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Il Turkmenistan vuole spegnere la “porta dell’inferno”. Brucia da 50 anni

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ll presidente del Turkmenistan, Gurbanguly Berdymukhamedov, ha annunciato di voler spegnere le fiamme del famoso cratere noto come “la porta dell’inferno”, che da 50 anni ardono nel nel deserto del Karakum, nei pressi del villaggio di Darvaza.
Negli ultimi 10 anni, il cratere che con le sue fiamme visibili a chilometri di distanza offre uno spettacolo suggestivo, è diventato l’attrazione turistica più visitata dell’Asia centrale. Ma ora, come riportato dalla BBC, il presidente ha annunciato di voler estinguere il fuoco per tutelare la salute delle persone che vivono nei dintorni e perché  il cratere rappresenta un ostacolo l’estrazione di gas naturale dai giacimenti presenti nella zona.
«Stiamo perdendo risorse naturali di valore che potrebbero produrre profitti importanti e che potremmo usare per migliorare il benessere del nostro popolo», ha detto Berdymukhamedov.
Come si diceva, “la porta dell’inferno” brucia da circa 50 anni. Benché i dettagli sull’origine della formazione del cratere siano incerti, la teoria più accreditata vuole che “la porta” sia stata aperta per la prima volta nel 1971, quando alcuni geologi sovietici impiantarono in quella zona una piattaforma di perforazione, con lo scopo di estrarre petrolio. Poco dopo l’inizio dei lavori, le trivelle incontrarono una sacca di gas naturale, causando un cedimento improvviso del terreno e la formazione di una voragine e profonda 20 metri e dal diametro di 70 centimetri.
Per scongiurare la fuoriuscita di gas velenosi come il metano, decisero allora di incendiare il pozzo, convinti che nel giro di pochi giorni le fiamme avrebbero esaurito i gas naturali presenti nel sottosuolo. Il piano, però, non andò come previsto e, a distanza di 50 anni, le fiamme bruciano ancora oggi.
Secondo alcuni geologi locali, invece, come riportato a National Geographic dall’esploratore George Kourounis, che nel 2013 fu il primo a calarsi all’interno del cratere, la voragine si sarebbe formata negli anni Sessanta e l’incendio avrebbe avuto origine 20 anni più tardi, intorno al 1980.
Qualunque sia la verità sulla sua origine, non è la prima volta che Berdymukhamedov annuncia di voler far spegnere il cratere, da lui stesso rinominato “Lo splendore del Karakum”. L’ultima volta lo aveva ordinato nel 2010, senza riuscire però a concludere la faccenda e anche nel suo recente annuncio, a dire il vero, non ha chiarito quale strategia verrà adottata dal governo per chiudere il cratere o estinguere le fiamme.

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