cronaca

Intergalactic: la fantascienza al femminile è british

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Derivativa eppure promettente grazie a una manciata di personaggi a cui si vuole subito bene, la serie scifi di (quasi) sole donne dal 31 maggio su Sky e Now Tv non impressiona, ma ha margine per migliorare

Julie Geary, l’autrice della serie britannica su una escort di lusso inglese The Secret Diary of A Call Girl, torna alla tv per deliziare i seguaci del piccolo schermo con una serie di fantascienza al femminile, Intergalactic. Ormai non c’è più nessuno che considera questo genere più “adatto” al pubblico maschile, ma nel dubbio, questa produzione in otto episodi reperibile su Sky e Now Tv dal 31 maggio, ce lo ricorda. Nell’anno 2143 una giovane donna poliziotto in gamba, brillante e devota al suo lavoro, miete successi professionali uno dietro l’altro. È arrogante, sicura di sé e protetta – sua madre è un’importante e scaltra figura politica – ma la sua boria sta per essere punita. Arrestata per un crimine che ha non ha commesso e spedita su una colonia penale extramondo nonostante le strenue rimostranze della genitrice, viene coinvolta involontariamente nell’ammutinamento delle altre galeotte in viaggio verso il luogo della sentenza.

Ash – questo il suo nome – si ritrova pertanto circondata da donne spietate e pericolose, la sua vita in pericolo perché almeno una di loro l’ha riconosciuta come l’agente che l’ha catturata, su un’astronave (la Hemlock) diretta verso un’incognita destinazione dove le fuggitive sarebbero protette. Queste sono la drogata e imprevedibile Candy, la misteriosa scienziata Emma, l’aggressiva e impulsiva Tula e la sua letale figlia.

Sopravvissuto alla ribellione, l’imbranata e mite guardia carceraria Drew, unico membro maschile dell’insolito equipaggio a cui si aggiungerà il pirata intergalattico Echo. Questa mal assortita compagnia è ciò che fa funzionare una serie altrimenti sofferente per la mancanza di originalità e per il suo essere mortalmente derivativa: il personaggio di Eleanor Tomlinson (Poldark) è il clone di Harley Quinn, quello del corsaro degli spazi Oliver Coopersmith sembra un clandestino di Firefly, quello di Parminder Nagra (ER – Medici in prima linea) è la pallida copia della geniale politicante Chrisjen Avasarala di The Expanse, Tula è il “Riddick dei poveri” di Pitch Black.

Tuttavia, è proprio alle relazioni fluttuanti e fragili tra questi personaggi e alle loro istanze che ci si affeziona, e in particolare alle figure della esagitata e autodistruttiva, del bonario poliziotto Drew (l’ex bimbo prodigio Thomas Turgoose di This is England) e dall’hacker idealista e androgina Verona (l’affascinante attrice emergente Imogen Daines). Intergalactic è la cronaca dell’evoluzione della loro convivenza, mentre una flotta di navicelle del Commonworld (la società del futuro di cui fanno parte) dà loro la caccia, svelando gradualmente una trama – invero vista e stravista – svolta a collegare una linea narrativa dedicata a un’organizzazione terrorista ambientalista a Ash, letteralmente “imparentata” sia con la fazione ecologista che con l’autoritario governo mondiale che cerca con ogni espediente di abbatterla. Buona parte di Intergalactic è dedicata a persuadere il pubblico avverso alle ospiti violente e ribelli della Hemlock che queste abbiano ottime ragioni per sottrarsi alla legge e che il Commonworld è l’ennesima società distopica del futuro da temere.

Con l’avanzare delle puntate, tuttavia, Intergalactic riesce parzialmente a scrollarsi di dosso l’ossessione della sua autrice per il citazionismo (non lo definiremo plagio) e si indirizza versa una propria identità. Specialmente il quarto episodio, forte critica a quelle frange della politica e della società che giustificano gli abusi sessuali e lo stupro addossando la colpa alle donne, segnala un cambiamento di rotta che auspichiamo sia stato portato avanti nei restanti quattro episodi successivi (non dati alla critica in supervisione). Intergalactic ha le carte in regola per diventare un’epopea fantascientifica promettente come era stata ai tempi la spettacolare The Expanse: se la sua autrice avrà la lungimiranza e il talento per replicare i fasti della serie di Amazon Prime Video, partita con un passo incerto e poi diventata un cult, avremo fatto bene a darle una possibilità.

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