cronaca

La mappa delle foreste del mondo che tornano a crescere

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In vent’anni i boschi hanno recuperato 59 milioni di ettari, un’area grande quanto la Francia, specie nel Sud-est asiatico, in Africa, Brasile e in Scandinavia

Serra do Urubu – Foresta Atlantica nel nord-est del Brasile Photo credit @ Marc Egger, SAVE Brazil

Quasi 59 milioni di ettari di foreste in tutto il mondo sono ricresciuti dal Duemila. È quanto emerge da un’analisi pubblicata da Trillion Trees, una joint venture nata dalla collaborazione tra World wildlife fund (Wwf), Birdlife international e Wildlife conservation society (Wcs). In 20 anni un immenso bosco, grande quanto la superficie della Francia, ha visto la luce spontaneamente, riuscendo ad assorbire l’equivalente di 5,9 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, più delle emissioni annuali di tutti gli Stati Uniti.

Solo una minima parte dei quasi 25 miliardi nuovi alberi risulta da piantumazioni. Il resto è dovuto a misure di tutela e di protezione messe in atto dall’uomo, che hanno favorito la riproduzione indisturbata di questi ecosistemi.

Da anni Trillion Trees cerca di porre fine alla deforestazione e il suo obiettivo è quello di ripristinare mille miliardi di alberi entro il 2050. La scelta numerica non è casuale. Anni fa c’erano seimila miliardi di alberi sul pianeta. Oggi ce ne sono solamente tre e ciò ha gravi conseguenze. Per rispondere a questa sfida, nel 2018 l’associazione ha commissionato un’indagine per scoprire dove sta già avvenendo questa rigenerazione boschiva naturale.

Che cosa è la rigenerazione?

Esistono tre tipologie di rigenerazione. La prima, il ripristino attivo, si rende necessario quando il terreno è rovinato o non può essere recuperato da solo. Ciò comporta la messa in dimora di aree di alberi autoctoni, compresi gli approcci agroforestali. La seconda, la rigenerazione naturale assistita, consiste nel processo di rimozione della vegetazione invasiva e di delimitazione e recinzione di aree boschive fortemente sollecitate dalle attività ricreative. La terza, la rigenerazione naturale spontanea, è considerata la migliore perché vuole dire che la terra è in grado di rigenerarsi da sola, senza l’input umano. Alcune aree non hanno bisogno di altro che di essere lasciate sole per iniziare una nuova vita. La mappa degli hotspot di rigenerazione mostra tutti e tre i tipi di ricrescita, escludendo appositamente le piantagioni commerciali.

Mappa delle foreste rinate

La metodologia usata

Il progetto di mappatura è durato due anni e i ricercatori hanno confrontato i dati satellitari e quelli dei telerilevamenti sull’uso e la copertura del suolo con il parere di esperti di oltre 100 siti sparsi in 29 paesi diversi. In questo modo, è stato possibile individuare immediatamente i nuovi polmoni verdi, ma anche capire dove è meglio concentrare gli sforzi umani per aiutare la natura a riprendere il suo spazio.

Analizzando la mappa, si può osservare che la maggior parte della rigenerazione ha avuto luogo nel sud-est asiatico, nell’Africa subsahariana e in Brasile. Martoriato dalla deforestazione, il Brasile ha visto nascere un’area boschiva naturale di 4,2 milioni di ettari. Questo è stato possibile grazie a una combinazione di progetti pianificati per ripristinare le foreste, di pratiche industriali più responsabili e di altri fattori, compresa la tendenza alla migrazione verso le città lasciando vuoti campi e zone agricole. In Europa invece, i boschi si sono rigenerati soprattutto nei Balcani e nel nord della Grecia così come in tutto il versante centrale della Scandinavia.

Nonostante questi segnali incoraggianti, non bisogna dimenticare che la deforestazione continua ad avanzare a ritmi veloci e preoccupanti. La difficoltà di sostituire le foreste perdute rimane, perché ci vogliono decenni o addirittura secoli prima che una “foresta secondaria” rigenerata diventi ricca di carbonio e fauna selvatica come una foresta esistente e vecchia. Ma monitorando scientificamente e costantemente queste nuove aree, è possibile proteggerle ed espandere ulteriormente, per dare un futuro più verde alle nuove generazioni.

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