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Ilva e le altre crisi: Allarme per la mancata soluzione di 150 emergenze aziendali, adesso aggravate dal coronavirus.

Allarme per la mancata soluzione di 150 emergenze aziendali, adesso aggravate dal coronavirus. Mise, Tesoro e Palazzo Chigi navigano a vista e 250mila posti di lavoro sono a rischio. Negata la garanzia statale su un prestito da 400 milioni, così ArcelorMittal medita di disimpegnarsi dal cuore siderurgico del Paese. Il ruolo di Invitalia e l’incognita della Cassa integrazione

ROMA – “Può sembrare un paradosso, ma dobbiamo ringraziare Covid-19 e i divieti di spostamento perché altrimenti qui sotto avremmo qualche problema a gestire le proteste degli operai. E non solo di quelli dell’Ilva”. “Qui sotto” è via Molise, a Roma, e a parlare è un alto dirigente del ministero dello Sviluppo Economico, che chiede di mantenere l’anonimato. Poche parole per fotografare il caos della politica industriale italiana, il caotico vuoto di sempre aggravato dall’allarme sanitario. Tanto da far temere il peggio in vista del riemergere delle tante crisi aziendali temporaneamente congelate dall’avvento del coronavirus. Ilva in primis, con le tensioni sociali di questi giorni negli stabilimenti di Taranto Genova, sottoposti ad una grottesca altalena di cassa integrazione, avvisaglia di quello che potrà accadere nelle prossime settimane. “E non voglio neanche pensare a quando, dopo l’estate, finiranno gli ammortizzatori sociali Covid, la moratoria sui licenziamenti e il re tornerà nudo…”. IlvaWhirlpoolBlutecWanbaoJindal Piombino, EmbracoBekaert…da Nord a Sud la geografia del declino industriale italiano: 150 emergenze irrisolte che coinvolgono 250mila lavoratori.

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