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In Provenza, Un Hôtel Particulier Con Alle Spalle Una «storia Di Intrecci»

Le case a volte contengono un destino che va solo capito e assecondato. Lo hanno imparato bene Anthony Watson e Benoît Rauzy. Prima di creare Atelier Vime, Anthony era uno stylist, Benoît un consulente ambientale, vivevano a Parigi e avevano un sogno: trovare un palazzo da rimettere a nuovo in un villaggio della Provenza. Quello che cercavano era una vecchia dimora storica, una di quelle che in Francia si chiamano hôtel particulier. Quando hanno trovato l’hôtel Drujon, a Vallabrègues, un villaggio di poco più di mille anime tra Arles e Avignone, non potevano credere ai loro occhi.

In cucina, sospensione Gabriel XXL, foto di Amélie Chassary, sedie in rattan Audoux-Minet 1960, antico armadio provenzale e vassoio Atelier Vime Editions per Diptyque. Foto di Gianni BassoParalume dipinto da Wayne Pate, brocca in ceramica di Vallauris, ceramica Terre Mêlée di Uzès. Foto di Gianni Basso«Non avevamo mai visto niente del genere, chi va in cerca di questo tipo di dimore rischia di girare a vuoto per anni senza trovare altro che non sia distrutto o pesantemente danneggiato. Invece questo palazzo disabitato da decenni era perfetto, come se il tempo si fosse fermato, una rarità assoluta in Provenza», racconta Watson, che ha ereditato il cognome dal ramo britannico della famiglia. Anthony e Benoît pensavano che a quel punto la ricerca fosse finita, invece era soltanto l’inizio. «Non sapevamo niente della sua storia, ci siamo innamorati dei colori, dei muri in pietra, del giardino di bougainvillee e ulivi, dello stile provenzale, della sua eleganza umile».

Sospensione Aramis XXL di Atelier Vime Editions. Poltrone in rattan con cuscini Pierre Frey, tappeto Paule Leleu e divano Jules Leleu (tutto anni ’60), lampada Mare Nostrum Atelier Vime/Chez Dédé Roma su scrivania spagnola del 1600. pagine precedenti Vaso Medici Atelier Vime. Foto di Gianni BassoLa storia si è svelata poco a poco, per una progressione di indizi scovati durante la ristrutturazione. Vallabrègues era un tempo il centro della fiorente industria del vimini sulle sponde del Rodano. Quella raccontata dalla celebre fotografia dell’intrecciatore di Robert Doisneau era l’attività vitale dei villaggi, alimentata dall’acqua del Rodano e dai salici della Camargue. L’hôtel Drujon era stato costruito nel 1730 per una famiglia di avvocati ma per quasi un secolo, dal 1878 al 1972, era stato un laboratorio nel quale decine di artigiani creavano cesti, canestri, mobili, decorazioni. «Nella casa abbiamo trovato di tutto, materiali, disegni, vecchi appunti. L’avevamo comprata semplicemente per viverci, ma dopo questa scoperta abbiamo deciso di restituire futuro a quel vecchio laboratorio. La vita ti sorprende in modi che non penseresti mai».

Nel salone d’estate poltrona e tavolo Primavera di Franca Helg (1967), cuscino di Pierre Frey. Tende ricamate italiane del XVIII secolo, sul camino del 1700 specchio e vasi in ceramica. Letto da giorno Direttorio, disegno di Margaret Cossaceanu, 1940. Foto di Gianni BassoIn giardino, poltrone in rattan di Janine Abraham & Dirk Jan Rol e lounge chair Audoux-Minet (tutto anni ’50) rivestita in tessuto Pierre Frey, tavolino del 1940 di René Drouet. Foto di Gianni BassoA Watson e Rauzy non mancavano né conoscenza dell’arte né gusto, essendo cresciuti in famiglie di collezionisti: nella loro casa parigina c’erano disegni di Picasso e Cocteau (quest’ultimo traslocato in Provenza), avevano già sviluppato la loro estetica peculiare, tra il rustico e il Louis XV. L’hôtel Drujon era solo lo scenario perfetto per trasformare quell’estetica in un destino. E così nasce Atelier Vime, una startup che riscopre l’antica arte del vimini, per la quale hanno innescato una piccola rinascita locale.

Nella stanza azzurra, un disegno e dipinti di Jean Cocteau, Mathieu Rosianu e Henri Ottmann. Sul tappeto turco antico, una poltrona del Settecento. In fondo, nel bagno, lavandino originale del 1930. Foto di Gianni BassoHanno girato la Provenza per un anno alla ricerca di artigiani che maneggiassero le tecniche tradizionali e nel frattempo hanno iniziato a studiare e a disegnare, apprendistato di quello che sarebbe diventato il loro nuovo lavoro, trasformandosi da collezionisti a creativi. Oggi Atelier Vime ha una linea originale (alla quale collabora Raphaëlle Hanley, amica e già designer per Louis Vuitton e Yves Saint Laurent), una rete di artigiani, un e-commerce e una lunga serie di collaborazioni, tra cui lo studio romano Chez Dédé. Atelier Vime oggi per Benoît e Anthony è futuro, casa e studio creativo, ai pezzi originali Editions si affiancano quelli vintage scovati nelle loro ricerche in Europa, opere d’autore e anonime, degli anni ’30, ’40 e ’50. Da quando l’hanno riaperto, l’hôtel Drujon è diventato un posto nel quale il tempo è una spirale, con i fili intrecciati come un cesto in vimini.

Sul tavolo di Eero Saarinen del 1960, lente d’ingrandimento dorata di Jean Cocteau per Hermès, sottocoppa italiano e mano in legno dorato, entrambi del XVIII secolo. Foto di Gianni BassoNell’ingresso, vaso Medici dell’Atelier Vime Editons su un tavolo Direttorio. Fontana provenzale in legno e stagno del 1700 vicino a cassapanca in legno del 1600. Arazzo Aubusson del 1700. Foto di Gianni Basso

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