Il “rumore” delle estrazioni minerarie mette in pericolo la vita negli oceani

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L’inquinamento acustico derivante dall’estrazione mineraria in acque profonde può estendersi fino a coprire una distanza di 500 chilometri. È quanto emerge da uno studio condotto dagli scienziati dell’Ocean Initiative, il National Institute of Advanced Industrial Science and Technology (Aist) in Giappone, la Curtin University in Australia e l’Università delle Hawaii e pubblicato sulla rivista Science, una delle più prestigiose riviste in campo scientifico, insieme a Nature.
Gli effetti dell’inquinamento acustico su molte specie marine sono devastanti. Si ipotizza, infatti, che molte specie di acque profonde, di cui si sa molto poco, utilizzino suoni e vibrazioni per navigare, comunicare e rilevare i predatori in assenza di luce solare. È probabile che il rumore sottomarino “interrompa gli ecosistemi”, hanno affermato gli autori del documento, finanziato dai Pew Charitable Trusts.
Per la loro analisi, i ricercatori hanno preso in considerazione l’impatto sonoro di estrazioni di petrolio e gas, che però sono meno rumorose delle estrazioni marine (si teme, perciò, che le stime gli effetti saranno maggiori di quanto previsto) e hanno concentrato le loro ricerche nella zona di frattura Clarion-Clipperton, nell’Oceano Pacifico settentrionale, tra Hawaii e Messico.
Si tratta di una zona abitata da moltissimi cetacei e ricca di noduli polimetallici, concrezioni minerali che si trovano sui fondali marini e dai quali vengono ricavati cobalto, rame, nickel, manganese, zinco, argento, oro e altri metalli utilizzati per la produzione di batterie per i veicoli elettrici e per gli smartphone. Questi minerali sono una specie di “batteria nella roccia”, come li definisce una società mineraria, la start up canadese The Metals Company.
Per la sua ricchezza di minerali, la zona è oggetto di grande interesse da parte dell’industria, tanto che attualmente 17 imprese stanno aspettando risposta alla loro richiesta di iniziare le operazioni di scavo. Se ciascuno di essi aprisse anche solo una miniera, un’area di 5,5 milioni di chilometri quadrati, più dell’intera Unione europea, si troverebbe sottoposta a un elevato impatto acustico.
Le preoccupazioni legate agli impatti di lunga data sugli ecosistemi vulnerabili e poco conosciuti hanno assunto una nuova urgenza nel giugno 2021, quando la Repubblica di Nauru si è valsa di una clausola della legge del mare delle Nazioni Unite, per cercare di sveltire la burocrazia permette di procedere dopo una notificazione alla International Seabed Authority, l’ente che deve dare i permessi, entro due anni dalla richiesta.
Secondo quanto rilevato dai ricercatori, i livelli di rumore causati dall’attività di estrazione possono arrivare a 4-6 km da ciascuna miniera e possono superare le soglie fissate dal National Marine Fisheries Service, l’agenzia federale responsabile della gestione delle risorse marine degli Stati Uniti, al di sopra delle quali esistono rischi di impatti comportamentali sui mammiferi marini.
“Il mare profondo ospita potenzialmente milioni di specie che devono ancora essere identificate e i processi che avvengono lì consentono l’esistenza della vita sulla Terra”, ha affermato l’ecologista Travis Washburn.
Craig Smith, coautore e professore di oceanografia presso l’Università delle Hawaii, ha dichiarato: “Se la nostra modellazione è corretta, potrebbe richiedere un ripensamento delle normative ambientali, incluso il numero di operazioni minerarie consentite all’interno della zona di Clarion-Clipperton”.
Le aziende sono attualmente tenute a studiare le aree in cui viene proposta l’attività mineraria e confrontarle con le aree di controllo all’interno dei loro siti in cui non si svolgerà alcuna attività mineraria. Queste ultime sono conosciute come “aree di riferimento di conservazione”. Ogni appaltatore ha a disposizione fino a 75.000 km².
“I nostri modelli suggeriscono che da nessuna parte nell’arco di 75.000 km² è esente da impatto acustico”, ha affermato Smith. “Potrebbe essere necessario modificare i regolamenti, in modo che le aree di controllo siano più lontane”.

L’articolo Il “rumore” delle estrazioni minerarie mette in pericolo la vita negli oceani proviene da The Map Report.

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