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La rete di bot che mette in evidenza gli articoli sul cambiamento climatico

L’hanno creata due artisti e non si tratta solo di attivismo, ma di una denuncia su come un’informazione distorta possa avere conseguenze sulla nostra vita

(foto: Unsplash)

Può un bot aiutare la lotta al cambiamento climatico? Volendo sì, ma soprattutto può mostrare come è distorta la nostra narrazione sul tema. È quello che hanno tentato di fare due artisti-ingegneri di New York, con un progetto chiamato Synthetic MessengerSi tratta di una rete di bot – visualizzati sotto forma di mani – che scrollano news sul cambiamento climatico e cliccano su ogni annuncio pubblicitario che trovano. L’idea è venuta a Tega Brain e Sam Lavigne che hanno lanciato l’iniziativa a inizio giugno. I loro bot hanno visitato per ora più di 2 milioni di articoli sul tema del cambiamento climatico e cliccato 6 milioni di pubblicità online. Lo scopo di tutto questo? Dimostrare che l’industria dei media è guidata dagli introiti pubblicitari, e chi può controllare questi, controlla, in parte, cosa viene pubblicato.

Le storie che ottengono più clic sugli annunci possono anche diventare più visibili negli algoritmi di ricerca di Google, attirando più attenzione sulla pagina. Quando alcune storie ottengono più visualizzazioni è più probabile che le testate giornalistiche pubblichino articoli simili. Questo significa che i meccanismi e gli algoritmi pubblicitari possono svolgere un ruolo importante nel determinare quali notizie vedono le persone piuttosto che altri fattori come l’importanza stessa della  storia. Più clic su articoli che parlano di clima e sui loro banner, porterebbero teoricamente a una maggiore copertura del tema.

“Con questo progetto, volevamo vedere come l’ecologia dei media influenza la nostra ecologia reale, come la narrativa influenza il nostro regno materiale”, ha detto a Gizmodo Sam Lavigne, artista e assistente presso il dipartimento di Design dell’università del Texas.

La narrazione sul clima è stata per decenni indirizzata dalle stesse compagnie che inquinavano, mentre ora spesso gli algoritmi sfruttano la disinformazione online. L’algoritmo di YouTube per consigliare i video, ad esempio, ha incoraggiato gli spettatori a guardare video pieni di negazionismo sul cambiamento climatico.

Synthetic Messenger cerca di ingannare il sistema mostrando un interesse alimentato dai bot per le storie sul clima. Anche se potrebbe svolgere un piccolo ruolo nell’amplificare la copertura sul tema, ci sono alcune complicazioni. Innanzitutto, il suo algoritmo è impreciso e basato su parole chiave relative al clima, e fa anche clic sugli annunci sui media che negano il cambiamento climatico. I suoi creatori hanno cercato di aggirare questo problema inserendo nella lista nera siti web negazionisti come quelli di proprietà di Rupert Murdoch.

L’obiettivo però è piuttosto richiamare l’attenzione sulle strutture che determinano quali storie sul clima vengono raccontate e amplificate dagli inserzionisti e dagli algoritmi di ricerca. “Non è che lo stiamo offrendo come soluzione al problema che abbiamo. La soluzione è una politica climatica significativa, una politica efficace”, ha affermato Brain. “Ma stiamo cercando di aprire una conversazione e rivelare il modo in cui il nostro panorama mediatico sta attualmente operando”.

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