Redazione

«La proposta Lattanzi dice addio all’idea della giustizia vendicativa»

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Ddl penale, intervista a Domenico Pulitanò, professore emerito di diritto penale della Bicocca: “Tra le ipotesi più coraggiose avanzate dagli esperti, va ricordato l’effettivo rafforzamento della funzione di filtro che l’udienza preliminare deve svolgere”

«Non sciupiamo l’occasione».

C’è il rischio di sottovalutare la proposta Lattanzi, professor Pulitanò?

«Non so dirle se sia sottovalutata. So che è un lavoro complesso, ampio, impegnativo e organico che potrebbe assicurare un passo avanti notevole per la struttura del processo penale».

Domenico Pulitanò è una di quelle voci dell’accademia poco inclini a presidiare la scena mediatica. Ma se chiedi all’Unione Camere penali, all’avvocatura, quali sono i riferimenti scientifici più affidabili, ricorre sempre il professore emerito di Diritto penale della Bicocca. Secondo Pulitanò, dunque, sulla relazione prodotta dalla commissione di esperti presieduta da Giorgio Lattanzi «sarebbe auspicabile che ci si impegni in una battaglia politica».

Cosa la convince in particolare?

Faccio un esempio: la funzione di filtro dell’udienza preliminare. Mi sembra uno degli aspetti più innovativi e seri. Con l’emendamento proposto dalla commissione si stabilirebbe che il giudice deve valutare la sussistenza di elementi tali da rendere altamente probabile una condanna, e solo se li rinviene, accoglie la richiesta di rinvio a giudizio. Il filtro sarebbe davvero effettivo, e lo stesso pubblico ministero si assumerebbe la responsabilità di chiedere il processo, o di opporsi a un’archiviazione, non più con una logica ad explorandum.

Cosa vuol dire?

Che si può ottenere una deflazione, e dunque una maggiore celerità del sistema penale, se si esce dall’idea di poter arricchire il quadro probatorio a dibattimento già avviato. La forza dell’ipotesi accusatoria deve essere costruita con il lavoro compiuto nella fase preliminare.

Significa pretendere dal magistrato dell’accusa una concentrazione di sforzi e, appunto, un’assunzione di responsabilità.

Certo, ma mi sembra una scelta necessaria, se vogliamo avere effetti di riequilibrio e alleggerimento del sistema. Comprendo come possano esserci posizioni contrarie, come da altri punti di vista si colgano dei rischi: e infatti si tratta di una scelta forte. Ma io propendo certamente a favore di questa scelta.

Una concentrazione di sforzi per acquisire un quadro probatorio serio, anziché mere suggestioni da verificare a dibattimento, può anche disincentivare la cosiddetta giustizia mediatica?

È un effetto collaterale che potrebbe effettivamente verificarsi. Anche se sento di dover esprimere qualche preoccupazione proprio per il tono con cui, innanzitutto nell’informazione, si tende ad alimentare di nuovo, in queste ore, un’idea vendicativa della giustizia penale. Mi riferisco evidentemente sia alla tragedia della funivia sia alla liberazione di Brusca. Ci sono commenti e letture, di una parte dei media, che trovo imbarazzanti, sempre orientati appunto alla vendetta. Il diritto penale non è questo.

Cos’altro l’ha colpita della proposta Lattanzi?

Inviterei a leggere con attenzione tutta la sezione quarta del documento, in cui sono contenute le proposte in materia di giustizia riparativa. Un esempio: la commutazione della pena in sanzione pecuniaria calcolata in base al reddito che quel particolare imputato è in grado di percepire nel singolo giorno lavorativo. Ecco, una determinata pena pecuniaria non pesa allo stesso modo per il ricco e per chi ha pochi mezzi. Si tratta di una rimodulazione che l’accademia penalistica sollecita da diversi anni. Vederla accolta in un lavoro serio e organico come la proposta della commissione ministeriale è un sollievo.

