cronaca

La pandemia per cui non esiste vaccino in Italia è il razzismo

la-pandemia-per-cui-non-esiste-vaccino-in-italia-e-il-razzismo

L’ultimo episodio di ordinarie violenza e discriminazione riguarda Nelson Yontu, medico fiscale Inps aggredito da un dipendente, assente dal posto di lavoro senza valida motivazione

C’è una pandemia per cui non sembra esistere vaccino in Italia. Si chiama razzismo e i casi che la riguardano non conoscono curve discendenti perché settimana dopo settimana i bollettini sono riempiti da nuove vergognose storie, mentre certa politica continua a fornire assist per assicurarsi che le cose non cambino mai. L’ultimo episodio è quello di Nelson Yontu, 30enne nato in Camerun e arrivato in Italia da ormai 11 anni, dove svolge la professione di medico fiscale per conto dell’Inps. Una storia di insulti razzisti, violenza fisica, paura di vivere in un contesto ostile, che è il perfetto riassunto di quello a cui rischia di essere sottoposto in Italia chi non ha origini 100% italiane.

Yontu si trovava a Chioggia per effettuare la visita fiscale a un dipendente assente dal lavoro, ma quando ha suonato al campanello verso le cinque di pomeriggio non lo ha trovato in casa. La compagna lo ha avvisato dell’arrivo del medico e il dipendente è arrivato dopo qualche tempo in infradito e asciugamano. Da lì è iniziato l’inferno: il medico è stato di fatto sequestrato in casa, minacciato di morte a suon di insulti razzisti se non avesse refertato che dalla visita era tutto ok, il tablet gli è stato scagliato e distrutto contro un muro e quando Yontu è riuscito ad andarsene è stato inseguito e insultato con altri epiteti razzisti sotto gli occhi silenti di tutto il vicinato. Ora il medico 30enne ha scritto una lettera al Corriere del Veneto, in cui racconta che denunciare è stata l’unica scelta possibile per portare alla luce “due grossi problemi che affliggono il nostro Paese: le situazioni di pericolo e le aggressioni di cui molti operatori sanitari sono quotidianamente vittime sul lavoro e le conseguenze di un’aggressione a sfondo razziale su un uomo e la sua famiglia”.

Torino, fiori e messaggi in ricordo di Musa Balde, morto suicida in un centro di permanenza per il rimpatrio, dopo aver subito un’aggressione razzista

Queste parole sono molto significative e per capirlo basta riavvolgere il nastro di qualche giorno e focalizzarsi sulle tragiche notizie che hanno riempito le prime pagine dei giornali ultimamente. C’è la storia di Musa Balde, suicida nel centro di permanenza per il rimpatrio di Torino, dove era finito dopo una violenta aggressione razzista subita a Ventimiglia che durante i soccorsi aveva fatto emergere il suo stato di irregolare, con la deportazione verso una struttura che inchieste, politica e ong chiamano senza giri di parole “lager di stato”. C’è il murales di Willy Monteiro Duarte, il cuoco italiano di origine capoverdiana ucciso a Colleferro, cancellato nel volto con della vernice bianca, o gli insulti omofobi e razzisti filmati a bordo del tram 3 a Roma.

Questo è solo il riassunto degli ultimi giorni italiani, un contesto dove perfino dalla politica – quella sovranista di area Lega e Fratelli d’Italia – si continua a dire che il razzismo non esiste, dove chi discrimina viene bollato come un semplice “cretino”, dove ogni crimine o minimo disordine commesso da uno straniero diventa notizia in quanto commesso da uno straniero con conseguente spam social e dove quindi c’è una spirale di xenofobia e discriminazione che continua ad autoalimentarsi a suon di giustificazioni che non sono altro che una normalizzazione del fenomeno. C’è un accanimento sociale che non è solo verso gli ultimi, come mostra l’episodio di Chioggia subito da quella che è una figura professionalmente affermata, un medico, quanto piuttosto contro tutto ciò che viene considerato diverso, anche se non è chiaro da cosa. E il problema è che la frequenza di questi episodi è talmente alta che noi stessi ci ritroviamo assorbiti nel processo di normalizzazione, abbiamo quasi smesso di indignarci se non nel momento in cui leggiamo la notizia. Un meccanismo psicologico che si innesca quando si è ormai abituati a sentire sempre la stessa storia e che vale per tante altre tragedie – i naufragi nel mediterraneo, per dirne una. 

La cronaca quotidiana ci restituisce un paese, l’Italia, che invece di progredire culturalmente sta regredendo, dove il razzismo si amplifica giorno dopo giorno. Che questo stia avvenendo davanti a uno scenario politico dove i partiti più popolari continuano a sminuire ogni episodio discriminatorio evidente e allo stesso tempo ad alimentare la narrazione dello straniero cattivo che attenta alla sicurezza del paese, non è un caso. Finché i rappresentati dei cittadini saranno (anche questi), sarà difficile osservare un cambiamento culturale nella base.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: