Il tetto del Lingotto ha una nuova Pista 500: da altare delle auto a vetrina di arte e sostenibilità

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Nuova vita per l’ex stabilimento di via Nizza di Torino, il Lingotto ex sede Fiat, sul cui tetto si estende un ambizioso progetto di arte all’aperto, ma non solo: Pista 500 è oggi un percorso espositivo fatto da una serie di installazioni artistiche e ambientali che dialogano tra loro in uno dei luoghi più emblematici della città, e della storia industriale italiana, e mondiale, grazie alla Pinacoteca Agnelli. Da semplice pista di prova futurista, Pista 500 è oggi un piccolo polmone verde, a 28 metri di altezza, con più di 40.000 piante di oltre 300 specie autoctone diverse. Il progetto di riconversione portato avanti da FIAT, realizzato dallo studio Camerana&Partners, si combina con un percorso dedicato al test drive della Nuova 500 elettrica. Insomma, un parco sospeso che sarà ulteriormente valorizzato grazie al progetto di arte pubblica di Pinacoteca, con opere di 7 artisti contemporanei: Nina Beier, VALIE EXPORT, Sylvie Fleury, Shilpa Gupta, Louise Lawler, Mark Leckey e Cally Spooner. Il giardino pensile avrà poi sempre nuove installazioni, pensate e ideate specificamente da artiste e artisti internazionali per i suoi spazi green. Al costo di 2 euro si potrà accedere da una rampa alla storica pista. “La pista – ha detto l’architetto Camerana – è un bene storico, vincolato dalla sovrintendenza, che ancora mantiene un carattere di leggenda del ‘900. Era difficile elaborare tutta questa storia con un giardino, ecco perché abbiamo lavorato con un approccio di forte leggerezza”.

Foto: courtesy of Camerana&Partners

Per chi non lo conoscesse, l’edificio è già di per sé un mix tra arte e storia, icona modernista così descritta dallo storico Reyner Banham: “Negli anni Venti tutti i veri modernisti erano già stati su per le rampe e poi si erano fatti fotografare in piedi sul tetto. Le fotografie di D’Annunzio, Marinetti, Le Corbusier le ho viste di recente; quelle di Gropius e Owen Williams (l’ingegnere che ci ha regalato ad esempio l’Empire Pool di Wembley) non li vedevo da tempo, ma scommetto che sono tutti negli archivi comprensivi della Fiat, insieme a chiunque sia mai stato qualcuno per il modernismo”.

Foto: courtesy of Camerana&Partners

Il futurismo ha ispirato il progetto dell’architetto e ingegnere Giacomo Mattè-Trucco cento anni fa. Allora era la fabbrica più grande del mondo e le macchine esercitavano un fascino immenso sulle folle. Filippo Tommaso Marinetti scriveva nel Manifesto futurista del 1909: “Dichiariamo che lo splendore del mondo si è arricchito di una nuova bellezza: la bellezza della velocità. Un’auto da corsa con il cofano adorno di grandi tubi come serpenti dal respiro esplosivo… un’auto ruggente che sembra correre su una macchina – il fuoco delle armi, è più bello della Vittoria di Samotracia”. Il tetto del Lingotto – con la sua pista – era la caratteristica principale dell’edificio, e l’intera struttura era stata progettata, architettonicamente e filosoficamente, per venerare la velocità e l’auto. Qualcosa che oggi non esiste più, ma che è giusto ricordare e valorizzare, proprio così, affiancata dal verde a simboleggiare le nuove esigenze e i nuovi traguardi comuni.

Foto: courtesy of Camerana&Partners

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