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«Io dico no all’oblio: da innocente voglio essere testimone della mia storia»

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Intervista a Raffaele Sollecito: «Alcuni media continuano a massacrarmi e a ignorare la decisione della Cassazione del 2015. Sono vittima di una ingiustizia, in particolare degli errori commessi dallo Stato italiano, ma invece di poter essere libero di denunciare quanto mi è successo, sono ancora costretto a difendermi da chi non ha digerito la mia assoluzione»

Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono innocenti. Lo ha stabilito una sentenza della Cassazione che ha anche criticato pesantemente le indagini. Inoltre tutte le acquisizioni probatorie successive al giudizio abbreviato conclusosi con la condanna di Rudy Guede hanno superato ed escluso il coinvolgimento di Amanda e Raffaele nell’omicidio di Meredith Kercher.

Nel 2017, incredibilmente, a Sollecito è stato negato il risarcimento per ingiusta detenzione perché secondo i giudici sarebbe stato lui ad indurre in errore gli investigatori; successivamente ha deciso di fare causa allo Stato chiedendo oltre tre milioni di euro in virtù della legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Anche questa richiesta è stata respinta dal Tribunale di Genova. Ma lui non si ferma e va avanti con i ricorsi in tutte le sedi possibili. Tuttavia, dopo quasi quindici anni dai fatti e sei da una assoluzione piena, Sollecito deve ancora provare la sua innocenza perché, come dice lui in questa intervista, «continuano a processarmi e a condannarmi. Che diritti può avere un innocente se i magistrati e la stampa non rispettano una sentenza di assoluzione?». E aggiunge: «un colpevole che ha scontato la sua pena può giustamente pretendere il diritto all’oblio, io invece vorrei essere testimonianza affinché quello che è accaduto a me non accada ad altri».

Secondo lei come mai tanto interesse verso la vicenda che ormai si è conclusa processualmente nel 2015?

Da un lato questa storia suscita ancora interesse dal punto di vista giuridico e scientifico, se solo pensiamo a quanto si è dibattuto sul Dna e le tecniche di analisi.Dall’altro lato l’inchiesta e i successivi processi hanno avuto un impatto mediatico nazionale ed internazionale come pochi altri casi al mondo: è chiaro quindi che perduri una certa attenzione, e in generale non ci vedo nulla di strano. Il problema è come si continua a parlare di questa storia.

Perchè?

Io sono innocente, ho subìto un danno ancora mai risarcito e mi riferisco ai quattro anni che ho trascorso in carcere a causa di indagini condotte maldestramente.Nonostante io sia stato vittima del sistema giudiziario, nonostante io sia stato assolto, c’è ancora qualcuno che mi tratta da colpevole. Tutto questo rappresenta un forte peso che mi porto sulle spalle, è una croce che abbraccio quotidianamente. In altri Paesi democratici e civili la mia storia sarebbe raccontata per far sì che quello che mi è successo non accada più. In Italia invece continuano a processarmi.

Quindi lei non sarebbe favorevole ad avvalersi del diritto all’oblio?

Penso, per esempio, che una persona che è stata condannata e ha scontato la sua pena ha tutto il diritto di voler essere dimenticata e ricominciare a vivere nella società, lasciandosi alle spalle le vicende giudiziarie.Per me è diverso: io sono stato vittima degli errori commessi da alcuni magistrati, ho fatto quattro anni da innocente in carcere. Quello che è successo a me potrebbe capitare a chiunque, quindi io vorrei poter essere testimone della mia vicenda e sperare che non accada più a nessuno quello che è capitato a me e ad Amanda. Vorrei poter intraprendere la strada che sta percorrendo, ad esempio, Jessica Notaro, la ragazza aggredita con l’acido dal suo ex ragazzo. Lei è stata vittima di un brutale reato e ora gira l’Italia per raccontare la sua storia, per sensibilizzare quante più persone possibili. Anche io sono vittima di una ingiustizia, in particolare degli errori commessi dallo Stato italiano, ma invece di poter essere libero di denunciare quanto mi è successo, sono ancora costretto a difendermi da chi non ha digerito la mia assoluzione.

