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Infermieri, siamo tutti sordi ?! Quanto manca al suono della sveglia ?!

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Certo che ne dovrà passare acqua sotto i ponti, dalle mie parti si usava un vecchio detto: “jonna nàsce fìgghie de prìvete” ovvero “ devono nascere figli da preti” per sottolineare eventi attesi ma mai realizzati . 

Quante primavere dobbiamo vedere e quante pandemie dobbiamo gestire prima di farci valere e soprattutto considerarci e ritenerci il vero volano della sanità italiana. Ci crediamo sia così o no? 

Senza infermieri non può esistere un offerta salute adeguata ai bisogni dei cittadini . Poniamoci Noi Infermieri per prima la domanda !

Nel 2019 il tema della giornata internazionale dell’infermiere è stato: la sanità non funziona senza infermieri. Questo tema è sempre attuale? Per quante lune dobbiamo declinarlo?

La nostra storia professionale è ricca di situazioni e circostanze che confermano che la nostra presenza è molto funzionale nell’organizzazione e nel raggiungimento del nobile obiettivo “salute” che il sistema sanitario si pone in ogni progetto.

Il DM 739/1994 definisce: “… l’infermiere è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale è responsabile dell’assistenza generale infermieristica.

L’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa. Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria.”

Al comma 5 dell’art. 1 del DM 739/94 si legge: ” La formazione infermieristica post-base per la pratica specialistica è intesa a fornire agli infermieri di assistenza generale delle conoscenze cliniche avanzate e delle capacità che permettano loro di fornire specifiche prestazioni infermieristiche”

Quindi successivamente nel 1999 la legge n.42 cancella la definizione di professione sanitaria ausiliaria (prevista dal Regio Decreto 12665 del 1934 costituendo l’infermieristica una Professione Sanitaria autonoma, la stessa legge 42 segna un altro punto a favore dell’autonomie delle professioni sanitarie determinato dall’abrogazione del mansionario. 

Nel 2000 la legge 251 all’art 1 c.1 “gli operatori delle professioni sanitarie dell’area delle scienze infermieristiche e della professione sanitaria ostetrica svolgono con autonomia professionale attività dirette alla prevenzione alla cura e alla salvaguardia della salute individuale e collettiva  espletando le funzioni individuate dalle norme istitutive dei relativi profili professionali nonché dei specifici codici deontologici e utilizzando  metodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza

La L 251/2000 istituisce per le regioni la dirigenza delle professioni sanitarie anche se non da obblighi e tempi da rispettare al fine di realizzare tali istituzioni 

…. Omissis….. e cosi via via fino ad arrivare a tutt’oggi 

L’infermiere nel sistema sanitario del nostro Paese vive una condizione che definirla paradossale è un eufemismo di portata cosmica.

L’infermiere nel nostro Paese, secondo il comune pensare, è paragonabile all’artigiano che da un semplice pezzo di legno riesce a dare anima a un burattino, un po’ come l’amico di Battisti che con un cacciavite in mano fa miracoli; l’infermiere con una siringa un cerotto e pochi strumenti ma con l’ingegno di mitico Macgiver riesce a tirar fuori il meglio guadagnando anche la compliance del paziente per una più proficua adesione aloe cure prescritte.

Non sono poche le sentenze che vedono la figura del professionista infermiere implicato in procedimenti civili e penali colpevole per non aver fatto, per non aver detto.

L’infermiere è un professionista autonomo e il suo campo d’azione è l’assistenza al paziente a tutto tondo, dalla momento della  presa in carico al momento della dimissione infermieristica passando attraverso la pianificazione dell’assistenza con obiettivi e tempi per raggiungerli a seconda dei bisogni del paziente considerando la sfera socio familiare 

L’infermiere è un professionista che si forma con percorsi universitari di base e post base e si aggiorna secondo la normativa ECM e non solo.

L’infermiere è un professionista che contrattualmente vive un livello che per le altre figure professionali corrisponde al Dirigente, invece è rimasto con le figure tecniche-professionali solo perché quando nasceva il Comparto (il consorzio delle figure tecniche professionali e ausiliarie) là formazione di base non era universitaria.

Adesso è tempo di evolvere la nostra professione e dare il giusto valore alla nostra professionalità !

Ora è tempo di mettere mano all’aratro e solcare il terreno dei vecchi luoghi comuni e seminare la nuova cultura professionale, siamo professionisti che meritano una parte attiva nel processo di organizzazione e gestione del sistema sanitario che anch’esso merita un ammodernamento al fine di offrire una risposta appropriata al bisogno di salute della comunità 

Ora è tempo di agire, non sia solo fumo negli occhi l’istituzione dei servizi delle professioni sanitarie infermieristiche

FNOPI, datti una mossa

Francesco Perniola

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