il lavoro di Pretziada evoca un mondo apparentemente lontano nel tempo e nello spazio, un futuro/arcaico ancora vivissimo tanto nella cultura materiale sarda quanto in quella veneziana. Funzionalità e decoro, semplicità delle forme e ricchezza dei dettagli sono le caratteristiche di questa capsule collection, che include alcuni pezzi inediti prodotti nell’ultimo anno, vissuto tra distanziamento e concentrazione, dal particolare punto di vista insulare della terra di Sardegna.

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Non solo design ma anche body art: Walking on Water è il progetto performativo e installativo della fashion designer inglese Jo Cope, sviluppato nel corso dell’ultimo anno in collaborazione con VDB per celebrare due aspetti della storia veneziana: le sue donne e la sua “pantofola” più antica. Infatti, l’evento è realizzato in collaborazione con il brand Piedàterre, specialista delle furlane, le originali calzature in velluto che da Venezia si sono diffuse in tutto il mondo. Il terrazzo del T Fondaco dei Tedeschi, palcoscenico mozzafiato aggettante sull’acqua del Canal Grande, è il luogo dove il progetto prende vita, combinando insieme i movimenti coreografati di quattro danzatrici, gli antichi gesti di un’artigiana della scarpa e la potente voce della soprano Lieta Naccari. Attraverso l’azione del camminare e la scarpa quale mezzo d’espressione, la designer indaga la condizione della donna contemporanea in relazione alle storie e ai percorsi delle donne del passato, che l’hanno preceduta.

Il progetto editoriale

Oltre alle mostre in presenza, un elemento essenziale di questa terza edizione della Venice Design Biennial sarà Hybrid Venice, progetto editoriale fruibile anche da chi non avrà modo di venire fisicamente in città: un inedito viaggio visivo che combina la tradizionale iconografia veneziana con l’intelligenza artificiale applicata alla generazione delle immagini. Una Venezia ibrida, riconoscibile ma non esistente, che farà da sfondo alla riflessione sul ruolo del design in questa epoca di fusione accelerata tra fisico e digitale, impastata di ansia, speranza, disorientamento e percezione di condizioni nascenti. Il viaggio visivo approderà poi alla forma fisica di un libro, che verrà presentato a settembre 2021 e che ambisce ad essere non solo il catalogo di una manifestazione che si adatta strutturalmente alle mutate condizioni di esperienza delle mostre, e delle mostre di design in particolare, ma anche un vero strumento di indagine sulle forme di autorappresentazione del design e della città di Venezia. Oltre ai testi di Luca Berta e Francesca Giubilei ci sarà uno scritto di Matylda Krzykowski, curatrice transdisciplinare. La parte visuale sarà sviluppata da Sebastiano Girardi Studio.

La mostra di JoeVelluto Studio

La VDB è stata anche l’occasione per annunciare la mostra sui vent’anni di JoeVelluto Studio, dal titolo Design in pratica / Pratiche di design virtuoso, a cura di Leonardo Caffo, che si terrà dal 17 settembre 2021 presso la Galleria Civica Cavour, Padova. Patrocinata e ospitata dal Comune di Padova con il sostegno di UBI Unione Buddhista Italiana, raccoglie una selezione di progetti prodotti e autoprodotti in questi primi 20 anni di attività e presenta alcuni progetti inediti di prossima produzione. La mostra vuole essere una riflessione sulla capacità e sulla forza del design di ispirare le coscienze e orientare le abitudini: il design come pratica virtuosa appunto. La mostra sarà fruibile anche on-line tramite il sito-piattaforma dedicato. Un vero e proprio contenitore digitale, che rimarrà attivo anche una volta terminata la mostra, all’interno del quale sarà possibile consultare video interviste e dossier che permetteranno di approfondire le tematiche sviluppate a 360° gradi. Il sito è progettato in dark view e realizzato solo in bianco e nero, come tutta l’immagine coordinata della mostra con lo scopo di utilizzare meno energia possibile.

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