A cosa si riferisce?

Alcuni media continuano a massacrarmi e a rinnegare quanto deciso dalla Cassazione nel 2015. Ultimamente è andato in onda un documentario che ancora si chiede chi abbia ucciso Meredith. L’aspetto che mi lascia più sconcertato è che sono proprio coloro che mi hanno perseguitato ingiustamente- tra cui i pubblici ministeri che mi hanno accusato, Mignini e Comodi – insieme a giornalisti amici della Procura a continuare a mettere indubbio la mia assoluzione e a riproporre in televisione le tesi colpevoliste che sono state smontate dai successivi gradi di giudizio. Si arriva addirittura a ritenere che l’arma del delitto sia il coltello trovato a casa mia e che Amanda l’abbia pulito, ma è una falsità e ne abbiamo discusso nel corso di ben 5 processi. Come è possibile che stanno ancora lì a rifare il processo in televisione? Che futuro possiamo avere in questo Paese io e tutte le persone che hanno subìto la mia stessa sorte?

Il processo, stando alla sentenza della Corte di Cassazione, ha avuto «un iter obiettivamente ondivago, le cui oscillazioni sono, però, la risultante anche di clamorose défaillance o ‘amnesie’ investigative e di colpevoli omissioni di attività di indagine». Anche solo per questo bisognerebbe accettare in silenzio la decisione definitiva.

Assolutamente. E poi ripetono, come una filastrocca, per instillare il dubbio su me ed Amanda, che Guede non ha agito da solo e che pertanto rimane aperta l’ipotesi del concorso di persone nell’omicidio. Ma anche questo non è vero. Come ho raccontato qualche giorno fa in un video pubblicato sui miei social, nella sentenza definitiva della Cassazione che ha confermato la condanna in appello per Rudy Guede non si legge che è stato condannato in concorso. Inoltre in quella sentenza c’è scritto che ‘Per intanto occorre da subito sfuggire al tentativo, perseguito dall’impostazione tutta della difesa, ma fuori luogo nel contesto della decisione, di coinvolgere il collegio nell’avallo della tesi di una responsabilità di altri, che sono S.R. ed K.A’. A ciò va aggiunto che Guede è stato giudicato con rito abbreviato perché, secondo i suoi avvocati, il quadro probatorio non dimostrava nulla e non avevano niente da obiettare alle risultanze investigative degli inquirenti.Amanda ed io scegliemmo invece il rito ordinario, e le risultanze processuali emerse dai nostri gradi di giudizio hanno superato il quadro indiziario iniziale con cui è stato condannato Guede. Alcuni giornalisti non desiderano la verità ma vogliono soltanto arricchirsi alle spalle della vita di persone innocenti.

Come si sta muovendo a livello giudiziario in questo momento?

Mi trovo costretto a combattere contro lo Stato: mi è stato negato il risarcimento per ingiusta detenzione, quasi come se i 4 anni di carcere me li fossi andati a cercare io con la mia condotta. Per questo ci siamo rivolti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.Inoltre ora siamo in attesa dell’appello in merito alla mia richiesta di risarcimento danni in base alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Io non cerco vendetta, ma voglio giustizia e continuerò a portare avanti le mie battaglie civili. Io sono innocente, ma mi porto dietro tantissimi danni. Vorrei pensare ad altro, vorrei pensare alla mia vita e invece ogni volta c’è qualcuno che mi rifà il processo in piazza e mi condanna senza colpo ferire. In questo Paese democratico quanto contano i miei diritti, quelli di una persona innocente? Tutta questa situazione mi sconcerta, mi mette ansia e angoscia. Lo Stato con me ha sbagliato, ma continua a non riconoscere i propri errori. Se ognuno è libero di rifare i processi, se la mia condanna sarà quella di subire un processo a vita, ditelo chiaramente e prenderò i dovuti provvedimenti. Come posso affrontare il mio futuro in questo Paese?

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