SPORT

Interessi e passioni, cultura e sport. A tu per tu con Matteo Salandri

Matteo Salandri, classe 1988, è nato a Roma e concilia fin da piccolo la passione per lo sport e l’impegno scolastico. Nato con un glaucoma congenito, che l’ha portato progressivamente a distinguere soltanto luci ed ombre, a dodici anni inizia con l’atletica leggera paralimpica, vincendo diversi titoli nazionali, fino a vestire la maglia azzurra nel 2009 ai campionati europei. Nel frattempo si laurea in giurisprudenza e frequenta due master su temi relativi al mondo dei trasporti e la gestione delle disabilità. Scopre, per caso, un’innata predisposizione e passione per il surf. Tesserato per la Banzai Sporting Club, viene convocato per i campionati mondiali World Adaptive Surfing Championship in programma negli Stati Uniti che è costretto a saltare a causa della pandemia da Covid-19.

Ciao Matteo, la passione per lo sport nasce da bambino ed è sempre stata una costante in tutta la tua vita. Ci racconti qual è il tuo rapporto con lo sport?

“Fin da piccolissimo la mia famiglia mi ha sempre spronato a praticare sport, tuttavia, non potevo praticare sport con la palla (lo sport praticato dalla maggior parte dei bambini è il calcio ma io non potevo farlo). Ho iniziato nuoto ma trovavo gli allenamenti noiosi. Poi un giorno vidi le gare di atletica, Giochi Olimpici di Atene 2004, e decisi che quello sport doveva far parte della mia quotidianità. A circa 12 anni, quindi, ho iniziato gli allenamenti di atletica, praticata fino ai 26 anni. Ancora oggi mi piace andare a correre. Nel corso degli anni mi sono cimentato nei 100, 200, 400 e 800, conquistando diversi titoli di campioni o vice-campione italiano assoluto della mia categoria. Ho avuto anche l’onore di poter vestire la maglia azzurra in occasione dei campionati europei 2009”.

Ad un certo punto, quasi per caso, provasti a surfare. Come nasce il tuo amore per il surf?

“Un giorno per caso, navigando su internet, trovai un’associazione che stava organizzando un surf camp “adeptive” a Fuerteventura, e data la mia voglia di provare sempre qualcosa di nuovo, senza pensarci due volte sono partito. 

Dopo essermi alzato sulla tavola per la prima volta, una volta uscito dall’acqua, la mia mente era in piena ricerca di una soluzione che mi portasse a praticare questo sport con più continuità anche in Italia… e, infine, eccomi qua … “.

Sei molto legato al tema dell’accessibilità. Credi che, in un futuro non troppo lontano, sia possibile rendere l’Italia più “accessibile”?

“Negli ultimi anni sono stati fatti passi significativi in avanti, ma, ovviamente c’è ancora molto da fare. Credo che l’accessibilità sia un tema di cui tutti dovrebbero tenere conto, sia nel settore pubblico che privato. Apparentemente può sembrare un tema legato a pochi, in realtà se andassimo ad analizzare meglio la cosa, un prodotto o un servizio accessibile può avere un vantaggio collettivo.  Ma questo è un discorso complesso che non può essere spiegato in poche righe. Grosso passo in avanti sarebbe già avere la consapevolezza reale di quanto appena detto, quindi togliere pregiudizi e stereotipi su questa tematica, considerando la disabilità non sempre come uno svantaggio ma anche –e soprattutto-  come un’opportunità per la nostra società, avendo un approccio più inclusivo e meno assistenzialistico”.

Anche la formazione accademica ha avuto un ruolo importante nel tuo percorso. Quali sono i traguardi raggiunti? rispecchiano appieno quello che sognavi?

“Ho avuto la possibilità di studiare in molte Università, certo non è stato facile conciliare studio e sport, infatti l’attività agonistica si è rallentata proprio per questo motivo. Mi sono laureato in giurisprudenza alla sapienza, con una parentesi di un anno di Erasmus all’Università di Utrecht. Bellissima esperienza, intensa e formativa, era la prima volta che vivevo da solo, in più, in un paese non mio. Una delle mie passioni è rappresentata proprio dal mondo dei trasporti. Infatti, una volta laureato, mi sono iscritto al MEMIT (master in economia e management in infrastrutture e trasporti). Successivamente sono entrato in RFI società del gruppo ferrovie dello stato. Attualmente sto completando un Master in “gestione della disabilità e diversità” presso il dipartimento di management e diritto dell’università di Tor Vergata. A questi si aggiungono altri corsi sulle tematiche legate alla disabilità viste in maniera trasversale”.

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