Vada avanti.

Ci sono diverse ipotesi condivisibili e potenzialmente efficaci in materia di messa alla prova, o di estensione dell’area di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Altre ancora innovative, seppur destinate a suscitare dibattito, come la cosiddetta archiviazione meritata, in cui il pm consente alla persona accusata di uscire dal procedimento senza che gli sia addebitata alcuna responsabilità a fronte di un determinato corrispettivo pecuniario, o realizzato con lavori di pubblica utilità. Una cosa è certa: sono tutte proposte che vanno nella direzione contraria al penale- spazza.

Il penale- spazza? Cosa sarebbe?

È la formula che ho ritenuto di adottare nei miei scritti per definire l’approccio punitivo e vendicativo culminato nella legge cosiddetta spazzacorrotti. Lì si proclama una giustizia basata sull’innalzamento delle pene, sulla risposta sanzionatoria indiscriminata al punto da diventare vendetta. Invece nella relazione Lattanzi si va in una direzione diametralmente opposta, di alleggerimento razionale e organico del sistema: giustizia riparativa, rafforzamento dei riti speciali, riduzione del carico processuale, della punibilità.

E poi c’è la prescrizione: quale preferisce fra le due “exit strategies” proposte dagli esperti?

Le dico subito che le proposte processuali in materia di prescrizione non mi hanno mai convinto. D’altronde la Corte costituzionale ha più volte corroborato l’idea per cui la prescrizione del reato rappresenta l’essenza del diritto penale sostanziale. Riconosco la serietà del lavoro compiuto negli anni passati sull’argomento soprattutto da esponenti della sinistra parlamentare: penso per esempio a Elvio Fassone. Ma io non credo si tratti di una strada capace almeno di rassicurare chi, come il Movimento 5 Stelle, difende la legge Bonafede.

Eppure quell’ipotesi allontana il rischio di condanne non inflitte a causa di una tardiva emersione del reato, lamentata dai 5 Stelle soprattutto sulla corruzione.

Guardi che le conseguenze possono essere di segno opposto. In molti casi la improcedibilità per sforamento della soglia temporale massima prevista per ciascuna fase potrebbe sopraggiungere in modo da diminuire di molto la durata complessiva del procedimento rispetto a quanto avviene, per esempio con la legge Orlando, in virtù di una prescrizione del reato. Si ricordi che alcuni delitti, sul piano sostanziale, non si prescrivono mai: l’omicidio, per esempio. Ecco, con fattispecie simili cosa avverrebbe se, pur in assenza della prescrivibilità del reato, si giungesse alla cosiddetta prescrizione del processo? I giustizialisti non sarebbero contenti.

E la legge Orlando, di cui la relazione propone, in alternativa, il recupero con pochi ritocchi?

La Orlando non mi ha mai entusiasmato, ma è comunque un passo avanti rispetto alla legge Bonafede, che mi auguro fortemente i partiti abbiano il coraggio di accantonare. Spero nella eliminazione di quella norma assurda e irrazionale. Dopo le parole di Luigi Di Maio su Uggetti, mi aspetterei una svolta del M5S persino sulla prescrizione.

I referendum di radicali e Lega possono favorire una proposta di riequilibrio e avanzamento culturale come quella di Lattanzi?

Non lo so, dietro la proposta referendaria possono intravedersi anche alcune complicazioni tecniche. Sugli scenari non mi pronuncio, mi limito a dire che siamo in presenza di una proposta, come quella elaborata dalla commissione, che rappresenta un’occasione imperdibile sulla quale andrebbe condotta una battaglia politica forte. È un netto passo avanti. Mi auguro che la ministra Cartabia non si risparmi dall’evocare le urgenze legate al contesto europeo. D’altronde la guardasigilli ha compiuto una scelta precisa nel momento stesso in cui ha scelto Giorgio Lattanzi come guida del gruppo di lavoro. Era già quella un’indicazione politica condivisibile.

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