L’auto non si ferma all’alt, scatta un lungo inseguimento su strade di campagna, poi i presunti colpi di pistola prima che il mezzo si schianti. L’arresto del conducente, ma anche noie giudiziarie per chi quell’arresto l’ha eseguito. Se, infatti, per la storia dell’inseguimento è nato un procedimento a parte, per cinque carabinieri, in servizio ad Alatri e Frosinone, si è aperta l’udienza preliminare. Ai militari dell’Arma, che respingono le accuse, è contestato il reato di aver falsificato il verbale d’arresto e l’annotazione di servizio.

Tutto nasce una notte del gennaio 2015, i militari di pattuglia, a Monte San Giovanni Campano, intimano l’alt a una vettura. Ma il veicolo, una Mercedes classe B, fugge. La centrale operativa manda in ausilio anche una pattuglia di Frosinone che si posiziona tra Alatri e il capoluogo in modo da sbarrare la strada.
Il conducente, dopo aver attraversato i territori di Boville Ernica e Veroli, evita il nuovo posto di blocco e fugge tra le campagne di Alatri. Anche gli altri militari si mettono sulle tracce della Mercedes. Che, a un certo punto, dopo tredici chilometri fatti per lo più su vie secondarie, sbanda ed esce di strada.
Così il guidatore, originario del Sorano, viene bloccato, portato in ospedale e arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Ma l’uomo accusa i carabinieri: sostiene di essere uscito di strada perché i militari hanno esploso dei colpi contro la sua auto. Per questo presenta una denuncia, mostra la vettura con i fori d’ingresso e così viene avviato un procedimento. Del resto, i carabinieri nella loro annotazione dicono di non aver sparato e continuano a negare la circostanza. Dinanzi al gup del tribunale di Frosinone Ida Logoluoso, il legale dell’inseguito, l’avvocato Marino, costituitosi parte civile, ha chiesto di chiamare in causa, quale responsabile civile, il ministero dell’Interno.
Richiesta che il magistrato ha accolto. La difesa, il collegio è composto dagli avvocati Enrico Pavia, Raffaele Maietta, Calogero Nobile e Sandro Di Meo, ha tirato fuori una carta a sorpresa. Gli avvocati hanno fatto riferimento secondo fonti di polizia a un precedente episodio, di circa un mese prima di quello di Alatri, nel quale la stessa vettura, condotta da altre persone, sarebbe stata coinvolta in una sparatoria a Capua da parte della polizia stradale. Il gup ha chiesto elementi più certi sulla circostanza in modo da poter indagare anche su tale aspetto ed eventualmente collegare le due cose.
Se risultasse che l’auto crivellata di colpi era stata fatta bersaglio il mese prima, la versione dei carabinieri di non aver esploso nemmeno un colpo diverrebbe più consistente.