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La Corea del Sud liberalizza i pagamenti negli app store di Google ed Apple

A Google Play Store logo is seen on an Android portable device on February 5, 2018. (Photo by Jaap Arriens/NurPhoto via Getty Images)

La Corea del Sud, primo paese al mondo, ha approvato una legge che impedirà agli operatori di app store, come Google e Apple, di richiedere agli sviluppatori di usare soltanto il loro sistema di pagamento proprietario per vendere prodotti e servizi digitali. È questo l’esito del voto favorevole del parlamento nazionale, che porterà il disegno legislativo noto a Seul come “legge anti-Google” alla firma del presidente Moon Jae-In. Una volta definitivo, i developer di app potranno evitare le commissioni indirizzando gli utenti su piattaforme di pagamento alternative.

Solitamente gli sviluppatori devono corrispondere fino al 30% di ogni transazione tramite App e Play Store, ma quest’anno entrambe le società hanno deciso di moderare le proprie condizioni di pagamento, a livello globale. Mountain View ha dimezzato le commissioni per tutti gli sviluppatori che vendono beni o servizi digitali su Play, riducendole dall’1 luglio al 15% entro il primo milione di dollari di entrate per ciascun anno, tramite lo store digitale. Un’iniziativa che ricalca quella adottata già l’1 gennaio da Apple, che abbatte le fee nella stessa misura ma applicandola in base ai ricavi totali conseguiti di anno in anno.

Da Cupertino sottolineano che, venendo indirizzati verso sistemi di pagamento alternativi, gli utenti potrebbero incorrere in rischi di frode, compromissioni di privacy, una gestione acquisti e funzioni più complicata e controlli genitoriali meno efficaci” e che “482mila sviluppatori registrati in Corea hanno guadagnato oltre 7,3 miliardi di dollari fino a oggi con Apple”, riportano Cnbc e Reuters. D’altro canto, Play Store ha generato 5,15 miliardi di dollari nel 2019 in Corea del Sud, patria di Samsung, principale industria del paese e leader mondiale nel settore mobile, con sistema operativo Android.

La tariffa di servizio “aiuta a mantenere Android gratis, dando agli sviluppatori gli strumenti e una piattaforma globale per raggiungere miliardi di consumatori nel mondo”, osservano da Google: “Rifletteremo su come rispettare questa legge mantenendo un modello che supporta sistemi operativi e app store di alta qualità”. In base alla nuova legge, il governo sudcoreano avrà anche il potere di mediare le dispute su pagamenti, cancellazioni e rimborsi nel mercato delle app.

Un problema sentito anche in Europa e Stati Uniti

Una faccenda sentita anche negli Stati Uniti e in Europa. Tim Sweeney, amministratore delegato di Epic Games, ha di recente fatto causa alle due big tech per chiedere che gli app store consentano l’uso di sistemi di pagamento di terze parti, per favorire la concorrenza e tariffe più basse. Il prodotto di punta, Fortnite, era stato rimosso dagli app store dopo che la casa di videogame aveva lanciato il guanto di sfida, rendendo disponibile un canale di pagamento alternativo interno al gioco, più economico perché diretto a Epic Games, senza commissioni.

Apple ha ricevuto anche una lettera di contestazioni formali dalla Commissione europea per ostacoli alla concorrenza. A Bruxelles è sotto analisi e in discussione il Digital market act, che dovrebbe consentire maggiore interoperabilità di servizi e libertà per gli utenti commerciali di promuovere la propria offerta e concludere contratti con clienti al di fuori delle piattaforme gestite dai grandi “gatekeeper” tecnologici.

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