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La morte di Flavio Presuttari e Gianluca Alonzi, i due giovanissimi uccisi dalla droga a Terni pochi giorni fa, ha sconvolto la città e tutta l’Italia

La morte di Flavio Presuttari e Gianluca Alonzi, i due giovanissimi uccisi dalla droga a Terni pochi giorni fa, ha sconvolto la città e tutta l’Italia. Oggi il procuratore di Terni Alberto Liguori ha parlato al Corriere della Sera, stupito in positivo dall’atteggiamento avuto dagli amici dei due adolescenti ai quali era stato ceduto un mix di droghe: «Come è facile immaginare, gli uffici di una Procura di solito non sono gremiti di cittadini dotati di grande senso civico, ottenere prove dichiarative non è facile, dobbiamo ricorrere spesso alle intercettazioni. Per questo avere tutti quei ragazzi qui, pronti ad aiutarci, in un certo senso è stata una sorpresa. Sono stati come un coro».

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«Allo stesso tempo mi ha stupito e sconvolto la naturalezza con la quale parlano di droga, la dimestichezza nello spiegare, a verbale, come cambia il colore della sostanza da violaceo se viene utilizzata la codeina, un sedativo antidolorifico, a biancastro se c’è solo il metadone – sottolinea il procuratore – Io stesso, addetto ai lavori, sono rimasto esterrefatto dal loro patrimonio di conoscenze, dalle informazioni tecniche che avevano. Si capiva che per loro noi siamo profondamente diversi: non si rendevano conto dell’importanza delle loro dichiarazioni, della gravità di aver già comprato droga, dando per scontato che quella sostanza provoca sollievo e non è così nociva. Insomma, come a dire: va bene, l’abbiamo comprata da lui, che male c’è? Noi siamo avanti, siete voi che non capite».

«La verità – prosegue – è che i ragazzi non hanno colpa, siamo noi ad aver preparato per loro una società fatta in questo modo. È come quando accusiamo sempre e solo gli extracomunitari di spacciare, la realtà è che diamo la colpa agli altri, quando invece siamo noi. Anche laddove ci sia una componente extracomunitaria siamo comunque noi che tolleriamo. Sul web poi i ragazzi trovano di tutto, non faccio la morale, intendiamoci, ma in trent’anni ne ho viste tante, questa tragedia però mi ha segnato nel profondo».

Il Giudice delle indagini preliminari di Terni ha convalidato il fermo di A.M.R. nell’ambito dell’indagine sulla morte di due ragazzi di 15 e 16 anni ai quali è accusato di avere ceduto del metadone. «Il Gip – ha detto all’Adnkronos Massimo Carignani, avvocato difensore di A.M.R. – ha anche disposto la custodia in carcere». «C’è una lunga motivazione nella quale vengono descritti i fatti accaduti – ha aggiunto Carignani – non vi erano misure alternative. Ora attendiamo i risultati dei test tossicologici e dell’autopsia che sarà eseguita domani sulle salme dei due ragazzi. Ci vorranno circa 60 giorni per i risultati».

Il fermato «è profondamente provato e fortemente depresso per quanto accaduto e lo ha notato anche il giudice. E’ un tossicodipendente e l’accaduto lo ha provato moltissimo», spiega all’Adnkronos l’avvocato. L’uomo, 41 anni, è stato interrogato per circa un’ora dal Gip di Terni per l’udienza di convalida con l’accusa di morte come conseguenza di altro reato.

Erano «forse» convinti di avere «acquistato e assunto codeina» mentre «invece si trattava di metadone» i due ragazzi trovati morti il 7 luglio nelle loro case di Terni. È l’ipotesi formulata dal gip convalidando il fermo di Aldo Maria Romboli. Provvedimento visionato dall’ANSA. Dall’indagine è emerso che già a giugno l’uomo aveva ceduto il metadone diluito ai due adolescenti.

«Quella volta però – emerge dal provvedimento del gip – l’indagato aveva detto loro che si trattava di codeina e non di metadone. Il Romboli ribadisce invece che il 6 luglio aveva detto ai ragazzi che la sostanza ceduta era effettivamente metadone». Per il giudice questa affermazione «contrasta» con quanto riferito agli inquirenti dagli amici di Flavio e Gianluca. Secondo i testimoni infatti quando i due ragazzi si erano sentiti male avevano detto che «era colpa della codeina comprata da Aldo». Romboli – emerge ancora dal provvedimento del gip – ha tuttavia negato «assolutamente di avere ceduto codeina, né il 6 luglio né in altre occasioni ai due ragazzi». Confermando «solo la cessione di metadone nel mese di giugno spacciandola per codeina».

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